Palazzo Sanuti Bevilacqua Degli Ariosti: Il gioiello rinascimentale che ha fatto la storia di Bologna

Situato nel cuore pulsante della città, al civico 31 di via D'Azeglio, Palazzo Sanuti Bevilacqua Degli Ariosti è una delle dimore aristocratiche più affascinanti e significative di Bologna. Pochi sanno che questo palazzo, facile da raggiungere e perfetto per gli amanti dell'arte, della storia e dell'architettura, racchiude in sé un primato poco noto: la sua facciata a bugne a forma di diamante è in assoluto la più antica d'Italia, anticipando di oltre un decennio quella più celebre del Palazzo dei Diamanti di Ferrara, a cui avrebbe fatto da modello.

Un'architettura rivoluzionaria per l'epoca

La costruzione di questo magnifico palazzo venne commissionata nel 1477 dal giurista Nicolò Sanuti, membro di un'importante famiglia senatoria bolognese e primo Conte di Porretta. Voluta dal committente, che voleva distinguersi, la dimora fu completata in soli cinque anni, nel 1482. La moglie Nicolosia Castellani, figura a cui è legata una storia di emancipazione e ribellione alle regole sociali dell'epoca, seguì la costruzione fino alla fine, subentrando nella gestione dopo la morte del marito.

L'architetto e le maestranze coinvolte erano probabilmente toscani o ferraresi. Questo spiega la caratteristica più sorprendente del palazzo e la sua profonda differenza dalle altre dimore bolognesi del tempo: la rinuncia totale al portico, elemento architettonico che invece era assolutamente dominante a Bologna. Al suo posto, si erge una spettacolare facciata a bugnato a spigolo smussato, realizzata in arenaria grigia di Porretta, che con i suoi giochi di luci e ombre richiama lo stile rinascimentale fiorentino. L'assenza del portico e l'uso di questo tipo di bugnato rendono l'edificio un unicum architettonico nel panorama cittadino.

Il cuore nascosto: il cortile e la storia del Concilio di Trento

Varcando l'ingresso, ci si apre in un ambiente di rara bellezza: un elegante cortile porticato che conserva ancora la sua struttura originale del XV secolo. Il doppio loggiato, sorretto da colonne con capitelli scolpiti da Tommaso Filippi da Varignana, è un capolavoro di equilibrio e raffinatezza. A completare la decorazione, un fregio in cotto di gusto "bentivolesco", identico a quello che si ammira nel portico della cinquecentesca basilica di San Giacomo Maggiore.

Al centro del cortile si trova un pozzo-cisterna quattrocentesco, un elemento di grande fascino che, secondo alcune fonti, fu portato qui da un palazzo di Ferrara.

Ma è soprattutto al suo interno che le mura di questo palazzo hanno scritto una pagina fondamentale della storia d'Italia. Tra il 1547 e il 1549, per volere di Papa Paolo III, la dimora ospitò alcune importanti sessioni del Concilio di Trento. Papa Paolo III, infatti, per evitare le epidemie di peste e l'influenza dell'imperatore Carlo V, decise di trasferire temporaneamente il Concilio da Trento a Bologna, e la scelta cadde sull'imponente e sicuro palazzo dei Bevilacqua. Il legame con Papa Farnese è così forte che si narra fosse sua l'idea di utilizzare la residenza per le riunioni conciliari.

Dal Rinascimento al Neoclassicismo: le trasformazioni del palazzo

La storia della dimora è un susseguirsi di passaggi di proprietà tra potenti famiglie aristocratiche, ognuna delle quali ha contribuito ad arricchirla e a trasformarla secondo il gusto dell'epoca. Dopo i Sanuti, nel 1484 il palazzo passò a Giovanni II Bentivoglio, signore di Bologna, per poi essere ereditato nel 1776 dalla famiglia Bevilacqua, un potente casato di giuristi e mecenati.

Un ulteriore capitolo si aprì nel 1760, quando il palazzo entrò in possesso del conte Pirro Giovanni degli Ariosti, la cui famiglia lo avrebbe poi unito al proprio nome. Fu in questo periodo che la dimora subì una delle sue trasformazioni più visibili: la facciata fu ridisegnata in stile neoclassico su progetto dell'architetto Francesco Tadolini. Il risultato fu un elegante prospetto ritmato da lesene ioniche, tre ingressi ad arco e, al piano nobile, finestre con timpani triangolari, il tutto coronato da un grande stemma marmoreo al centro. L'intervento di Tadolini è la ragione per cui oggi la facciata appare con un aspetto settecentesco, nonostante l'edificio sia di origine quattrocentesca.

I restauri e il "primato dimenticato" del bugnato a diamante

A cavallo tra Ottocento e Novecento, sotto la guida del duca Lamberto Bevilacqua, l'architetto e restauratore Alfonso Rubbiani (lo stesso artefice del restauro della Basilica di San Francesco) compì un importante lavoro di ripristino. Tra il 1907 e il 1908, Rubbiani cercò di riportare il palazzo al suo aspetto quattrocentesco, e il suo intervento fu fondamentale per la comprensione e la valorizzazione della sua architettura originaria. Durante questi lavori, il pittore Achille Casanova ridipinse il soffitto ligneo del loggiato superiore, basandosi sulle tracce degli antichi decori. Si deve proprio a Rubbiani la rivalutazione di Palazzo Sanuti Bevilacqua come capolavoro del Rinascimento.

È anche grazie a questi studi che oggi possiamo apprezzare un primato assoluto: secondo lo storico dell'architettura Bruno Zevi, la facciata a bugne diamantate del palazzo bolognese è la prima in assoluto a essere stata realizzata con questa tecnica, diventando il modello a cui si ispirò il più celebre Architetto Biagio Rossetti per la facciata di Palazzo dei Diamanti a Ferrara. Per questo motivo, l'edificio è anche conosciuto come uno dei più ragguardevoli esempi di architettura privata che la città possegga.

Un recente restauro della facciata, conclusosi nel marzo 2021, ha restituito allo splendore originario le bugne in arenaria, facendo riemergere le preziose sfumature cromatiche che vanno dal sabbia dorato al rosato. I lavori, condotti sotto la direzione dell'architetto Sergio Bettini, hanno permesso di rimuovere lo strato di nerofumo dovuto all'inquinamento, restituendo il luminoso aspetto originario delle pietre di Porretta.

Un palazzo che vive nel presente: arte, cultura ed eventi

Oggi l'edificio è ancora una dimora privata di proprietà dei duchi Bevilacqua Ariosti, ma mantiene intatto il suo ruolo centrale nella vita culturale e mondana della città. All'interno, visitabili su prenotazione, si possono ancora ammirare ampi saloni affrescati e arredati con mobili d'epoca. Tra le opere d'arte spicca una preziosa quadreria, che conserva: capolavori dei grandi maestri bolognesi del Seicento come Ludovico Carracci, Guido Reni e Guercino. Arricchiscono il percorso suggestivi affreschi sulle pareti e un prezioso soffitto ligneo intagliato.

Lo stesso cortile, che portava in dote per la figlia del re quando venne utilizzato come prigione durante i moti risorgimentali, oggi fa da cornice a eventi e mostre. In occasione di manifestazioni come Arte Fiera, i saloni che ospitarono il Concilio di Trento si trasformano in prestigiose gallerie d'arte contemporanea, dando vita a un affascinante dialogo tra passato e presente, in una logica di mecenatismo moderno voluta dagli stessi proprietari.

Visitare Palazzo Sanuti Bevilacqua Degli Ariosti: informazioni utili

  • Dove si trova: Via Massimo D'Azeglio, 31, Bologna. Facilmente raggiungibile a piedi da Piazza Maggiore, nel cuore del centro storico.

  • Orari e visite: L'edificio è di proprietà privata. È possibile visitare gli interni e partecipare a eventi esclusivi solo su prenotazione o in occasione di manifestazioni specifiche.

  • Come arrivare: In autobus, con le linee 11, 14, 17, 18, 19, 20, 25, 27, 29, 30, 86, A, B.

  • Contatti e prenotazioni: Per maggiori informazioni, è possibile contattare il numero +39 051 234666.

Perché questo palazzo è uno dei più importanti di Bologna

Palazzo Sanuti Bevilacqua Degli Ariosti è molto più di una semplice dimora storica. È una testimonianza unica e stratificata del potere, dell'arte e della storia di Bologna. Dalla sua architettura pionieristica alla sua importanza capitale per il Concilio di Trento, passando per il mecenatismo delle famiglie che lo hanno abitato, questo palazzo rappresenta una tappa fondamentale per chiunque voglia comprendere l'evoluzione della città e del suo patrimonio artistico. E scoprire che la sua facciata a punte di diamante è la più antica del mondo è un motivo in più per alzare lo sguardo e lasciarsi stupire.

Aggiornato al 30/04/2026