Benvenuti a Bononia, la "nuova" Bologna
Nell'anno 189 a.C., circa tremila coloni – molti dei quali erano veterani dell’esercito romano – si stabilirono nell’area dell’antico insediamento gallico dei Boi, segnando la nascita ufficiale di Bononia, l’odierna Bologna. La nuova colonia sorgeva in una posizione già strategica: un crocevia naturale tra la pianura padana e gli Appennini, che sarebbe diventato ancora più centrale con la successiva costruzione della Via Emilia (187 a.C.), voluta dal console Marco Emilio Lepido.
Per quasi sette secoli – dal II secolo a.C. fino al V secolo d.C. – Bononia fu un vivace centro amministrativo, commerciale e culturale. Il suo impianto urbanistico a scacchiera, con il cardine (l’odierna via Galliera–via Val d’Aposa) e il decumano massimo (via Rizzoli–via Ugo Bassi) che si incrociavano nel Foro (oggi sotto piazza Maggiore e la Sala Borsa), rappresentava il cuore pulsante della vita pubblica.
Economia e attività lavorative: La prosperità di Bononia
L’economia di Bononia, come quella dell’intero mondo romano, poggiava su tre pilastri: l’agricoltura, il commercio e l’artigianato.
Un territorio fertile e ben organizzato
I Romani applicarono alla campagna bolognese il sistema della centuriazione: il territorio venne suddiviso in grandi quadrati (le centurie) di circa 710x710 metri, ciascuno frazionato in lotti assegnati ai coloni. La pianura, resa fertile da bonifiche e canali, produceva cereali, ortaggi, vite e olivo. I rilievi appenninici offrivano legname per l’edilizia e la cantieristica, oltre a minerali come il gesso, utilizzato ampiamente nelle costruzioni.
Commercio e vie di comunicazione
Situata lungo la Via Emilia, Bononia divenne un prosperoso centro di scambi commerciali tra l’Adriatico e il Mediterraneo. Il porto fluviale sul fiume Reno – oggi scomparso – permetteva il trasporto di merci pesanti verso il Po e il mare. La città vantava un macellum (mercato coperto) collocato tra la basilica e i templi del Foro, dove si svolgeva il commercio quotidiano di derrate e oggetti.
Mestieri e corporazioni
Le epigrafi conservate nel lapidario romano testimoniano un’ampia gamma di professioni: mercanti, artigiani del cuoio e del metallo, muratori, pittori, medici e istruttori di gladiatori. I Romani, fieri del proprio lavoro, organizzavano spesso collegia (corporazioni) che riunivano gli addetti a uno stesso mestiere, svolgendo anche funzioni assistenziali e religiose.
“Se condotto in modo industrioso, il lavoro portava lauti guadagni.”
Struttura sociale e politica: L’amministrazione della città romana
Da colonia a municipio
Bononia nacque come colonia latina: i coloni godevano di alcuni diritti (come il commercium e il connubium), ma non della piena cittadinanza romana. Questo status mutò radicalmente nell’88 a.C., quando Bononia divenne municipium: i suoi abitanti acquisirono la cittadinanza romana a tutti gli effetti. La città conservava tuttavia ampia autonomia amministrativa: eleggeva propri magistrati (duoviri, edili, questori), batteva moneta locale e gestiva le finanze e i lavori pubblici.
Le classi sociali
La società di Bononia era piramidale e fortemente gerarchizzata:
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Decurioni (ordo decurionum): L’élite locale, composta da ex magistrati e grandi proprietari terrieri. Sedevano nel consiglio cittadino e finanziavano monumenti, spettacoli e terme.
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Ceto equestre: Imprenditori e commercianti arricchiti, spesso coinvolti negli appalti pubblici.
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Plebe (plebs): Artigiani, piccoli commercianti, salariati e liberti (schiavi affrancati).
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Schiavi (servi): Privi di diritti, impiegati nei lavori domestici, agricoli e nei servizi pubblici.
Religione: Un melting pot spirituale
Il panorama religioso di Bononia era straordinariamente vario, capace di fondere tradizioni romane, locali e orientali.
Il culto di Iside: un’eco d’Egitto sotto le Due Torri
Una delle testimonianze più affascinanti è il culto della dea egizia Iside, molto popolare in città. Una pregiata epigrafe in marmo bianco (metà I–fine II sec. d.C.), oggi ancora murata nella chiesa di SS. Vitale e Agricola in piazza Santo Stefano, riporta la dedica di Sestilia Omulla, una ricca matrona che incaricò il proprio liberto Aniceto di collocare una targa votiva alla dea. Sotto il complesso delle Sette Chiese doveva sorgere un Iseo, un tempio dedicato a Iside, e colonne romane riutilizzate in epoca medievale ne conservano ancora la memoria.
Culti orientali e tradizionali
Oltre a Iside, a Bononia fiorirono presto altri culti orientali: Giove Dolicheno (divinità siriana), Mitra e Bacco. Non mancavano le tradizionali divinità romane: Giove, Giunone, i Lari (protettori dei crocicchi e della famiglia) e i Penati. Un’iscrizione del I sec. d.C., rinvenuta sotto l’attuale Monte di Pietà, ricorda il ripristino di un sacello dei Lari pubblici a seguito del devastante incendio del 53 d.C., finanziato dai questori municipali Lucio Minicio Paullino e Marco Papuleio Latrone.
I primi segni del cristianesimo
Con l’avanzare dell’Impero, a Bononia cominciarono a diffondersi anche i primi nuclei cristiani. La tradizione colloca già nel IV secolo la presenza di una comunità organizzata, che avrebbe lasciato tracce nelle catacombe e nei luoghi di culto sotterranei come la cripta dei Santi Vitale e Agricola (IV–V sec.), che sorge probabilmente su una precedente arena romana adibita a spettacoli e martiri.
Alimentazione: La dieta dei bolognesi nell’antica Roma
L’immagine di Bologna come “città grassa” affonda le sue radici proprio nell’epoca romana. Bononia era rinomata per l’abbondanza di cibo e la qualità dei suoi prodotti.
La base della dieta
La puls (una sorta di polenta di farro o miglio) e il pane costituivano l’alimento quotidiano per tutte le classi sociali. I più abbienti potevano permettersi carni (soprattutto maiale, allevato in gran numero nelle campagne), pesce di fiume e salmone affumicato proveniente dalle rotte commerciali. Il territorio forniva inoltre formaggi (pecorino, ricotta), legumi (lenticchie, fave, ceci), verdure e frutta (fichi, uva, mele).
Vino, olio e garum
Vino e olio d’oliva erano prodotti di punta dell’export locale. Le anfore ritrovate negli scavi testimoniano un vivace commercio di vino verso le province settentrionali e la Gallia. Molto usato era anche il garum, una salsa di pesce fermentato, importata dalle coste adriatiche o prodotta localmente.
Un assaggio dalla cucina romana
Una semplice ricetta dell’epoca, tramandata da fonti antiche e riproposta in eventi didattici del Museo Archeologico, prevedeva: ricotta di pecora (2,5 kg), farina (120 g), un uovo, sale, olio d’oliva e foglie di alloro – un impasto probabilmente cotto al forno o sulla brace. I pasti non erano rigidamente scanditi: la cena (il pasto principale) si consumava nel tardo pomeriggio, spesso in compagnia, sdraiati su letti (letti tricliniari) nelle case patrizie.
Abbigliamento: Abiti, tessuti e ornamenti personali
Abiti comuni
L’abbigliamento dei cittadini di Bononia ricalcava le mode dell’Urbe. La tunica (tunica), un indumento di lana o lino a maniche corte, era il capo base per uomini, donne e bambini. I più abbienti indossavano sopra la tunica la toga (per i cittadini maschi) o la stola (per le donne). La qualità del tessuto e la presenza di fasce color porpora (clavi) segnalavano lo status sociale: più ampie e preziose erano le fasce, più alto era il rango.
Calzature e accessori
I calzari variavano a seconda del sesso e della condizione: i calcei (sandali chiusi) per i cittadini, le semplici soleae (sandali) per l’uso domestico, i caligae (calzari chiodati) per i soldati. Uomini e donne indossavano anelli (spesso sigillo), fibule (spille per fermare la tunica) e collane. I bambini portavano la bulla, un amuleto in cuoio o metallo contenente oggetti apotropaici, che veniva deposto al raggiungimento della maggiore età.
Produzione tessile
A Bononia fiorivano le fabbriche di tessuti, che impiegavano una manodopera specializzata (fulloni, tintori, tessitori). Lana e lino venivano lavorati localmente, mentre tessuti più pregiati (seta, cotone) arrivavano dalle province orientali attraverso la rete commerciale.
Abitudini di vita quotidiana: Routine e spazi urbani
Le terme: benessere e socialità
La vita dei bolognesi ruotava attorno al Foro, ai mercati e soprattutto alle terme. Già all’inizio del I secolo d.C., l’imperatore Augusto fece costruire a Bononia un impianto termale pubblico, situato nei pressi dell’attuale via Saragozza. L’impianto, distrutto da un incendio, fu ricostruito da Nerone (o forse da Caligola), che aveva un legame speciale con la città. Le terme erano articolate in tre ambienti principali:
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Frigidarium: vasca di acqua fredda.
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Tepidarium: ambiente tiepido per la preparazione.
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Calidarium: vasca di acqua calda, riscaldata da un sistema di ipocausto (aria calda che circolava sotto il pavimento e nelle pareti).
Oltre alla funzione igienica, le terme erano luoghi di incontro, discussione politica e persino affari commerciali. Nel II secolo d.C., il facoltoso Tito Aviasio Servando lasciò un’ingente somma (400.000 sesterzi) per garantire l’accesso gratuito alle terme augustee ad adulti e bambini di entrambi i sessi.
L’acquedotto: un capolavoro di ingegneria
Per alimentare le terme e le fontane pubbliche, i Romani costruirono un acquedotto che captava le acque del torrente Setta (presso l’odierna Sasso Marconi) e le convogliava in città attraverso una galleria sotterranea di circa 19 km, con un dislivello massimo di soli 18 metri. La portata giornaliera era di circa 35.000 metri cubi, sufficiente per una popolazione stimata tra 25.000 e 30.000 abitanti. Oggi è ancora possibile visitare un breve tratto di questo straordinario cunicolo nell’Oasi Naturale di San Gherardo.
Spettacoli e cultura
Bononia disponeva di un teatro romano (considerato il più antico teatro in muratura dell’architettura romana, risalente all’80 a.C. circa), situato sotto l’odierna via de’ Carbonesi. Vi si tenevano rappresentazioni teatrali, letture pubbliche e assemblee. Nelle vicinanze sorgeva un’arena (anfiteatro) per i giochi gladiatorii e le esecuzioni capitali, poi sostituita dalla cripta paleocristiana dei SS. Vitale e Agricola.
La casa: domus e insulae
Le classi abbienti abitavano nelle domus, eleganti residenze urbane con atrio, cubicula (camere), triclinio (sala da pranzo) e pavimenti a mosaico. La maggior parte della popolazione viveva invece nelle insulae, condomini di più piani spesso angusti e privi di servizi igienici individuali (si usavano le latrine pubbliche o i vasi da notte).
Curiosità e scoperte archeologiche
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Pavimentazione romana ancora visibile: Nel 1959, durante alcuni scavi, fu scoperto un tratto di strada lastricata con basoli in pietra che conserva ancora i solchi profondi lasciati dai carri dell’epoca. Lo si può ammirare nel sottopasso di piazza Minghetti.
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Il più antico teatro in muratura del mondo romano: Il teatro di Bononia (80 a.C. circa) precedette di quasi trent’anni il teatro di Pompeo a Roma (55 a.C.).
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Selenite: Un materiale da costruzione molto diffuso a Bononia era la selenite, una varietà di gesso cristallino che conferiva un aspetto brillante agli edifici. I blocchi di selenite furono poi reimpiegati in epoca medievale e sono ancora visibili in alcune chiese.
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Un “posto fisso” di lusso: Nel III secolo d.C., un certo Caio Legianno Vero fece incidere una sorta di “pubblicità” in cui offriva, nelle sue terme suburbane, gli stessi comfort e servizi delle terme pubbliche cittadine.
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I Lari, spiriti del crocicchio: I Lari pubblici erano venerati ai crocicchi delle strade. La loro “repositio” (ricollocazione) nel I secolo d.C. fu un evento così importante da essere immortalata in una lastra di marmo rosso veronese, oggi conservata al Museo Civico Archeologico.
FAQ – Domande frequenti su Bologna nell’Epoca Romana
1. Quando è stata fondata esattamente Bononia?
La colonia latina di Bononia fu fondata nel 189 a.C. per volere del Senato romano, dopo la sconfitta dei Galli Boi. La supervisione fu affidata ai consoli Marco Emilio Lepido, Cneo Bebio Tamfilo e Lucio Valerio Flacco.
2. Cosa significa il nome “Bononia”?
Deriva probabilmente da una parola celtica (bona) che significava “città”, “luogo fortificato” o “fondazione”. I Romani ripresero e latinizzarono il nome preesistente all’epoca dei Galli Boi.
3. Quanti abitanti aveva Bononia al suo apice?
Durante l’età imperiale, Bononia raggiunse i 20.000–30.000 abitanti, una cifra notevole per l’epoca.
4. Esistono ancora resti romani visibili a Bologna?
Sì, moltissimi. Tra i più significativi: il tratto di strada romana sotto piazza Minghetti, i resti del teatro in via de’ Carbonesi, la cisterna romana in via Val d’Aposa, il Cippo di Sacerno (che ricorda l’incontro del Secondo Triumvirato nel 43 a.C.) e numerosi reperti esposti al Museo Civico Archeologico.
5. Che rapporto c’era tra Bononia e la Via Emilia?
La Via Emilia (187 a.C.) fu costruita per collegare Rimini a Piacenza. Bononia, situata esattamente a metà strada, divenne un nodo strategico per il controllo militare, il commercio e la comunicazione in tutta la Gallia Cisalpina.
6. Perché Bologna è chiamata “la grassa”?
L’appellativo “Bononia pinguis” (Bologna grassa) risale proprio all’epoca romana e sottolineava l’abbondanza di cibo, la fertilità del territorio e l’efficienza del mercato cittadino, capace di attrarre visitatori e studenti.
7. Quale imperatore era particolarmente legato a Bononia?
Nerone, che da giovane intervenne in Senato per ottenere fondi per la ricostruzione della città dopo il grande incendio del 53 d.C. Nerone era molto affezionato a Bononia e probabilmente fu lui a ricostruire le terme augustee.
