Alma Mater Studiorum – L'Università di Bologna: Fondazione Simbolica del 1088, Rinascimento Giuridico e L'Eredità Istituzionale Europea
Introduzione: Il Mito e la Storia di Una Nascita Senza Data
L'Università di Bologna, universalmente riconosciuta come l'Alma Mater Studiorum, detiene lo straordinario primato di essere la più antica istituzione accademica del mondo occidentale. La sua storia, tuttavia, non inizia con un tradizionale documento fondativo o un editto sovrano, ma è il risultato di un fenomeno culturale e socio-economico organico che si sviluppò progressivamente. La data del 1088 d.C., frequentemente citata e celebrata in occasione del nono centenario, non rappresenta l'emanazione di una specifica carta di fondazione o di un atto politico iniziale, bensì il momento simbolico che la storiografia ha scelto a posteriori per identificare l'inizio della rinascita degli studi giuridici a Bologna.1
La vera essenza della fondazione dell'Università di Bologna risiede nella sua natura di auto-organizzazione intellettuale, innescata da una profonda esigenza di ordine normativo in un'Europa in rapida trasformazione. La tesi istituzionale che qui si sviluppa postula che la genesi dell'Università sia stata un processo tripartito, che si consolida attraverso tre momenti cruciali: primo, la rivoluzione metodologica del maestro Irnerio, che tra la fine dell'XI e l'inizio del XII secolo ripristinò lo studio scientifico del diritto; secondo, il riconoscimento e la tutela imperiale formalizzati dalla Constitutio Habita del 1158; e terzo, la peculiare auto-organizzazione studentesca che diede vita all’Universitas Scholarium.
Questo report si propone di superare la narrazione della semplice data simbolica, per esplorare in modo esaustivo le complesse origini medievali di Bologna, delineando come il suo modello, basato sull'autorità del diritto e sull'autonomia studentesca, non solo plasmò l'istruzione superiore in Europa, ma influenzò anche l'evoluzione del diritto pubblico e la mobilità accademica, un’eredità che si protrae fino al moderno Processo di Bologna.2 La comprensione di come e perché Bologna divenne la "Dotta" (come viene celebrata, insieme agli epiteti di "Grassa" e "Rossa") è indispensabile per cogliere l'evoluzione delle istituzioni accademiche globali.3
Sezione I: Il Rinascimento Giuridico: Causa Ed Effetto della Nascita Accademica
La nascita dello Studium bolognese è inseparabile dal grande rinnovamento intellettuale e politico che attraversò l'Europa tra l'XI e il XII secolo, un periodo noto come il Rinascimento Giuridico.
1.1. L'Europa Post-Gregoriana e la Necessità di un Diritto Universale
Il panorama europeo medievale tra il 1050 e il 1150 fu caratterizzato da una triplice trasformazione: la crescita demografica ed economica che portò allo sviluppo dei Comuni; la Riforma Gregoriana, che rinvigorì il diritto canonico e la centralità papale; e la lotta per le investiture, che opponeva Impero e Papato. Questi conflitti e la complessa gestione delle nuove realtà comunali resero obsoleti i vecchi sistemi normativi di origine germanica e crearono un vuoto giuridico. Era percepita come una necessità urgente l'esistenza di un corpo di leggi che fosse non solo chiaro e completo, ma anche universalmente riconosciuto, al di sopra delle giurisdizioni locali.
Questo contesto di forte domanda normativa rappresentò il terreno fertile per l'istituzione accademica. L'esistenza stessa della scuola bolognese, e di conseguenza dell'università, era intrinsecamente legata all'utilità del suo prodotto: giuristi altamente qualificati e capaci di sistematizzare le complesse esigenze sociali in un diritto coerente. La fondazione, quindi, fu una necessità funzionale per l'ascesa della civitas medievale e dei poteri emergenti, più che un atto di beneficenza culturale isolato.
1.2. La Riscoperta e l'Analisi del Corpus Iuris Civilis (CJC)
La soluzione a questa crisi normativa fu trovata nella riscoperta del Corpus Iuris Civilis (CJC), la monumentale codificazione del diritto romano voluta dall'imperatore bizantino Giustiniano nel VI secolo. Prima dell'inizio del Rinascimento Giuridico, questi testi erano stati in gran parte dimenticati o utilizzati in modo frammentario e riduttivo.4 Il CJC forniva un sistema legale sofisticato, in grado di affrontare questioni di proprietà, contratti, e autorità pubblica con un rigore sconosciuto al diritto consuetudinario.
Il Diritto Romano giustinianeo fu riscoperto, studiato e, soprattutto, applicato dai maestri bolognesi, che lo vedevano come la fonte ultima per risolvere le controversie e legittimare il potere, sia quello imperiale che quello comunale.
1.3. Irnerio: Il "Lucerna Iuris" e la Nascita della Scuola dei Glossatori
La figura centrale in questa rivoluzione fu Irnerio (o Guarnerio), celebrato come il rifondatore dello studio del Diritto Romano e figura fondamentale nella storia di Bologna, la quale continua a onorare il suo contributo.1 Irnerio iniziò la sua attività intorno al 1088 e la sua opera segnò l'inizio della Scuola dei Glossatori Civilisti.4
L'innovazione di Irnerio non fu la semplice lettura del CJC, ma l'applicazione di un metodo scientifico ed esegetico-critico. Egli iniziò a commentare i testi, creando annotazioni marginali e interlineari chiamate "glosse," da cui la scuola prese il nome.4 Questo metodo stabilì un modello di insegnamento basato sull'analisi rigorosa dei testi legali, un approccio metodologico che, nella sua essenza, è ancora impiegato nelle facoltà di giurisprudenza in tutto il mondo.4
La rivoluzione metodologica di Irnerio trasformò lo studio del diritto da un mero esercizio notarile in una riconosciuta e specializzata professione accademica. La richiesta di questi specialisti altamente formati fornì il modello economico che sostenne i maestri e attrasse studenti internazionali (i peregrini), ponendo la prima pietra per la sostenibilità finanziaria e intellettuale dello Studium.
Sezione II: La Tutela Imperiale: Analisi della Constitutio Habita (1158)
Se la fondazione intellettuale dell'Università di Bologna risiede nell'opera di Irnerio, la sua legittimazione istituzionale e la sua trasformazione in uno Studium Generale di risonanza europea si concretizzarono con l'intervento del potere imperiale nel 1158.
2.1. Il Patto di Roncaglia e la Legittimazione del Potere
L'occasione per il riconoscimento fu l'assemblea che si tenne a Roncaglia nel 1158, convocata dall'imperatore Federico I Barbarossa. Federico si trovò a dover giustificare le sue rivendicazioni di autorità imperiale (regalia) sui Comuni italiani. A questo scopo, si avvalse della consulenza dei giuristi bolognesi più eminenti dell'epoca, i "Quattro Dottori" (successori diretti di Irnerio) 5, i quali erano presenti all'assemblea.6
L'interesse imperiale per il pensiero giuridico romano rifletteva la duplice ambizione del Barbarossa: basare il suo potere su una combinazione di legittimità storica e autorità legale. Il Diritto Romano, per la sua natura universale e per la sua origine imperiale, era lo strumento ideale per sostenere la sua supremazia sul Sacro Romano Impero.6 L'Imperatore concesse quindi privilegi all'Università non per pura benevolenza, ma in uno scambio di autorità: protezione per la scuola in cambio di dottrine giuridiche che sostenessero il suo regime.
2.2. Contenuto e Rilevanza della Constitutio Habita
Il documento cardine che sancì questo legame fu la Constitutio Habita, un editto imperiale emanato nel 1158. Questo atto estese protezione e privilegi di foro (forum privileges) ai professori e agli studenti a Bologna.6
Il significato giuridico della Constitutio Habita fu cruciale:
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Protezione della Mobilità (Ius Migrandi): Garantiva che studenti e maestri (i peregrini, o stranieri, provenienti da tutta Europa) non potessero essere detenuti o citati in giudizio per questioni minori dai tribunali comunali locali.
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Privilegio di Foro (Privilegium Fori): Assicurava che gli accademici potessero scegliere di essere giudicati dai propri maestri o dal vescovo, sottraendoli alla giurisdizione civile ordinaria. Questo privilegio era essenziale per la mobilità, rendendo Bologna una destinazione molto più sicura e attraente rispetto alle scuole locali per gli studenti stranieri.1
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Legittimazione: Federico decise di inserire questo privilegio come una Novella (nuova legge) nel Codice di Giustiniano. Questa mossa rifletteva l'influenza della dottrina civilistica sulla concezione del suo stesso potere legislativo, elevando il diritto della scuola al rango di diritto imperiale.6
2.3. L'Impatto Istituzionale: La Nascita dello Studium Generale
La Constitutio Habita non fu l'atto che creò l'insegnamento, ma fu l'atto che formalizzò lo Studium Generale. Essa conferì agli studenti e ai docenti lo status di entità protetta e riconosciuta a livello imperiale, autorizzando di fatto la mobilità accademica internazionale. Senza questo riconoscimento, la scuola sarebbe rimasta un'istituzione locale. Il privilegio di un foro speciale garantì immediatamente alla scuola il carattere internazionale del corpo studentesco, essenziale per la sua successiva crescita.1
La tabella seguente illustra la cronologia degli eventi che hanno portato alla formalizzazione e al riconoscimento dello Studium bolognese:
Cronologia degli Eventi Fondamentali per lo Studium Bolognese
| Anno | Evento/Figura Chiave | Significato Storico Verificato |
| c. 1088 | Inizio Attività di Irnerio |
Data tradizionale e simbolica che segna l'avvio della riscoperta e glossa del Corpus Iuris Civilis (CJC). Base del Rinascimento Giuridico.1 |
| 1158 | Constitutio Habita (Federico Barbarossa) |
Atto imperiale che conferisce lo ius migrandi e il privilegium fori a studenti e professori, trasformando la scuola in Studium Generale.6 |
| c. 1250 | Completamento della Magna Glossa (Accursio) |
Culmine della Scuola dei Glossatori, raccolta definitiva delle interpretazioni (Glossa Ordinaria), che ne stabilisce l'autorità legale.5 |
| 1988 | Firma della Magna Charta Universitatum |
Riconferma dei principi fondamentali di libertà accademica e autonomia, in celebrazione del IX centenario.2 |
| 1999 | Dichiarazione di Bologna |
Avvio del "Processo di Bologna" per l'armonizzazione dei sistemi di istruzione superiore europei (3+2).2 |
Sezione III: L’Universitas Scholarium: Il Modello Organizzativo Unico e il Potere Studentesco
Il tratto più distintivo e duraturo dell'Università di Bologna, che la differenziò dal modello parigino, fu la sua struttura organizzativa, la celebre Universitas Scholarium.
3.1. Definizione e Origini dell'Universitas Scholarium
Mentre a Parigi l'istituzione accademica (Universitas Magistrorum) era gestita e controllata dai maestri sotto l'autorità del Vescovo, a Bologna si sviluppò il prototipo dell'Università "degli studenti".8 Il termine universitas nel contesto medievale indicava semplicemente una corporazione o associazione. A Bologna, gli studenti si unirono per creare la propria corporazione con l'obiettivo primario di autodifesa e associazione contrattuale.
Questa forma di auto-organizzazione si rese necessaria per tutelare i diritti degli studenti stranieri (peregrini) che non godevano della protezione legale garantita ai cittadini bolognesi. L'associazione studentesca, nel corso del tempo, acquisì il controllo amministrativo ed economico dell'istruzione.8
3.2. La Struttura delle Nationes e il Volano Economico
Gli studenti si raggruppavano in nationes (nazioni), divise generalmente tra ultra-montani (provenienti da oltre le Alpi) e cismontani (italiani non bolognesi). Queste nationes erano essenzialmente corporazioni studentesche regionali e svolgevano funzioni vitali, gestendo l'assistenza reciproca, la disciplina interna e, crucialmente, il controllo economico sull'offerta formativa.8
Lo studio universitario era un volano economico fondamentale per la città di Bologna.8 Gli studenti stranieri portavano ingenti flussi finanziari ("Auri argentique talenta huc ferimus dites") che garantivano la prosperità del Comune.8 Questa dipendenza economica dal corpo studentesco conferiva all'Università un enorme potere negoziale. Gli studenti agivano di fatto come un'efficace unione di consumatori di servizi educativi.
3.3. Il Potere del Rettore Studente e la Sottomissione dei Maestri
Al vertice di questa struttura si trovava il Rettore, generalmente uno studente non bolognese, eletto dagli studenti stessi e in carica per un anno.9 Il Rettore esercitava un controllo significativo sulla disciplina dei residenti e sull'organizzazione interna dello studio.9
Con oltre 1000 studenti che assistevano ai corsi 10, il potere economico e il numero degli associati erano tali da rendere il Rettore un interlocutore politico insostituibile per il Comune. I maestri, a loro volta, erano pagati dagli studenti (tramite le tasse) e si trovavano, quindi, in una posizione di sottomissione economica alla Universitas Scholarium. Questo portò a situazioni in cui i maestri potevano essere multati dagli studenti per assenze ingiustificate o costretti a giurare di non spostare la loro attività di insegnamento altrove. Questo modello rappresenta un'organizzazione radicalmente autonoma.10
Il potere più grande degli studenti risiedeva nello ius migrandi (il diritto di migrare), il loro potere di spostare collettivamente l'intera Università in un'altra città se le condizioni (economiche o politiche) non fossero state favorevoli. Questa capacità di migrare era la loro arma negoziale ultima contro la giurisdizione comunale, che non voleva perdere l'infusione economica fornita dal corpo studentesco.8 L'organizzazione interna di Bologna fornì così le basi per strutture di governance non feudali e quasi repubblicane, insegnando agli studenti abilità organizzative che avrebbero poi applicato nelle loro terre di origine.
La tabella seguente riassume le principali differenze tra il modello bolognese e quello parigino:
Modelli Istituzionali Universitari nel Medioevo
| Caratteristica Istituzionale | Modello Bolognese (Universitas Scholarium) | Modello Parigino (Universitas Magistrorum) |
| Autorità Dominante | Gli Studenti (organizzati in Nationes) | I Maestri (Docenti) |
| Elezione del Rettore |
Eletto dagli Studenti (potente organo di controllo) 9 |
Eletto dai Maestri o dall'autorità ecclesiastica |
| Focus Disciplinare Iniziale | Diritto (Civile e Canonico) | Teologia e Arti Liberali |
| Autonomia/Protezione |
Ottenuta tramite organizzazione interna (Universitas) e conferma imperiale (Constitutio Habita) 6 |
Ottenuta tramite autorità ecclesiastica (Vescovo/Papa) |
| Funzione Economica |
Volano economico per la città, forte potere negoziale studentesco 8 |
Dipendenza dal finanziamento ecclesiastico/regio |
Sezione IV: L'Evoluzione Dottrinale: Dalla Glossa Letterale alla Scienza Giuridica Applicata
L'eredità di Bologna non è solo istituzionale, ma risiede in primo luogo nella metodologia giuridica che fu sviluppata e standardizzata, influenzando il diritto di tutta Europa.
4.1. L'Età d'Oro Post-Irneriana e i Glossatori
La fase immediatamente successiva a Irnerio fu dominata dai Quattro Dottori di Bologna (Bulgaro, Martino, Ugo e Iacopo) 5, i quali consolidarono e diffusero il metodo della glossa. L'attività dei glossatori era essenzialmente rivolta all'interpretazione sistematica del Corpus Juris di Giustiniano.5 Questa scienza giuridica era percepita come una disciplina che rendeva coloro che la praticavano "forti, indispensabili, potenti".5
I Dottori non erano semplici commentatori, ma figure politiche di spicco, come dimostra la loro partecipazione cruciale all'assemblea di Roncaglia, dove fornirono la giustificazione legale all'autorità imperiale di Federico Barbarossa.6
4.2. Il Culmine Metodologico: La Magna Glossa di Accursio
Nel XIII secolo, l'attività dei Glossatori raggiunse il suo culmine con l'opera di Accursio. La sua Magna Glossa, o Glossa Ordinaria, fu una raccolta massiccia e sistematica di tutte le annotazioni e interpretazioni del diritto romano elaborate dalla Scuola di Bologna.5
L'opera accursiana racchiuse il Corpus Juris in una intelaiatura esegetica che divenne lo strumento interpretativo e applicativo inoppugnabile nella prassi forense e accademica.5 La creazione della Glossa Ordinaria standardizzò l'interpretazione del diritto romano in tutta Europa per i secoli a venire, permettendo ai praticanti di riferirsi a un singolo corpo autorevole di giurisprudenza e contribuendo alla diffusione dello Ius Commune.
4.3. Il Paradosso della Glossa e la Transizione
È un elemento fondamentale dell'evoluzione dottrinale di Bologna notare che la Magna Glossa rappresentò contemporaneamente il massimo successo (acme) e la crisi del movimento dei Glossatori.5 Una volta che il Corpus Juris fu racchiuso in una struttura esegetica completa, non era più possibile procedere oltre con lo stesso metodo, orientato all'esegesi letterale del testo.5
Questo successo portò a una conseguenza giuridica significativa: l'opinione della glossa, cioè l'interpretazione accademica bolognese, giunse a rivaleggiare in tribunale con lo stesso testo giustinianeo, confermando che uguale valore giuridico era attribuito al testo e alla sua interpretazione autentica.5 Questa standardizzazione di fatto del diritto romano attraverso la Glossa fu la premessa necessaria per il passaggio alla Scuola dei Commentatori, che si concentrarono sulla logica applicativa del diritto alla pratica forense e alla legislazione statutaria, assicurando la continua rilevanza del pensiero giuridico bolognese. La storia della metodologia legale a Bologna illustra chiaramente un modello di innovazione accademica che segue inevitabilmente la standardizzazione di successo.
Principali Contributi Giuridici Bolognesi
| Contributo Giuridico | Figura Chiave | Significato e Impatto |
| Riscoperta e Glossa del CJC | Irnerio (c. 1088) |
Stabilisce il metodo esegetico-scientifico e rende il Diritto Romano applicabile.4 |
| Glossa Ordinaria | Accursio (XIII Secolo) |
Standardizzazione dell'interpretazione del Diritto Romano. Segna l'apice e la successiva crisi metodologica della Glossa.5 |
| Teoria della Sovranità | Glossatori e Post-Glossatori |
Fornisce la base teorica per lo Stato moderno e la centralizzazione del potere imperiale/regio.6 |
| Ius Commune | Scuola di Bologna (Generale) | Fusione di Diritto Romano e Canonico, che diventa il diritto comune di quasi tutta l'Europa continentale. |
Sezione V: L'Impronta di Bologna sull'Istruzione e la Politica Europea
Il modello istituzionale e dottrinale sviluppato a Bologna non rimase confinato entro le mura cittadine, ma si irradiò in tutta Europa, gettando le basi per l'università moderna e per il diritto pubblico.
5.1. La Diffusione del Modello Studium Generale
La mobilità degli studenti e dei maestri, incentivata e protetta dal riconoscimento imperiale della Constitutio Habita 6, fu il meccanismo fondamentale per l'esportazione del modello Bolognese.1 Quando le condizioni economiche o i rapporti con il Comune si deterioravano, intere fazioni studentesche o gruppi di maestri potevano migrare e fondare un nuovo studium altrove, come accadde per la fondazione dell'Università di Padova e innumerevoli altre.
Il modello bolognese, incentrato sul diritto e sull'organizzazione corporativa (le nationes), divenne il prototipo per molte delle prime università europee. L'esportazione primaria di Bologna non furono i testi, ma il capitale umano di alto livello. Attraverso l'occupazione di corti, cancellerie e centri amministrativi in tutta Europa, gli ex studenti bolognesi plasmarono direttamente le strutture politiche del tardo Medioevo e del Rinascimento.
5.2. L'Università e la Nascita dello Stato Moderno
Il contributo più significativo di Bologna, al di fuori dell'ambito puramente accademico, fu la rielaborazione della teoria della sovranità. I giuristi formatisi a Bologna non erano solo intellettuali, ma erano destinati a diventare funzionari di stato, consiglieri di principi e giudici.
È un fatto che furono i giuristi bolognesi a trarre dallo studio del diritto romano la concezione di sovranità che trasformò il superanus medievale (titolare di diritti frammentati e dipendenti dai rapporti feudali) nel sovrano in senso moderno, titolare di un unico potere di impero sui sudditi.10 Lo studio del diritto a Bologna era intrinsecamente legato all'esercizio del potere e dell'amministrazione, stabilendo l'università non solo come centro di apprendimento, ma come motore cruciale della capacità governativa e amministrativa statale.
5.3. Il Pluralismo Accademico
Sebbene il Diritto Civile e Canonico mantenesse una preminenza istituzionale, lo Studium di Bologna non rimase monodisciplinare. Col tempo, lo studio si espanse includendo la Facoltà delle Artes (arti liberali), Medicina e Teologia 11, sebbene i giuristi continuassero a detenere il controllo istituzionale e la maggior parte del prestigio iniziale.
Sezione VI: L'Eredità Perenne: Il Processo di Bologna e la Continuità Istituzionale
La rilevanza dell'Alma Mater Studiorum non si è esaurita con la fine del Medioevo, ma si rinnova costantemente, con Bologna che ha assunto un ruolo di catalizzatore nelle più recenti riforme dell'istruzione superiore europea.
6.1. Il Nonum Centenarium (1988) e la Magna Charta Universitatum
Nel 1988, l'Università di Bologna ha celebrato il suo nono centenario. In questa occasione, rettori provenienti da tutto il mondo si riunirono per firmare la Magna Charta Universitatum.2
Questo documento, cruciale per l'identità accademica contemporanea, riaffermò i principi fondamentali che guidavano le università fin dal Medioevo: libertà di pensiero, conoscenza, ricerca e insegnamento.2 La celebrazione del IX centenario fu un atto politico che sfruttò la storia millenaria dell'istituzione per riaffermare l'autonomia accademica nel contesto moderno.
6.2. La Riforma del Sistema Accademico Europeo (1999)
La risonanza dell'Università di Bologna come centro di integrazione intellettuale culminò con la Dichiarazione di Bologna del giugno 1999. Ratificata inizialmente da 29 ministri europei dell'istruzione superiore (oggi coinvolge 46 paesi), questa dichiarazione lanciò il cosiddetto "Processo di Bologna," con l'obiettivo di armonizzare i sistemi universitari in Europa.2
Questa riforma introdusse la celebre struttura 3+2 (laurea triennale, specialistica/magistrale e dottorato), unitamente al Sistema Europeo di Trasferimento e Accumulazione di Crediti Accademici (ECTS) e al Supplemento al Diploma, facilitando il riconoscimento automatico dei titoli di studio e la mobilità degli studenti e dei ricercatori.7
6.3. Il Cerchio Storico: Mobilità Medievale e Spazio Europeo dell'Istruzione Superiore
Il Processo di Bologna può essere interpretato come la manifestazione moderna dello spirito che animava lo Studium Generale nel XII secolo. Esiste una profonda continuità di missione tra i due periodi.
Nel XII secolo, l'obiettivo era creare un Ius Commune e garantire la mobilità dei giuristi professionisti attraverso l'Europa, proteggendo gli studiosi stranieri con lo ius migrandi e il privilegium fori della Constitutio Habita.6 Nel XXI secolo, l'obiettivo è creare lo Spazio Europeo dell'Istruzione Superiore (EHEA) unificato e mobile, standardizzando i cicli e i crediti (ECTS) per garantire la portabilità dei diplomi e degli studenti attraverso i confini politici.2 L'Università di Bologna ha quindi sfruttato strategicamente il suo status di istituzione "più antica" per guidare la più recente e significativa riforma educativa globale, dimostrando la sua continua pertinenza politica e strategica.
Conclusioni: L'Alma Mater Studiorum e il Modello Duraturo
L'analisi storiografica dell'Università di Bologna dimostra che la sua "fondazione" non fu un evento isolato nel 1088, ma una triplice convergenza di forze intellettuali, politiche ed economiche.
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L'Innesco Intellettuale: Il genio di Irnerio e la Scuola dei Glossatori fornirono una metodologia e un prodotto (il Diritto Romano scientificamente analizzato) che erano indispensabili per la società medievale in crescita. Il 1088 onora questa rinascita intellettuale.4
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La Legittimazione Istituzionale: L'atto del 1158, la Constitutio Habita, fornì la tutela e il riconoscimento imperiale necessari per trasformare una scuola locale in uno Studium Generale di fama internazionale, abilitando la mobilità accademica.6
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L'Organizzazione Unica: L'istituzione fu effettivamente fondata, governata e sostenuta dalla volontà organizzativa e dal potere economico degli studenti (Universitas Scholarium), un modello di autonomia che resta unico nella storia istituzionale europea.8
L'Università di Bologna, l'Alma Mater Studiorum, è quindi molto più di una collezione di edifici storici; è un modello duraturo di autonomia istituzionale, un motore di mobilità accademica e il crogiolo in cui si è formato il diritto pubblico moderno europeo. La sua eredità si manifesta non solo nei monumenti e nei riconoscimenti accademici 3, ma nella continua capacità di guidare l'integrazione e l'armonizzazione dell'istruzione superiore globale.
