La vita del bolognese nel XIII secolo: usi, costumi e curiosità di una delle città più vivaci d'Europa

Immaginate di passeggiare per le strette vie di Bologna nel cuore del Duecento, di solcare i suoi portici ancora in costruzione e di alzare lo sguardo verso una fitta "selva" di torri che punteggiavano il cielo. Non era una scena di un romanzo fantasy, ma lo spettacolo quotidiano di una delle città più ricche, popolose e all'avanguardia del suo tempo. Un crocevia di studenti, mercanti, soldati e dotti, dove la vita scorreva frenetica tra banchi di scuola, botteghe artigiane e taverne fumose. Questo articolo vi guiderà attraverso i dettagli più affascinanti della vita di un cittadino bolognese nel XIII secolo.


Economia e Attività Lavorative: Il Motore della "Turrita"

Se oggi Bologna è conosciuta come la "Dotta", la "Grassa" e la "Rossa", nel Duecento era soprattutto una potenza economica. Il motore di questa macchina erano le Società d'Arti (le corporazioni), associazioni di categoria che regolamentavano ogni aspetto della produzione e del commercio. Nato subito dopo la Pace di Costanza (1183), questo sistema esplose nel 1228, quando le corporazioni ottennero un peso politico determinante, arrivando a contarne 21 ufficiali.

  • I Settori Chiave: L'economia era guidata dai mercanti e dai cambiatori (banchieri), ma a questi si affiancavano figure essenziali come i notai, abbondantissimi grazie alla presenza dell'Università, e i beccai (macellai).

  • L'Artigianato di Pregio: Gli orafi (aurifices), inizialmente uniti ai fabbri, lottarono per l'autonomia, raggiungendola solo nel 1299 con uno statuto proprio, segno dell'alta specializzazione raggiunta.

  • Le Monete: Per le transazioni si usava il bolognino: inizialmente un piccolo denaro d'argento coniato dal 1191, e più tardi il "bolognino grosso" (1236) del valore di 12 denari, la moneta che fece da collante per gli scambi in tutta la regione.

Alimentazione: Le Origini della "Grassa"

Il soprannome di Bologna "la Grassa" non è una trovata moderna: già nel Medioevo era una capitale gastronomica. Tuttavia, la dieta variava enormemente a seconda del ceto sociale.

  • Il Pane Quotidiano: Per la stragrande maggioranza della popolazione, il pasto era basato su pane di varia qualità e pasta all'uovo fatta in casa (tagliatelle, lasagne). Il pane "venale", di qualità scadente e spesso mal cotto, era il cibo di molti, mentre i ricchi si concedevano il "pane di fiore".

  • La Carne e il Pesce: La carne era un lusso, riservata alle feste. Tuttavia, la vicinanza delle colline permetteva la caccia e l'allevamento. Il pesce era reperibile grazie a un mercato fiorente già nel XIII secolo, anche se spesso arrivava salato o affumicato dai mari del nord (come le aringhe, le sarâca).

  • Il Vino e le Spezie: Il vino era la bevanda universale, consumato a tutte le ore. Le spezie (pepe, zafferano, chiodi di garofano), importate a caro prezzo dai mercanti, erano il segno distintivo delle tavole aristocratiche, usate non solo per insaporire ma anche per ostentare ricchezza.

Abbigliamento: Vesti, Lusso e "Dure Leggi"

Nel Duecento l'abito non copriva solo il corpo: dichiarava lo status sociale, la ricchezza e persino la moralità. E proprio per questo, le autorità cittadine dovettero intervenire con severe leggi suntuarie (dal latino suntus, lusso) per frenare gli eccessi.

  • L'Uniforme del Potere: I ricchi mercanti e i nobili indossavano panni di lana pregiata (cremisino, rosso, blu), foderati di pelliccia di vaio o ermellino, spesso tempestati di ricami in oro e argento. Le donne ostentavano lunghe strascichi e complesse acconciature.

  • La Prima "Moda Vietata": La prima multa documentata per abuso di lusso a Bologna risale al 1276, quando una certa madonna Francesca fu denunciata per aver sfoggiato uno strascico (la "gonnella") troppo lungo durante la festa di San Domenico.

  • La regolamentazione: Le leggi stabilivano tutto: lunghezza delle maniche, numero di bottoni (e persino il loro peso), ampiezza delle vesti e quantità di oro indossabile (non più di tre chili!). Chi trasgrediva rischiava multe salate, la confisca della dote per le donne, e la reclusione per i sarti complici.

Abitudini di Vita Quotidianna: Tra Studio e Spade

La giornata tipo iniziava all'alba. Le case, spesso in legno e con sporti che si toccavano tra loro rendendo le stradine buie, si affacciavano su una città in continua evoluzione.

  • L'Assalto alle Torri: Camminare per Bologna significava zigzagare tra decine di torri gentilizie. Nel periodo di massimo splendore se ne contavano fino a 180, costruite dalle famiglie nobili come simbolo di prestigio e difesa. Oggi ne sopravvivono poco più di 20.

  • La Vita degli Studenti: L'Università era il cuore pulsante. Studenti da tutta Europa (francesi, tedeschi, inglesi) si organizzavano in "Nazioni" per proteggersi a vicenda. Le lezioni si tenevano nelle chiese di San Domenico e San Procolo, dove si discuteva accanitamente di diritto o medicina. Il celebre medico Guillielmus de Saliceto (1210-1280), professore a Bologna, rivoluzionò la chirurgia promuovendo l'uso del bisturi e dell'igiene, anticipando i tempi di secoli.

  • Il Gioco e lo Svago: Non solo studio e lavoro. Tra la nobiltà era diffuso il gioco da tavolo "pela il chiù" (letteralmente "pela il più"), un antenato del backgammon dove si lanciavano tre dadi su un tabellone ovale. Le piazze e le strade erano animate da giocolieri, musici e, purtroppo, anche da frequenti scontri tra fazioni rivali.

Curiosità: Un Primato Mondiale Dimenticato

Bologna detiene un primato storico di straordinaria modernità. Il 25 agosto 1256, con la legge del Liber Paradisus ("Libro Paradiso"), il Comune di Bologna decretò l'abolizione della servitù della gleba e la liberazione di circa 6.000 servi, riscattandoli dai loro padroni. Il comune pagò 54.014 lire bolognesi per riscattare questi uomini e donne, diventando la prima città al mondo a compiere questo atto di emancipazione. Un evento epocale, se si pensa che in gran parte d'Europa la servitù sarebbe sopravvissuta per secoli.

FAQ - Domande Frequenti su Bologna nel XIII Secolo

  • Cosa mangiava un povero rispetto a un ricco?

    • Poveri: Pane scuro, minestre di legumi e castagne, e raramente pesce salato. La carne era un evento eccezionale.

    • Ricchi: Carni pregiate (cinghiale, capriolo), pesce fresco, pane bianco, abbondante vino e dolci speziati.

  • Perché ci sono così poche torri oggi?

    • Molte furono "mozzate" (accorciate) o demolite nel corso del XIII secolo per ragioni di sicurezza o per ordine del Comune, che vedeva nelle torri eccessivamente alte un simbolo di potere troppo individuale e pericoloso per la stabilità cittadina.

  • Quali erano le pene per chi violava le leggi sul lusso?

    • Multe pecuniarie pesanti, confisca dell'indumento, confisca della dote per le donne (che era la loro sicurezza economica) e punizione per il sarto che aveva confezionato il capo incriminato.

  • Che lingua si parlava a Bologna nel 1200?

    • Il latino era la lingua della legge, della chiesa e dell'Università. Il volgare bolognese (un dialetto italo-romanzo) era la lingua parlata quotidianamente nelle case, nelle botteghe e nelle taverne.

  • Cosa studiavano gli studenti a Bologna?

    • Prevalentemente Diritto (civile e canonico), che era il fiore all'occhiello dell'ateneo. Nel corso del secolo prese sempre più piede la Medicina, grazie a maestri come Taddeo Alderotti e Guglielmo da Saliceto.

Aggiornato al 22/04/2026