Ugo Bassi: il prete barnabita che divenne eroe del Risorgimento
Ugo Bassi (Cento, 12 agosto 1801 – Bologna, 8 agosto 1849) è stato una delle figure più affascinanti e controverse del Risorgimento italiano. Sacerdote barnabita dalla parlare infuocata, non esitò a scambiare il pulpito con il campo di battaglia, divenendo cappellano volontario nelle guerre d'indipendenza. La sua vita, intreccio indissolubile di fede cristiana e passione patriottica, si concluse tragicamente sotto il fuoco austriaco, trasformandolo in un martire laico e religioso della causa unitaria .
Dalla delusione d’amore alla vocazione religiosa
Ugo Bassi, battezzato con il nome di Giuseppe, nacque a Cento (allora nello Stato Pontificio, oggi in provincia di Ferrara) da Luigi Sante Bassi, impiegato della dogana pontificia, e Felicita Rossetti, cameriera originaria di San Felice sul Panaro . Ancora adolescente durante l’età napoleonica, studiò nel collegio barnabita di Bologna, dove entrò in contatto con gli ambienti culturali liberali. Rimase profondamente colpito dal Proclama di Rimini del 1815, con cui Gioacchino Murat parlava per la prima volta di un’Italia libera e unita; tanto che tentò di fuggire dal collegio per arruolarsi, ma venne respinto per la giovane età .
Secondo la tradizione, una delusione amorosa per la giovane Annetta Bentivoglio lo spinse a volgere lo sguardo alla vita monastica . Entrò nell'ordine dei Barnabiti (Chierici Regolari di San Paolo) e nel 1821 pronunciò i voti a Roma, nella chiesa di San Carlo al Corso. Fu proprio in questo periodo che cambiò il suo nome da Giuseppe a Ugo, in omaggio al poeta Ugo Foscolo, suo autore prediletto .
Ordinato sacerdote nel 1825, Bassi iniziò presto a dedicarsi con passione alla predicazione, un'arte in cui eccelleva per la teatralità del gesto e la passionalità del tono .
Il predicatore "pericoloso": scontri con la Chiesa e l’Austria
La fama di Ugo Bassi come predicatore cresceva rapidamente, ma altrettanto rapidamente crescevano i sospetti delle autorità. I suoi sermoni non si limitavano alla teologia: denunciavano la corruzione del clero, attaccavano l'operato della corte romana e polemizzavano violentemente contro i gesuiti .
Nel 1835, durante una predica in San Petronio a Bologna, lanciò una violenta invettiva contro “l’iniqua Roma, avara metropoli, sentina di vizi”, attirandosi le ire del cardinale Spinola e la convocazione a Roma per discolparsi . La sua vicinanza alle idee liberali e il suo stile "disordinato" gli valsero nel 1840 il divieto di predicare nello Stato Pontificio e il confino nel collegio barnabita di San Severino Marche, voluto dal cardinale Lambruschini e da papa Gregorio XVI .
Nonostante le persecuzioni, continuò a viaggiare e predicare in varie città italiane, diventando un punto di riferimento per i patrioti, ma anche un bersaglio per gli austriaci, che gli impedirono più volte l'accesso al Lombardo-Veneto .
L’eroe delle barricate: 1848-1849
Con lo scoppio dei moti rivoluzionari del 1848, Ugo Bassi trasformò la sua parola in azione. Si trovava ad Ancona quando un gruppo di volontari si apprestava a partire per la Prima Guerra d’Indipendenza. Celebrò per loro una messa di congedo e, in ginocchio, chiese di essere accettato come cappellano . Partì con loro, infondendo spirito patriottico tra le truppe.
Fu ferito a Treviso il 12 maggio 1848 e portato a Venezia, dove sostenne la causa della Repubblica di San Marco . Dopo la guarigione, tornò a Roma, dove vide la nascita della Repubblica Romana (1849). Qui conobbe Giuseppe Garibaldi, che lo nominò cappellano della sua Legione. Bassi descrisse l’incontro con l’Eroe dei Due Mondi con parole di profonda ammirazione: "Garibaldi è l’eroe più degno di poema, che io sperassi in vita mia di vedere. Le nostre anime si sono congiunte come se fossero state sorelle in cielo prima di trovarsi nelle vie della terra" .
La cattura e la fucilazione sommaria
Dopo la caduta della Repubblica Romana (3 luglio 1849), Bassi seguì Garibaldi nella tragica ritirata verso Venezia. Il gruppo, che includeva anche il patriota Giovanni Livraghi, Francesco Nullo e Angelo Brunetti (detto Ciceruacchio), si divise dopo aver raggiunto la Repubblica di San Marino .
Bassi e Livraghi proseguirono insieme, ma furono catturati dagli austriaci il 3 agosto 1849 nei pressi di Comacchio, nella locanda della Luna . Accusati falsamente di resistenza armata, vennero condotti prima a Ravenna e poi a Bologna, dove furono rinchiusi nella torretta di Villa Spada, sede del comando austriaco .
Il governatore austriaco, generale Gorzkowski, e il capitano auditore Carl Pichler von Deeben ordinarono la loro immediata esecuzione, senza alcun processo . La mattina dell’8 agosto 1849, all’alba, Ugo Bassi e Giovanni Livraghi furono condotti lungo il portico di via della Certosa, nei pressi dell’Arco del Meloncello, e fucilati . Bassi morì recitando l’Ave Maria, a soli quattro giorni dal suo quarantottesimo compleanno .
Il culto popolare e la memoria
Subito dopo l’esecuzione, il luogo del martirio divenne meta di un pellegrinaggio continuo. I bolognesi raccoglievano ciuffi d’erba intrisi del suo sangue come reliquie, e una scritta anonima sul posto recitava: “Moschettato da chi tradì Italia e Pio” .
Per impedire che la sua tomba diventasse un santuario, gli austriaci esumarono il corpo nella notte tra il 18 e il 19 agosto 1849 e lo traslarono in una fossa segreta all'interno del cimitero della Certosa di Bologna . Solo dopo la liberazione del 1859 i familiari poterono recuperare le spoglie e dar loro degna sepoltura nella tomba di famiglia, all'interno della stessa Certosa .
L’eredità di un "martire" nazionale
La figura di Ugo Bassi ha attraversato i decenni, assumendo diversi significati. Nel 1940, durante il regime fascista, i suoi resti furono solennemente traslati dalla tomba familiare al Sacrario dei Caduti della Grande Guerra, in una cerimonia che intendeva idealmente porlo "alla testa di tutti i chiamati a combattere per la grandezza della Patria" .
Oggi, Ugo Bassi è ricordato in numerose città italiane. A Bologna, il tratto centrale di via Emilia porta il suo nome, dove sorge una statua che lo raffigura . Anche Roma gli ha dedicato un busto marmoreo sul Gianicolo, tra gli eroi del Risorgimento, e una via nel quartiere Monteverde . A Cento, sua città natale, una via principale è a lui intitolata, così come a Firenze, Milano, Genova, Venezia e Palermo .
La sua figura è stata celebrata anche nel cinema: l’attore francese Jacques Perrin lo ha interpretato nel film "In nome del popolo sovrano" (1990) di Luigi Magni, che racconta gli eventi della Repubblica Romana .
La complessità della sua storia – che unisce l'abito talare alla spada, la fede in Dio all'amore per la Patria – continua a renderlo un simbolo vivo e affascinante del nostro Risorgimento.