Le Origini: Dalla Bologna Medievale alla Residenza degli Ariosti

Le fondamenta di questo scrigno di bellezze risalgono al XIV secolo, quando un ramo della potente famiglia senatoria degli Ariosti scelse questa zona per edificare la propria residenza. Immersa nel cuore della città, la loro casa divenne un punto di riferimento, grazie anche all'acquisizione di ulteriori proprietà lungo la strada nel 1414. Per quasi tre secoli, questo ramo degli Ariosti – famiglia le cui antiche origini sono legate al borgo di Riosto, nelle campagne bolognesi – contribuì alla vita politica e sociale della città.

Fu il senatore Ettore Ariosti a dare il via, nel 1540, ai primi significativi lavori di ristrutturazione. Tuttavia, il suo intervento si concentrò sugli spazi interni, mentre l'esterno mantenne un aspetto volutamente modesto e sobrio, caratterizzato da un semplice portico con pilastri in legno.

L'Età d'Oro: Il Fasto Neoclassico dei Marchesi Zagnoni

L'inizio del Settecento segnò una svolta decisiva. L'ultimo degli Ariosti abbandonò la dimora e, nel 1706, il palazzo fu acquistato da Giuseppe Maria Zagnoni, esponente di un'altra illustre casata cittadina, rinomata per la sua influenza nel mondo del diritto e per il suo mecenatismo. I nuovi proprietari non si limitarono ad abitare la casa, ma diedero vita a un ambizioso progetto di fusione, annettendo al nucleo originario le vicine proprietà di Cavazza e Poeti per creare un unico, grandioso complesso abitativo.

Per dare uniformità e monumentalità all'eterogeneo insieme architettonico, il marchese Antonio Zagnoni ottenne nel 1756 il permesso dal Senato cittadino per un radicale restyling della facciata. I lavori proseguirono sotto la guida del figlio Giuseppe, che affidò il progetto all'architetto Francesco Tadolini, uno dei maggiori interpreti del Neoclassicismo in città.

Fu così che i modesti pilastri in legno vennero sostituiti da un solenne portico scandito da cinque arcate, sorrette da colonne in pietra che ancora oggi conferiscono al palazzo il suo aspetto imponente e solenne.

La Quadreria Perduta

Oltre alla magnificenza architettonica, Palazzo Zagnoni custodiva un tesoro inestimabile al suo interno: una straordinaria quadreria. L'inventario patrimoniale redatto nel 1729 da Giulio Valeriani ci restituisce l'immagine di una collezione sfarzosa, con un'impressionante quantità di dipinti attribuiti ai più grandi maestri della scuola bolognese, accanto a celebri artisti italiani e stranieri. L'articolo originale menziona opere di Guido Reni, Guercino e i Carracci, a testimonianza della raffinatezza e della potenza economica della famiglia Zagnoni.

Purtroppo, le turbolenze politiche conseguenti all'arrivo di Napoleone e le successive difficoltà finanziarie costrinsero la famiglia a disfarsi di molte proprietà. La maggior parte della preziosa collezione d'arte, dunque, fu dispersa nel corso del XIX secolo, decretando la fine di uno dei cicli più fulgidi del collezionismo bolognese.

Il Sigillo dei Principi: L'Eredità Spada Veralli

Nel 1802, il palazzo passò ai conti Spada Veralli, una famiglia di antica nobiltà. L'acquisto del marchese Giuseppe Spada Veralli, figlio del senatore Muzio e di Teresa Pepoli, fu un evento di tale importanza da essere "suggellato" dalla pittura del loro stemma gentilizio, ancora oggi, sebbene sbiadito, visibile sul portale d'ingresso.

Sotto la loro signoria, il palazzo conobbe una nuova stagione artistica. Fu il principe Clemente Spada Veralli a commissionare un'importante campagna decorativa, che plasmò l'aspetto degli interni che possiamo in parte immaginare oggi. Tra gli artisti coinvolti, spicca la figura di Girolamo Dal Pane, pittore e decoratore bolognese che, nel 1846, affrescò le stanze con scene di divinità marine, portando un soffio di freschezza mitologica negli ambienti.

A completare il progetto decorativo in stile Impero, contribuirono altri grandi nomi dell'arte locale: lo scultore Massimiliano Putti, e i frescanti Giuseppe Badiali e Giuseppe Manfredini, che resero gli interni del palazzo un vero e proprio capolavoro dell'eclettismo ottocentesco.

Oggi: Un Club per Gentiluomini nel Cuore della Città

Dopo vari passaggi di proprietà e l'estinzione del ramo diretto degli Spada Veralli, nel 1927 il palazzo fu acquistato dal Circolo della Caccia, un esclusivo club per gentiluomini fondato a Bologna nel 1888. L'istituzione, nata da un gruppo di appassionati di caccia appartenenti all'alta società, trovò in questo scrigno di storia la sua sede definitiva e tuttora operativa.

Ancora oggi, passeggiando per i suoi ambienti, è possibile ammirare le tracce del suo glorioso passato: le statue in stucco di Apollo e Diana realizzate intorno al 1720 da Angelo Gabriello Piò, che ornano la scala minore al numero civico 27, e il rilievo con una Flora, dello stesso artista, custodito nel cortile d'onore.

Nonostante le profonde trasformazioni subite nel corso dei secoli, Palazzo Zagnoni Spada rimane un simbolo. Le sue mura raccontano il passaggio da una Bologna medievale e senatoria a una città sempre più proiettata verso il cosmopolitismo, conservando intatto il fascino di un'epoca di fasti e potere che non cessa di affascinare i visitatori più attenti.

Se vi trovate a passeggiare per via Castiglione, alzate lo sguardo verso il suo portico di pietra: vi sembrerà di vedere sfilare la storia stessa di Bologna.

 

Aggiornato al 30/04/2026