Genesi e Sviluppo di Bononia: Archeologia, Diritto e Urbanistica della Bologna Romana (189 a.C. - V sec. d.C.)
La fondazione della colonia latina di Bononia nel 189 a.C. non rappresenta esclusivamente un evento cronologico isolato, bensì il culmine di una complessa strategia geopolitica di Roma volta alla completa sottomissione e integrazione della Gallia Cisalpina.1 Questo processo, che trasformò l'insediamento celtico dei Galli Boi in una delle città più floride dell'Italia settentrionale, si inserisce in un quadro di espansione imperiale che combinava la forza delle legioni con la precisione dell'ingegneria e la solidità del diritto.3 La città di Bologna, precedentemente nota come Felsina sotto l'egemonia etrusca, divenne così un fulcro vitale per il controllo del territorio padano, agendo come nodo nevralgico tra la Via Emilia e le rotte commerciali transappenniniche.5
Il contesto storico: dalla Felsina etrusca al dominio dei Galli Boi
Prima che le aquile romane giungessero nella pianura bolognese, il territorio aveva già vissuto fasi di grande splendore culturale e commerciale. Tra il IX e l'VIII secolo a.C., la civiltà villanoviana aveva stabilito i primi nuclei abitativi composti da villaggi di capanne, le cui tracce archeologiche riemergono ancora oggi negli strati più profondi dell'abitato moderno.7 Tuttavia, fu tra il VI e il V secolo a.C. che l'insediamento assunse le caratteristiche di una vera e propria città carovaniera con il nome di Felsina.5 Posta al centro del sistema di scambi che collegava il porto adriatico di Spina con l'Etruria tirrenica, la città prosperò grazie al controllo dei valichi appenninici e alla fertilità delle terre circostanti.5
Il declino dell'assetto etrusco fu decretato dalle invasioni celtiche del IV secolo a.C. (circa 358-354 a.C.), quando la tribù dei Galli Boi occupò la regione, cacciando le popolazioni locali e destrutturando l'urbanistica monumentale preesistente.2 Sotto il dominio boio, Felsina subì una regressione insediativa: l'organizzazione urbana si frantumò in nuclei sparsi di modesta fattura, caratterizzati da costruzioni in legno e tetti di paglia.8 Sebbene le fonti classiche come Polibio dipingano spesso i Celti come popolazioni barbare e poco coese, la loro presenza militare rappresentò per Roma una minaccia costante che richiese decenni di campagne belliche per essere neutralizzata.3
La sottomissione militare della Gallia Cisalpina
L'interesse di Roma per l'area padana si intensificò nel III secolo a.C., guidato dalla necessità di creare un cuscinetto difensivo contro le incursioni provenienti dal nord Europa. Dopo la decisiva vittoria nella battaglia di Talamone (225 a.C.), le legioni romane iniziarono una penetrazione sistematica nei territori dei Boi e degli Insubri.3 Nonostante l'interruzione causata dalla Seconda Guerra Punica e dall'alleanza dei Galli con Annibale, Roma riprese il controllo con vigore all'inizio del II secolo a.C.
La sconfitta definitiva dei Galli Boi avvenne nel 196 a.C. per mano dei consoli Marco Claudio Marcello e Lucio Furio Purpurione.1 Questa vittoria non portò solo alla sottomissione militare, ma alla confisca di gran parte del territorio boio, che fu dichiarato ager publicus e destinato alla colonizzazione. L'insediamento celtico fu smantellato o inglobato, ponendo le basi per la fondazione di una nuova entità urbana che avrebbe preso il nome di Bononia.2
| Periodo | Popolazione Dominante | Evento Chiave | Impatto Urbanistico |
| IX - VIII sec. a.C. | Villanoviani | Primi insediamenti |
Capanne sparse e necropoli a pozzo 7 |
| VI - V sec. a.C. | Etruschi | Fondazione di Felsina |
Città organizzata, nodo carovaniero 5 |
| IV - II sec. a.C. | Galli Boi | Invasione Celtica |
Abitati destrutturati, edilizia in legno 2 |
| 189 a.C. | Romani | Fondazione di Bononia |
Impianto ortogonale, mura, foro 2 |
La fondazione della colonia latina nel 189 a.C.
Il 30 dicembre del 189 a.C. (indicato dalle fonti antiche come tre giorni prima delle calende di gennaio del 565 dalla fondazione di Roma), il Senato romano autorizzò formalmente la deduzione della colonia latina di Bononia.2 La scelta dello status di "colonia latina" era strategica: a differenza delle colonie romane, i cui abitanti mantenevano la piena cittadinanza dell'Urbe, le colonie latine godevano di una maggiore autonomia amministrativa locale ma offrivano diritti politici limitati a Roma, fungendo da avamposti militari autosufficienti in territori potenzialmente ostili.2
La supervisione dell'operazione fu affidata a un collegio di tre magistrati, i triumviri coloniae deducendae. Le fonti, in particolare Tito Livio nel suo Ab Urbe Condita, identificano i triumviri in Lucio Valerio Flacco, Marco Atilio Serrano e Lucio Valerio Tappone.2 Questi magistrati coordinarono l'invio di circa 3.000 coloni, molti dei quali erano veterani dell'esercito romano che avevano partecipato alle guerre galliche o alla difesa contro Annibale.1
Distribuzione del territorio e agrimensura
L'atto della fondazione non riguardava solo l'area urbana, ma una vasta porzione di territorio agricolo circostante, sottratto ai Boi. L'assegnazione delle terre seguiva criteri gerarchici precisi, volti a stabilizzare socialmente la colonia:
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Equites (Cavalieri): Ricevettero lotti di 70 iugeri ciascuno (circa 17,5 ettari).2
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Pedites (Fanti): Ricevettero 50 iugeri (circa 12,5 ettari).2
Queste quote erano considerevolmente elevate rispetto ad altre colonie del tempo, evidenziando il desiderio di Roma di rendere Bononia un polo di attrazione per coloni capaci di difendere e mettere a frutto terre fertili ma insidiose.11 La divisione dei campi fu operata tramite la centuriazione, un sistema di agrimensura basato su assi ortogonali (limiti) che ancora oggi modella la viabilità rurale della pianura bolognese, visibile nelle strade perfettamente rettilinee che si dipartono dal centro storico.8
Urbanistica romana: il modello della città perfetta
Bononia fu progettata seguendo i rigorosi canoni dell'urbanistica coloniale repubblicana. L'orientamento della città non fu casuale, ma allineato agli assi cardinali per ottimizzare l'esposizione solare e il deflusso delle acque.6 Il cuore dell'impianto era l'incrocio tra il Decumano Massimo e il Cardo Massimo.
Il Decumano Massimo correva lungo l'asse est-ovest, corrispondente alle attuali via Ugo Bassi e via Rizzoli.12 Il Cardo Massimo, in asse nord-sud, seguiva invece il tracciato delle odierne via Indipendenza e via Galliera.6 Questo reticolo definiva le insulae (blocchi di case), dotate di una regolarità geometrica che rompeva radicalmente con il disordine dei villaggi celtici precedenti.8
La Via Emilia: il cordone ombelicale dell'impero
Nel 187 a.C., appena due anni dopo la fondazione della colonia, il console Marco Emilio Lepido avviò la costruzione della Via Emilia.6 Questa infrastruttura colossale collegava Ariminum (Rimini) a Placentia (Piacenza), inserendo Bononia in una rete di comunicazioni globale che permetteva lo spostamento rapido delle legioni e delle merci tra l'Adriatico e il cuore dell'Europa settentrionale.6
Il tratto urbano della Via Emilia coincideva con il Decumano Massimo. All'ingresso orientale della città, la strada superava il torrente Aposa tramite un ponte monumentale.6 Gli scavi archeologici condotti nel sottosuolo di via Ugo Bassi hanno rivelato la struttura di questo ponte, databile tra l'epoca repubblicana e quella augustea: una volta a botte in muratura mista, con impiego di laterizi, blocchi di arenaria e selenite.12 La solidità di questo manufatto è testimoniata dal fatto che restò in uso per secoli, subendo restauri significativi solo in epoca medievale.12
Le infrastrutture idriche: acquedotti e fognature
L'eccellenza dell'ingegneria bolognese si manifestò pienamente nella gestione delle acque, una necessità vitale per l'igiene pubblica di una città in rapida crescita. Mentre altre città romane optavano per acquedotti sopraelevati, Bononia sviluppò un sistema quasi interamente sotterraneo.5
Costruito nel I secolo a.C., probabilmente sotto l'impulso dell'imperatore Augusto, l'acquedotto romano di Bononia prelevava l'acqua dal torrente Setta presso Sasso Marconi.5 Il condotto si snodava per circa 20 chilometri attraverso gallerie scavate nella roccia e terreni rinforzati, giungendo in città con una pendenza costante. L'acqua arrivava in una vasca di decantazione situata all'incrocio tra le attuali via Farini e via D'Azeglio, prima di essere distribuita alla popolazione attraverso fistulae di piombo.8 Questo capolavoro di ingegneria idraulica fu così ben realizzato che, dopo essere rimasto inutilizzato per secoli, fu riattivato con successo nel 1883 e continua ancora oggi a rifornire parzialmente la città.5
Parallelamente, la città fu dotata di un'efficiente rete fognaria ("chiaviche") in muratura, con fondo e sponde formati da mattoni solidi.6 Queste strutture correvano sotto le strade principali, drenando i liquami verso i torrenti Aposa e Ravone o verso le aree paludose a nord, garantendo standard igienici che la città avrebbe faticato a ritrovare per gran parte del Medioevo.8
Edifici Pubblici e Centri del Potere
Il Foro rappresentava il centro politico, economico e religioso della colonia. Gli scavi archeologici presso la Salaborsa hanno permesso di identificare la stratigrafia di quest'area fondamentale, che si è rivelata un sito pluristratificato di straordinaria importanza.9
La Basilica Civile e il Foro
Sotto l'attuale Piazza del Nettuno e l'area di Palazzo d'Accursio, i ricercatori hanno scoperto i resti della Basilica Civile di Bononia, risalente al II secolo a.C..7 Questo edificio imponente non era destinato al culto religioso, ma fungeva da tribunale e luogo di scambi commerciali coperto. La struttura poggiava su solide fondazioni in pietra e presentava pavimentazioni in mosaico che testimoniano la ricchezza della città in epoca imperiale.9
Il Foro era inoltre abbellito da un arco monumentale di accesso situato all'altezza dell'attuale incrocio tra via Ugo Bassi e via Indipendenza, e da statue celebrative della famiglia imperiale, tra cui spiccano frammenti legati alla gens Fulvia.12 La pedonalizzazione dell'area forense durante il principato di Augusto segnò il passaggio definitivo da una città-fortezza a una metropoli civile di stampo ellenistico.12
Il Teatro Romano: cuore culturale
Situato nell'odierna via Carbonesi, il Teatro Romano di Bologna è una delle testimonianze più prestigiose della vita sociale antica. Costruito nei primi decenni del I secolo a.C., è considerato il più antico teatro in pietra di tutta la regione.13 Inizialmente modesto, fu successivamente ampliato con rivestimenti in marmi rari e decorazioni raffinate.
Al suo interno, nell'abside di fondo, è stato rinvenuto un torso marmoreo dell'imperatore Nerone con corazza decorata a rilievi, oggi simbolo del legame profondo tra la città e la dinastia Giulio-Claudia.13 Il teatro non era solo un luogo di spettacolo, ma un potente strumento di propaganda e acculturazione, dove la popolazione locale poteva partecipare ai riti collettivi della romanità.13
| Infrastruttura | Epoca di Costruzione | Caratteristiche Tecniche | Funzione Principale |
| Via Emilia | 187 a.C. | Lastricato in basolato (trachite) |
Collegamento militare e commerciale 6 |
| Acquedotto | I sec. a.C. (Augusto) | Gallerie sotterranee (20 km) |
Approvvigionamento idrico potabile 5 |
| Teatro Romano | I sec. a.C. | Struttura in pietra e marmi |
Spettacoli, cultura e propaganda 13 |
| Basilica Civile | II sec. a.C. | Fondazioni in ciottoli, mosaici |
Amministrazione della giustizia 9 |
Economia e Società: la città fluviale e commerciale
Nonostante oggi Bologna sia percepita come una città prevalentemente terrestre, la Bononia romana era strettamente legata all'elemento idrico per i suoi scambi economici. La vicinanza al fiume Reno e la presenza di torrenti come l'Aposa favorirono lo sviluppo di attività legate alla navigazione interna.16
Il Porto Fluviale e la navigazione
Le fonti storiche e i rilievi geografici indicano che Bononia disponeva di un porto fluviale accessibile dal mare Adriatico.16 Sebbene le evidenze archeologiche dirette del porto romano siano state in parte cancellate dalle trasformazioni medievali (come la costruzione del Canale Navile nel XII secolo), è noto che il trasporto di carichi pesanti, come pietre, legname e cereali, avveniva preferibilmente via acqua poiché molto più economico rispetto al trasporto su carro.8
Il sistema idrografico era utilizzato anche per la difesa: l'acqua dei canali alimentava i fossati settentrionali della città, impedendo agli assedianti di addossare macchine da guerra alle mura.8 Questo legame inscindibile con l'acqua è testimoniato dalla presenza di numerosi pozzi per il prelievo della falda e da strutture destinate all'artigianato che richiedeva grandi quantità di risorsa idrica, come le officine tessili o metallurgiche.9
Stratificazione sociale e alfabetizzazione
La società bononiense era composta da una classe dirigente di origine veterana e mercantile, pienamente integrata nel sistema giuridico romano. Nel corso del I secolo a.C., la città ottenne lo status di municipium, garantendo la cittadinanza romana piena ai suoi abitanti.1
L'alto livello di alfabetizzazione è confermato dalla presenza di archivi, biblioteche e, in epoca imperiale, scuole di retorica e diritto.1 La città non viveva in isolamento, ma si contrapponeva dialetticamente ad altri centri padani, divenendo un polo di attrazione per giuristi e retori.4 La formazione intellettuale dei cittadini era considerata un pilastro della res publica, basata sullo studio di testi classici e sulla pratica della disputatio (tenzone dialettica).18
Cultura, Diritto e Retorica: le radici del sapere
Un aspetto spesso sottovalutato della Bononia romana è il suo ruolo come centro di eccellenza giuridica. Molto prima che Irnerio fondasse lo Studium medievale, la città ospitava insegnamenti legati alla giurisprudenza e alla retorica, favoriti dalla presenza di archivi e atti amministrativi complessi.4
Le scuole di diritto e i paradigmi retorici
Nelle scuole imperiali, l'apprendimento del diritto era strettamente legato alla retorica. Gli studenti si esercitavano su casi complessi, come il celebre paradigma della puella rapta (fanciulla rapita), un tema declamatorio frequente in Seneca il Vecchio e Quintiliano che serviva a studiare le implicazioni legali del ratto e della iniuria nel diritto romano.20
Questi esercizi non erano semplici speculazioni letterarie, ma formavano la futura classe dirigente alle sottigliezze della legge imperiale. La padronanza delle regole retoriche (esordio, narrazione, argomentazione) era fondamentale per i doctores legum che dovevano operare nei tribunali del Foro o nell'amministrazione provinciale.4 La continuità culturale tra la Bononia romana e la Bologna universitaria è rintracciabile proprio in questa attenzione per il testo scritto e per la sua interpretazione critica.8
I collegi religiosi e il culto
L'integrazione culturale passava anche attraverso la religione. A Bononia è attestata la presenza di collegi religiosi prestigiosi, come il collegio degli Arvali, un antico sodalizio sacerdotale legato al culto della terra e alla prosperità dell'impero.1 La presenza di tali istituzioni indica che la città era considerata un centro di eccellenza non solo economica, ma anche spirituale e rituale, perfettamente inserito nel calendario delle festività e delle celebrazioni ufficiali di Roma.
Archeologia della morte: le necropoli romane
Le necropoli di Bononia offrono uno spaccato unico sulla demografia e sulle credenze della popolazione antica. Le aree sepolcrali si estendevano tipicamente al di fuori delle mura, lungo le principali vie di comunicazione, per rispettare le leggi religiose che vietavano le inumazioni all'interno del pomerium.12
Sepolture e corredi funerari
Gli scavi hanno rivelato diverse tipologie di sepolcri, evidenziando le differenze di ceto sociale:
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Sepolcri a capanna: Costituiti da tegole disposte in piano o a due pioventi, erano destinati alla classe media. All'interno si rinvenivano spesso monete di bronzo logorate, depositate come obolo per il viaggio ultraterreno.14
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Casse di piombo: Alcuni scheletri sono stati ritrovati all'interno di casse in piombo (lunghe circa 1,70 - 1,80 m), protette esternamente da un rivestimento di tegole tenute discoste da grossi chiodi di ferro.14 Questo metodo garantiva una migliore conservazione e indicava una certa disponibilità economica.
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Sarcofagi monumentali: In area nord è stato rinvenuto il grande sarcofago in pietra di Aurisina appartenente a Marco Beleio, databile all'età repubblicana, a testimonianza della presenza di famiglie illustri residenti nella colonia.12
Le monete rinvenute nelle tombe permettono di datare con precisione le diverse fasi di utilizzo delle necropoli: dagli assi di bronzo di Tiberio ai denari d'argento di Alessandro Severo, fino ai piccoli bronzi di Costantino Magno, coprendo quasi quattro secoli di storia ininterrotta.14
Trasformazione e Crisi: Bononia nel Tardoantico
Verso la fine del III secolo d.C., la fisionomia di Bononia iniziò a mutare sotto la pressione della depressione economica e delle minacce esterne. La città, che per secoli si era estesa liberamente, iniziò a contrarsi per ragioni difensive.22
Le Mura di Selenite
In questo periodo critico fu costruita la cosiddetta "cerchia di selenite", una cinta muraria realizzata con grandi blocchi di gesso cristallino (selenite) prelevati dalle colline bolognesi.22 Il perimetro di queste mura era molto più ridotto rispetto alla città imperiale: esse escludevano gli edifici monumentali esterni come il teatro e l'anfiteatro, trasformando il nucleo centrale in una sorta di "castrum" fortificato.11
Le mura di selenite sono oggetto di dibattito tra gli storici: sebbene alcune ipotesi le attribuiscano all'età teodoriciana o bizantina (V-VI secolo), studi archeologici più recenti tendono a collocarle già nel IV secolo, in risposta alle prime ondate di instabilità che colpirono la Gallia Cisalpina.22 Questa fortificazione rese Bononia un punto strategico fondamentale durante la guerra greco-gotica (535-553 d.C.), permettendole di resistere ai lunghi assedi grazie anche alla protezione naturale offerta dai torrenti circostanti.22
Il destino della città romana
Con la caduta dell'Impero Romano d'Occidente nel 476 d.C., Bononia entrò a far parte del regno di Odoacre e poi di quello di Teoderico.22 Nonostante il mutamento dei poteri politici, l'eredità urbanistica romana non fu cancellata: gli assi del cardo e del decumano rimasero la base per lo sviluppo medievale, e le antiche fognature continuarono a funzionare parzialmente sotto il nuovo abitato.
L'abbandono di parti della città romana portò alla formazione di ammassi di laterizi e rottami, noti nelle fonti come "Porta Testaria" o "Testeria", a testimonianza di come i resti della grandezza imperiale fossero diventati parte integrante del paesaggio urbano medievale.11 Tuttavia, proprio questa persistenza fisica di monumenti e infrastrutture garantì a Bologna la continuità storica necessaria per tornare ad essere, nell'XI secolo, la capitale europea del diritto.4
Conclusioni: l'eredità di Bononia
La storia di Bononia tra il 189 a.C. e la tarda antichità è la testimonianza di una romanizzazione riuscita, capace di trasformare un territorio di frontiera in un centro di civiltà duraturo. La precisione con cui i triumviri Flacco, Serrano e Tappone tracciarono i confini della colonia ha lasciato un'impronta indelebile che resiste ancora oggi a oltre 2.200 anni di distanza.
L'analisi archeologica della Salaborsa, delle necropoli e dell'acquedotto augusteo non rivela solo dati tecnici, ma narra la vita di una comunità vivace, dedita al commercio, allo studio e al miglioramento costante delle proprie condizioni di vita. Bononia non fu solo una città romana, ma "la" città romana per eccellenza nel cuore dell'Emilia, il cui lascito intellettuale e urbanistico continua a scorrere sotto i piedi di chiunque cammini oggi lungo i portici di via Ugo Bassi o tra i resti della basilica civile.
In sintesi, la nascita di Bononia segnò l'inizio di una nuova era per l'Italia settentrionale, dove la forza del diritto e la qualità delle infrastrutture crearono un modello di convivenza che avrebbe superato persino la caduta dell'impero, gettando le basi per la futura ascesa di Bologna come una delle principali metropoli del mondo occidentale.