La Felsina nel Secolo dei Lumi
Il XVIII secolo, noto come il Secolo dei Lumi, fu per Bologna un'epoca di straordinari contrasti. Da un lato, l'aurea mediocritas del governo pontificio che garantiva stabilità; dall'altro, l'emergere di nuove élite colte e di un vivace fermento illuminista che avrebbero scosso le fondamenta della società aristocratica.
Città orgogliosa del suo Studio (l'Università) e del suo ruolo di seconda capitale dello Stato della Chiesa, Bologna si presentava come un microcosmo dove le antiche tradizioni si mescolavano alle nuove idee provenienti dall'Europa. Che si trattasse di un nobile intento a mostrare la sua ricchezza in una villa di campagna o di un umile artigiano intento a tessere la seta lungo i canali della città, la vita del cittadino bolognese era scandita da ritmi precisi, da una gerarchia sociale immutabile e da una profonda devozione religiosa.
Economia e Attività Lavorative: L'Oro di Bologna era la Seta
Il Regno della Seta
L'economia bolognese del XVIII secolo era dominata da un settore di eccellenza che ne aveva decretato la ricchezza per secoli: la lavorazione della seta. Questo comparto, sviluppatosi dal XIV secolo, si basava su un'avanzata tecnologia idraulica e su un'organizzazione imprenditoriale del lavoro all'avanguardia per l'epoca.
La produzione era divisa in due rami principali: l’"Opera Bianca", che lavorava la seta locale per produrre veli lisci e crespi, e l’"Opera Tinta", che utilizzava seta grezza per realizzare pregiati drappi e organzini. La fama di questi manufatti varcava i confini nazionali: i mercanti bolognesi esportavano i loro prodotti a Venezia, in Francia, Germania, Fiandre, Inghilterra e persino nell'Impero Ottomano.
Le Corporazioni e i Mestieri
L'intera vita lavorativa era regolamentata dalle antiche "Società d'Arti", le corporazioni che organizzavano e tutelavano le diverse categorie professionali. La loro influenza, sebbene in declino rispetto ai secoli precedenti, era ancora un pilastro della società. Tra le più importanti vi erano quelle dei Mercanti, dei Cambiatori, dei Notai e dei Beccai (macellai). I facchini, detti popolarmente "buli", costituivano una presenza fondamentale e caratteristica nel traffico cittadino.
Tuttavia, verso la fine del secolo, l'industria serica iniziò a mostrare i primi segni di una crisi irreversibile, aggravata dall'instabilità politica e dalla crescente concorrenza dei setifici francesi di Lione, che stavano imponendo nuovi gusti e mode.
Struttura Sociale e Politica: Il Governo del Papa e dei Senatori
Il "Governo Misto"
Bologna era una città dello Stato Pontificio, ma godeva di una certa autonomia grazie a un complesso sistema di governo "misto". Il potere era condiviso tra il Legato pontificio, solitamente un cardinale nominato dal papa, e le magistrature cittadine.
Il Legato, che risiedeva nel Palazzo Pubblico (Palazzo d'Accursio), rappresentava l'autorità diretta di Roma. Di fronte a lui, il Senato bolognese (detto anche Reggimento) era l'organo che esprimeva l'oligarchia cittadina. Composto da 40, poi 50 membri provenienti dalle più influenti famiglie nobili, il Senato eleggeva al suo interno il Gonfaloniere di Giustizia, il quale restava in carica solo due mesi, e gli otto Anziani (due per ogni quartiere cittadino). Questo sistema di contrappesi garantiva una certa stabilità, ma anche un acceso conflitto di competenze tra l'autorità papale e l'aristocrazia locale.
La Società dei Tre Ordini
La società bolognese del Settecento era rigidamente divisa in tre ordini:
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Nobiltà: Un'aristocrazia feudataria che, nel corso del secolo, raggiunse i fastigi della propria vanità, spendendo ingenti somme in villeggiatura, carrozze, ricevimenti e cacce. Tuttavia, non era un ceto monolitico: spesso chiuso e geloso dei propri privilegi, fu criticato aspramente da figure come Papa Benedetto XIV.
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Ceto Intermedio (Notabilato): Un ceto in ascesa composto da medici, avvocati, mercanti e banchieri. Senza titoli nobiliari ma con grandi ricchezze e cultura, fu il motore del rinnovamento culturale e scientifico della città.
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Popolo: La grande massa di artigiani, bottegai, lavoranti e contadini, che viveva in condizioni di grande precarietà e fatica.
Religione: La Pietà e le Confraternite
Nel XVIII secolo, la religione permeava ogni aspetto della vita pubblica e privata. Bologna, cuore dello Stato Pontificio, era una città di santi, chiese e rituali. La presenza del Cardinale Legato (spesso un futuro papa, come Prospero Lambertini, poi Benedetto XIV) testimoniava il legame indissolubile tra potere temporale e spirituale.
Un ruolo centrale nella religiosità popolare era svolto dalle confraternite. Queste associazioni laicali, dedite alla preghiera, alla penitenza e alle opere di carità, erano un fenomeno di massa. All'arrivo di Napoleone alla fine del secolo, a Bologna erano attive circa una sessantina di confraternite, oltre a numerose congregazioni minori. Per il cittadino comune, appartenere a una confraternita significava partecipare attivamente alla vita della Chiesa, ricevere assistenza in caso di malattia e assicurarsi un posto nella memoria collettiva con solenni processioni e funerali.
Alimentazione: La Nascita di Bologna la Grassa
Anche nel Settecento, il celebre soprannome di "Bologna la Grassa" era già una realtà consolidata, almeno per i ceti abbienti.
Pasta e Pane
Il caposaldo dell'alimentazione era la pasta all'uovo fatta in casa, declinata in una miriade di formati come tagliatelle, lasagne, gramigna, maccheroni e tortellini. Per il popolo, il pane rappresentava l'alimento base quotidiano, sebbene la qualità variasse enormemente: il pane di lusso ("di fiore") per i ricchi, il pane "venale" (con crusca) per i poveri.
Carne e Condimenti
I documenti dell'epoca, come i registri delle spese dei collegi, mostrano una dieta ricca e varia per le classi agiate: accanto a pane e pasta, non mancavano mai le uova, i salumi, il maiale (lonza, "codighino") e il manzo. Una volta alla settimana, per osservare il precetto religioso, veniva servito il pesce. I condimenti erano generosi: olio, lardo e burro erano alla base di molte preparazioni.
La Rivoluzione del Pomodoro
Fu proprio in questo secolo che fece la sua comparsa sulle tavole bolognesi un ingrediente destinato a rivoluzionarne la cucina: il pomodoro. Inizialmente considerato una pianta ornamentale, iniziò a essere utilizzato in cucina, comparendo negli acquisti di frutta e verdura insieme a carciofi, finocchi e cocomeri.
Abbigliamento: Tra Moda Francese e Tradizione Locale
L'Eleganza della Seta
L'abbigliamento nel XVIII secolo era il principale indicatore dello status sociale. I tessuti pregiati prodotti localmente, in particolare il velo di seta, erano molto apprezzati. Le nobildonne utilizzavano questo velo leggero e trasparente per mantelli, fazzoletti da testa e i celebri fisciù (sciarpe) a guarnizione della scollatura.
Il Costume dei "Buli"
Un caso singolare e pittoresco era l'abbigliamento dei facchini, i "buli". Nei giorni di festa, sfoggiavano un costume vistoso e codificato: giacchetta di velluto blu, camicia bianca ricamata con un fazzoletto di seta rossa annodato al collo, calzoni a campana marroni e l'immancabile cappello a cilindro color cenere. Le loro donne, le "bule", indossavano invece vesti di seta colorate, scialli ricamati e capelli raccolti in elaborate trecce sostenute da enormi pettini.
L'Influenza Francese
Verso la fine del secolo, l'ideale di semplicità e natura ispirato a Rousseau e la moda proveniente dalla Francia portarono a un abbigliamento più sobrio. Per gli uomini, arrivarono i calzoni lunghi e i soprabiti abbottonati; per le donne, corsetti e guardinfanti furono accantonati in favore di vesti più leggere.
Abitudini di Vita Quotidiane: Rituali e Convivialità
La Politica a Tavola
Un'usanza curiosa e assolutamente peculiare della Bologna settecentesca era la somministrazione del vitto quotidiano al Gonfaloniere e agli otto Anziani. Mentre discutevano gli affari di stato, questi magistrati consumavano un lauto pasto, un modo per sdrammatizzare i conflitti e rendere più "dolce" la gestione del potere, unendo la buona politica alla buona tavola.
Il Piacere della Villeggiatura
Per la nobiltà, la vita cittadina lasciava spesso il posto alla villeggiatura nelle magnifiche residenze patrizie della campagna circostante. I nobili abbandonavano i loro palazzi in città per dedicarsi allo svago, alle cacce, ai ricevimenti e al lusso sfrenato, spesso intaccando i patrimoni familiari in questo stile di vita dispendioso.
L'Istituto delle Scienze
La vita culturale cittadina era animata dall' Istituto delle Scienze, fondato nel 1711 dal generale e scienziato Luigi Ferdinando Marsili. Dotato di laboratori, osservatorio astronomico e una ricchissima biblioteca, divenne il fulcro dell'Illuminismo bolognese. La sua fondazione permise l'ingresso nella comunità scientifica di figure eccezionali come la fisica Laura Bassi, una delle prime donne laureate al mondo.
Curiosità: I Segreti di Bologna nel Settecento
La Bologna del Settecento era già una città ricca di misteri e aneddoti, molti dei quali sono diventati le celebri leggende della città:
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Il "Telefono senza fili" del Podestà: Sotto il Voltone del Palazzo del Podestà, in Piazza Maggiore, esiste un effetto acustico unico: due persone che parlano sottovoce agli angoli opposti dell'arco possono sentirsi perfettamente, come in un moderno telefono.
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Le Frecce di Corte Isolani: Nel portico di Strada Maggiore, sono ancora visibili tre frecce conficcate nel soffitto di legno. La leggenda narra che furono scoccate da tre briganti che volevano uccidere un nobile, ma furono miracolosamente deviate.
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Il Segreto del Nettuno: La celebre Fontana del Nettuno di Giambologna nasconde un dettaglio ironico: osservando la statua da via Indipendenza, il pollice della mano sinistra del dio sembra alludere a un attributo maschile, uno scherzo artistico che ha alimentato le cronache per secoli.
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La Scritta "Panis Vita, Canabis Protectio, Vinum Laetitia": Sotto un portico di via Indipendenza, una frase in latino riassume lo spirito dei bolognesi: "Il pane è vita, la canapa è protezione, il vino è gioia".
FAQ - Domande Frequenti su Bologna nel XVIII Secolo
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Chi governava Bologna nel 1700?
Bologna era governata da un "governo misto": il Legato pontificio (un cardinale) rappresentava il Papa a Roma, mentre il Senato cittadino, composto da nobili locali, gestiva gli affari interni della città. -
Come si chiamava l'Università di Bologna nel Settecento?
Era chiamato "Studio". Nel XVIII secolo, l'Università attirò l'attenzione dei sovrani illuminati, ma fu anche al centro di dibattiti sulla riforma dell'insegnamento, con figure di spicco come Luigi Ferdinando Marsili che promossero l'educazione scientifica. -
Perché Bologna era famosa nel Settecento?
Era famosa in tutta Europa per tre motivi principali: la sua antica e prestigiosa Università (lo Studio); la sua opulenta e ricercata cucina (Bologna la Grassa); e la sua fiorente industria della seta, che esportava in tutto il continente. -
Quale papa era originario di Bologna nel Settecento?
Papa Benedetto XIV, al secolo Prospero Lambertini. Prima di diventare papa, fu cardinale e vescovo di Bologna, dove si distinse per il suo spirito riformatore e per aver favorito l'emergere del notabilato colto e la ricerca scientifica. -
Quali erano i piatti tipici dei bolognesi nel Settecento?
La dieta era basata su pasta all'uovo fatta in casa (tagliatelle, lasagne, tortellini), pane, carni (soprattutto maiale e manzo), salumi, e cominciava a includere il pomodoro, un ingrediente che avrebbe rivoluzionato la cucina locale. -
Cosa mangiavano i poveri a Bologna nel Settecento?
I ceti meno abbienti si nutrivano principalmente di pane scadente (pane venale) e polenta (a base di farina di mais o castagne), consumando la carne solo in rare occasioni, come le festività religiose. Le castagne erano un alimento fondamentale, soprattutto per le popolazioni di montagna, consumate bollite, arrosto o ridotte in farina.