Il Cavallo Ribelle di Via Indipendenza: Storia e Segreti del Monumento a Garibaldi a Bologna
Nel cuore pulsante di Bologna, a metà dell’elegante via Indipendenza, si erge un imponente monumento equestre che cattura lo sguardo di ogni passante: la statua dedicata a Giuseppe Garibaldi, l’Eroe dei Due Mondi. Opera dello scultore Arnaldo Zocchi, il monumento rappresenta molto più di un omaggio postumo; è un autentico “testimone di bronzo” delle turbolente vicende politiche, sociali e artistiche che hanno segnato la storia della città dal 1900 a oggi. Inaugurato il 7 luglio 1900, il monumento alto quasi 9 metri e dal peso di circa 10 tonnellate raffigura l’eroe risorgimentale sul suo destriero, con il braccio destro alzato a indicare un futuro di libertà.
La sua posizione – oggi strategica e centrale – fu tuttavia al centro di un acceso dibattito che divise la città ben prima che la statua prendesse forma.
Un'Opera Nata tra Polemiche e Pellegrinaggi di Statue
Per comprendere la genesi di questo monumento, bisogna tornare al clima rovente successivo alla morte del Generale. Garibaldi morì il 2 giugno 1882, e la notizia scatenò in tutta Italia un "furore monumentalistico" senza precedenti. A Bologna, l’idea di erigere un monumento prese forma già il 3 luglio 1882, a soli trenta giorni dalla scomparsa, durante un’imponente manifestazione commemorativa. A parlare alla folla furono due illustri figure del Risorgimento: Aurelio Saffi (triumviro della Repubblica Romana del 1849) e Giuseppe Ceneri.
Il giornalista ed ex garibaldino Francesco Pais lanciò il grido: «L'Italia – disse – ha un grande dovere da compiere: in ogni città dovrà sorgere un monumento onde si sappia che l'Italia, chiamata terra dei morti, piange la perdita di un uomo che vale migliaia di vivi!». Il Comune stanziò subito 40.000 lire, la Provincia seguì a ruota, e venne aperta una sottoscrizione popolare per raccogliere i fondi necessari.
Il Lunghissimo Dibattito sul Dove Collocarlo
La realizzazione del monumento, però, si rivelò molto più travagliata del previsto. Il dibattito si arenò per anni sulla scelta della collocazione. Le ipotesi si susseguirono senza trovare un accordo:
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Piazza XX Settembre: fu scartata perché la luce, a detta di giuria e scultore, era sfavorevole per valorizzare l’opera.
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La Montagnola: anche questa suggestiva area verde venne bocciata.
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Via Garibaldi (davanti a San Domenico): l’idea di posizionare il monumento nell’area antistante la basilica di San Domenico fu bloccata dal netto rifiuto dei frati domenicani.
La situazione era talmente intricata che il tema divenne persino oggetto di satira. Nel 1900, il celebre commediografo bolognese Alfredo Testoni scrisse una divertente commedia intitolata In dovv s'mett Garibaldi? (dove lo mettiamo Garibaldi?), andata in scena al teatro Contavalli, in cui le statue della città discutevano animatamente su dove “piazzare” l’ingombrante eroe a cavallo.
Alla fine, la soluzione fu trovata in modo “opportunista”: si decise di sostituire la statua che già occupava quella posizione. Il monumento, dunque, fu collocato al posto della statua di Ugo Bassi, il patriota barnabita fucilato dagli austriaci. Il monumento a Bassi, inaugurato nel 1888 e opera di Carlo Parmeggiani, fu quindi rimosso e iniziò un vero e proprio “pellegrinaggio” per la città: venne spostato prima davanti alla caserma di San Gervasio, poi nei giardini di Porta Galliera, fino a tornare (dopo un restauro) nella sua attuale collocazione in via Ugo Bassi. La scelta di “sfrattare” una statua per farne spazio a un’altra fu un unicum nel panorama cittadino e accese ulteriormente gli animi.
Il Concorso Vinto dal "Firenze" che Conquistò Bologna
Dopo anni di stasi, nel 1894 i sodalizi di reduci garibaldini tornarono alla carica, istituendo un Comitato esecutivo e bandendo finalmente un concorso pubblico per la realizzazione dell’opera. Il bando richiedeva un monumento equestre in bronzo di almeno 9 metri di altezza, con un premio di 60.000 lire.
Al concorso parteciparono i più grandi nomi della scultura italiana dell’epoca, tra cui i bolognesi Carlo Monari, Pietro Veronesi, Arturo Orsoni, Arturo Colombarini, e poi Tullo Golfarelli, Alessandro Massarenti e molti altri. A spuntarla, contro ogni pronostico, fu un giovane artista di Firenze: Arnaldo Zocchi (1862-1940).
La critica dell’epoca accolse con entusiasmo il suo progetto, definito dal “Resto del Carlino” come un’«Opera sana ed equilibrata […]; in esso il piedistallo si intona perfettamente alla statua». Zocchi, sebbene nato a Firenze, era figlio di uno scultore e aveva già un ottimo rapporto con Bologna. La vittoria di questo concorso segnò il suo trionfo personale, imponendolo all’attenzione nazionale.
Un'Inaugurazione da Record: 100.000 Persone in Piazza
L’attesa durò ancora qualche anno, ma finalmente il 7 luglio 1900, sotto il caldo dell’estate bolognese, il monumento fu inaugurato con una solennità e una partecipazione popolare straordinarie. Secondo le cronache, accorsero circa 100.000 persone, un numero enorme per l’epoca, a testimoniare il profondo legame della città con l’eroe dei due mondi.
Il discorso ufficiale fu tenuto dal prof. Dioscoride Vitali, ex garibaldino e massone. La manifestazione ebbe un forte connotato popolare e socialista: parteciparono numerose rappresentanze operaie, e il deputato socialista Andrea Costa parlò alla folla in nome dei socialisti imolesi. Un evento, insomma, che univa il ricordo del Risorgimento alle nascenti lotte del movimento operaio.
Descrizione e Simbolismo: L'Eroe che Guarda al Futuro
Dal punto di vista artistico, il monumento è un perfetto esempio di scultura celebrativa di fine Ottocento.
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L’Eroe: Garibaldi è raffigurato a cavallo, avvolto nel suo celebre poncho e con lo sguardo fiero rivolto in avanti. Il braccio destro alzato non è un semplice gesto di comando, ma rappresenta l’indicazione di una strada, un futuro di unità e libertà da conquistare.
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Il Cavallo: L’animale è colto in un momento di grande dinamismo, con le zampe anteriori sollevate. Questa scelta contribuisce a conferire un senso di movimento e di forza eroica all’intera composizione.
Il basamento in pietra, sebbene sia stato sostituito nel 2000 a causa del deterioramento del tempo, ha sempre ospitato iscrizioni che ricordano le gesta del generale e i finanziatori dell’opera.
Il Monumento nel XX Secolo: Danni di Guerra e Restauri
La vita del monumento non è stata sempre tranquilla. Durante la Seconda Guerra Mondiale, subì gravi danni. Alcune fonti riportano che la statua fu abbattuta e il cavallo decapitato in seguito a eventi bellici, per poi essere restaurata nel dopoguerra.
Un ulteriore importante intervento si è reso necessario nel 2000, in occasione del centenario dell’inaugurazione. Il piedistallo originale, rovinato dal tempo e dalle intemperie, venne sostituito con uno nuovo, più solido e adatto a sostenere il peso della storia e del bronzo.
Curiosità e Dettagli Nascosti
Per chi volesse osservare il monumento con occhi più attenti, ecco alcuni spunti:
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Un “cavallo di battaglia” politico: l’opera fu fortemente voluta e finanziata anche dalle associazioni operaie e di mutuo soccorso, che videro in Garibaldi un simbolo di riscatto sociale oltre che nazionale.
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Un posto conteso: la vicenda dello “sfratto” della statua di Ugo Bassi, soprannominata ironicamente "la cugma da cafà" (la caffettiera) per la sua forma ritenuta bizzarra, alimentò per anni il folklore cittadino.
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Un fiorentino doc: sebbene il bando del concorso fosse stato pensato per artisti locali, a trionfare fu un “forestiero”, Arnaldo Zocchi, che seppe però interpretare al meglio lo spirito della città.
Conclusione: Un Viaggio nella Memoria di Bologna
Il monumento a Garibaldi non è solo una fermata obbligata per chi percorre via Indipendenza. È una pagina vivente di storia cittadina, che racchiude in sé il fervore del Risorgimento, le contraddizioni politiche della Bologna di fine ‘800, le peripezie dell’arte pubblica e il culto di una delle figure più amate e discusse d’Italia. La prossima volta che lo incontrerete, fermatevi un istante: il generale di bronzo, a cavallo, ha ancora molto da raccontare.