Un'Elegante Dimora Storica a Bologna

Nel cuore del centro storico di Bologna, a pochi passi dalla celebre Piazza Rossini, sorge uno dei palazzi nobiliari più affascinanti e carichi di storia della città. Stiamo parlando di Palazzo Malvezzi de’ Medici, noto ai più come Palazzo Malvezzi.

Oggi sede della Città metropolitana di Bologna, questa dimora cinquecentesca è un vero e proprio scrigno d’arte che racconta le glorie e le passioni di una delle famiglie più potenti del patriziato bolognese. Non lasciatevi ingannare dall’appellativo popolare di “palazzo dal portico buio”: al suo interno, il palazzo custodisce sale sfarzose, affreschi mitologici e atmosfere di un romanticismo struggente.

In questo articolo, vi condurremo in un viaggio alla scoperta di questo capolavoro del Rinascimento, svelandone la storia, l’architettura e le stanze più suggestive.

Le Origini e la Storia del Palazzo

Una Rinascita dopo l’Esilio

Le radici di questo edificio affondano nel 1458, quando Giovanni Malvezzi acquistò alcune case in quella che oggi è via Zamboni. Ma è nel 1560 che il progetto prese forma monumentale. Paola di Antonio Maria Campeggi, vedova di Giovanni di Bartolomeo Malvezzi, e suo figlio commissionarono la costruzione di un “palazzo da San Giacomo” all’architetto Bartolomeo Triachini, uno dei più rappresentativi del ‘500 bolognese.

La costruzione rappresentava un atto di rinascita per la famiglia Malvezzi. Famiglia antica – presente a Bologna fin dal XII secolo (1176) – i Malvezzi erano stati protagonisti di sanguinose lotte cittadine e addirittura esiliati per una congiura fallita nel 1488 contro il tiranno Giovanni II Bentivoglio. Solo dopo la cacciata dei Bentivoglio (1506) poterono rientrare in città, per poi vivere un periodo di grande ascesa politica ed economica grazie anche all'acquisizione dell'eredità dei Medici (dal 1520) e alla protezione di papa Leone X.

Il Mistero del “Portico Buio”

Passeggiando lungo via Zamboni, si noterà che l’imponente facciata, organizzata su tre ordini sovrapposti (dorico, ionico e corinzio), appare schiacciata dallo stretto marciapiede. La leggenda narra che il ramo della famiglia che abitava il palazzo fu soprannominato “Malvezzi dal portico buio” proprio per l’oscurità del loggiato antistante. In realtà, gli storici moderni tendono a escludere questa interpretazione, attribuendo la penombra al portico della vicina famiglia Manzoli, ma il soprannome è rimasto nella memoria popolare di Bologna.

La Famiglia Malvezzi: Tra Politica e Poesia

Il palazzo è stato per secoli al centro della vita politica bolognese. La famiglia Malvezzi annoverò uomini d’arme, cardinali e soprattutto senatori e gonfalonieri, ricoprendo ruoli chiave nel governo cittadino.

Il personaggio che trasformò il palazzo nell’opera d’arte che ammiriamo oggi fu il conte Giovanni Malvezzi de’ Medici (1819-1892). Figura di spicco del Risorgimento e futuro sindaco di Bologna, Giovanni diede il via a partire dal 1852 a un grandioso cantiere di rinnovamento del piano nobile.

Ma il palazzo fu anche un vivace salotto letterario. La contessa Teresa Carniani Malvezzi, appassionata di lettere, accolse qui i più grandi intellettuali dell’epoca. Fu in queste stanze che il grande poeta Giacomo Leopardi, ospite della nobildonna, si innamorò perdutamente di lei. Sebbene l’amore non fu corrisposto, l’aura malinconica del poeta sembra ancora aleggiare tra le mura del palazzo, come raccontano alcune guide locali.

Un Capolavoro Barocco Immerso nel Rinascimento

Prima di salire al piano nobile, è impossibile non rimanere incantati dal grande scalone d’onore. Realizzato nel 1725 su disegno di Ferdinando Galli Bibiena – celebre scenografo e architetto – e costruito da Alfonso Torreggiani, questo scalone è un trionfo di prospettiva e movimento barocco, impreziosito da un loggiato che crea un suggestivo gioco di luci e ombre.

Le Sale del Piano Nobile: Un Viaggio nell’Arte dell’800

Il cuore del palazzo è rappresentato dalle sale decorate dall’équipe di artisti guidata da Francesco Cocchi tra il 1852 e il 1854. Il ciclo decorativo venne voluto da Giovanni Malvezzi in occasione del suo matrimonio con la marchesa Augusta Tanari. Un’occasione mondana che divenne un pretesto per «far risorgere le patrie arti» affidando i lavori ai migliori artisti locali. Ecco i due ambienti più suggestivi.

La Sala Rossa: La Danza delle Ore e l’Araldica

Un tempo sala da ballo della famiglia, la Sala Rossa è un tripudio di eleganza.
L’elemento dominante è l’affresco della volta, ispirato alla celebre “Danza delle Ore” della mitologia greca. L’ovale centrale raffigura ninfe danzanti adagiate su nuvole, circondate da amorini che intonano melodie celesti.

Le pareti, di un rosso acceso, sono rivestite di scagliola, un’antica tecnica (risalente alla tarda Roma e ripresa nel Rinascimento) che permette di imitare il marmo e le pietre dure utilizzando gesso, colle e pigmenti. L’ambiente è completato da divani capitonné, grandi specchiere in legno intagliato e lampadari monumentali.

Chi osserva con attenzione noterà gli stemmi araldici che celebrano l’unione matrimoniale della famiglia: lo scudo dei Malvezzi de’ Medici (con cinque palle e gigli) e quello dei Tanari (con fasce decorate da aquila, drago e falce di luna), che si rifà alla mitologia egizia e babilonese.

La Sala Verde: Il Trionfo di Bacco e Arianna

Passando alla Sala Verde, l’atmosfera cambia e ci si immerge in un tripudio di natura e mitologia.
Il soffitto a finta cupola racconta la storia d’amore tra Bacco e Arianna. Al centro della scena, il dio del vino trasporta la sua amata su un carro trainato da tigri, in un turbine di gioia e trasporto.

Intorno alla scena principale, si affollano satiri, sileni e amorini che compongono il corteo del Dio, mentre sulle pareti si aprono quattro lunette che incorniciano scorci di una natura idealizzata. Il camino in marmo di Carrara, con la sua imponente sovrastruttura, fu scolpito da Massimiliano Putti, stesso autore del camino in alabastro della Sala Verde.
In questa sala sono esposti anche importanti ritratti ottocenteschi, tra cui quelli dei patrioti bolognesi Lodovico Berti e Alberto Dallolio, rispettivamente opera di Giuseppe Tivoli e Gaetano Lodi.

Il Palazzo Oggi: Sede Istituzionale e Tesoro Nascosto

Nel 1931, dopo quasi quattro secoli di appartenenza alla famiglia, Aldobrandino Malvezzi vendette il palazzo alla Provincia di Bologna (oggi Città metropolitana), che qui trasferì i propri uffici.

Nonostante la sua bellezza, il palazzo ha subito alcuni interventi di adattamento nel corso del ‘900 che ne hanno alterato alcuni spazi storici. Inoltre, una parte dell’inestimabile patrimonio librario (codici e manoscritti della famiglia) fu purtroppo smembrata e venduta. Il palazzo ha poi subito danni durante il bombardamento del settembre 1943, per poi essere restaurato nel secondo dopoguerra e in anni più recenti, quando le facciate sono state oggetto di un importante restauro conservativo durato quattro anni (presentato nel volume “Palazzo Malvezzi de’ Medici a Bologna. Una storia da rivivere”).

Attualmente, il palazzo non è sempre aperto al pubblico in via continuativa, ma è possibile visitarlo in occasione di eventi speciali come le celebrazioni del patrono di Bologna (4 ottobre), il Portici Festival o durante specifiche visite guidate organizzate da Bologna Welcome.

Conclusione: Un Viaggio nel Tempo tra Fasti e Poesia

Palazzo Malvezzi de’ Medici rappresenta una tappa fondamentale per chiunque voglia comprendere la storia e l’anima artistica di Bologna. Non è solo un edificio amministrativo, ma una macchina del tempo che riporta indietro ai fasti del Rinascimento, alle passioni del Risorgimento e alla malinconia della poesia leopardiana.

Se avrete la fortuna di varcare la sua soglia in via Zamboni 13, alzate lo sguardo verso i soffitti e lasciatevi incantare dalla “Danza delle Ore” e dal carro volante di Bacco: è la magia di Bologna.

 

Aggiornato al 30/04/2026