Torre della Specola: il cilindro segreto di Bologna che anticipò i telescopi moderni (e offre una vista a 360° sulla città)
Sorge nel cuore del centro storico, in via Zamboni, un gioiello che unisce la bellezza architettonica settecentesca a un’eredità scientifica di portata mondiale: la Torre della Specola di Bologna.
Poco più di tre secoli fa, nel 1711, lo scienziato e generale Luigi Ferdinando Marsili presentò al Senato bolognese un’idea visionaria: dotare il neonato Istituto delle Scienze (all’interno di Palazzo Poggi) di una torre dedicata esclusivamente all’osservazione del cielo, uno dei primi osservatori astronomici universitari in Italia. I lavori iniziarono nel 1712 sotto la direzione dell’architetto Giuseppe Antonio Torri e proseguirono fino al 1726. La struttura, completata da Carlo Francesco Dotti, divenne il simbolo di una nuova era per la ricerca astronomica bolognese e dell’identità scientifica dell’Ateneo.
L'Architettura: Una Torre dal Design Unico
Alta 29 metri, la torre si caratterizza per la sua forma cilindrica in pietra di travertino. Una caratteristica meno nota è l’adozione di una delle soluzioni tecniche più all’avanguardia per l’epoca: su suggerimento della celebre fisica e professoressa universitaria Laura Bassi (la prima donna al mondo a ottenere una cattedra universitaria), sulla Specola fu installato uno dei primi parafulmini in Europa, contribuendo a rendere la torre un laboratorio a cielo aperto anche per gli studi di fisica atmosferica.
L'Esperimento che Dimostrò la Rotazione Terrestre
Il momento di massimo fulgore scientifico della torre arrivò nel 1790. Il fisico e abate Giovanni Battista Guglielmini, tra i pionieri delle prove meccaniche della rotazione terrestre, ideò e condusse nella Specola un esperimento cruciale: lasciò cadere alcune sfere di piombo dall’altezza di 29 metri e misurò una deviazione costante di circa 12-19 mm verso est, fornendo una delle prime prove fisiche del fatto che la Terra ruota su se stessa da ovest verso est.
Un Faro per l’Astronomia Moderna
La Specola rimase l’unico osservatorio dell’Università fino al 1936, quando la struttura venne trasferita sulle colline bolognesi a Loiano. Ma la sua vocazione innovativa non si spense.
All’interno della torre, l’astronomo e direttore Guido Horn d’Arturo sviluppò un’idea rivoluzionaria: il telescopio a specchi segmentati. Il suo strumento, composto da 61 specchi esagonali coordinati, consentì di superare i limiti tecnici degli specchi monoblocco, anticipando la tecnologia alla base dei più potenti osservatori astronomici del futuro, come il Cherenkov Telescope Array Observatory. Accanto a quest’opera pionieristica, il museo conserva strumenti unici come il semicircolo murale di Domenico Lusverg (3 metri di diametro), una coppia di rari orologi inglesi settecenteschi e due carte cinesi risalenti al XVII secolo, una delle quali (del 1602) fu realizzata a Pechino dal celebre gesuita e matematico Matteo Ricci e di cui esistono solo pochissimi esemplari al mondo.
Visitare oggi la Torre della Specola: Un Viaggio nella Scienza
Oggi, la torre è sede del Museo della Specola, un percorso affascinante che si snoda attraverso ambienti suggestivi come la Sala della Meridiana (dove una linea di ottone sul pavimento segnava il mezzogiorno solare) e la Sala Horn d’Arturo.
Il percorso si conclude sulla terrazza panoramica, a 29 metri di altezza, che regala una vista a 360° sui tetti e sulle colline di Bologna. Per raggiungerla, bisogna salire 272 gradini.
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Indirizzo: Via Zamboni 33, Bologna (ingresso da Palazzo Poggi)
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Orari: Dal martedì al venerdì 10:00-16:00; sabato, domenica e festivi 10:00-18:00. Chiuso tutti i lunedì non festivi, 1° gennaio, 1° maggio, 15 agosto, 24 e 25 dicembre.
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Accesso: Le visite sono esclusivamente guidate. L’accesso è consentito a un massimo di 15 persone ogni ora. La prenotazione è fortemente consigliata.
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Biglietti: Intero € 8,00; ridotto € 4,00 per alcune categorie (giovani 20-26 anni, over 65, gruppi). Ingresso gratuito per studenti Unibo, minori di 19 anni e altre categorie.
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Contatti: +39 051 2099610; sma.unibo.it.