16 Maggio 1116: Genesi e Nuance Storiografiche del Libero Comune di Bologna. Il Privilegio Imperfetto di Enrico V, Irnerio e le Radici dell'Autonomia Fiscale

I. Introduzione: La Necessità di una Nuova Lettura del Mito Fondativo

A. Il 1116 tra Celebrazione e Critica Storiografica

Il 16 maggio 1116 è una data cardine nella storia istituzionale europea, convenzionalmente riconosciuta come l'atto di nascita del Libero Comune di Bologna. Questa ricorrenza, culminata nelle celebrazioni del nono centenario nel 2016, sottolinea il ruolo e il valore storico di Bologna, evolutasi da Comune-città stato medievale a centro amministrativo di rilevanza continentale.1 La tradizione storiografica ha a lungo considerato la concessione di privilegi da parte dell'Imperatore Enrico V come l'atto formale di legittimazione dell'autonomia cittadina, segnando l'inizio di una nuova era per questa importante città italiana.2

Tuttavia, l'analisi del movimento comunale richiede un approccio critico. Il Comune medievale, un ente che emerge tra la fine dell'XI e l'inizio del XII secolo, non fu affatto omogeneo nelle sue genesi. Sebbene i presupposti di base—la dissoluzione progressiva dello stato feudale e la necessità di adeguare le istituzioni a trasformazioni demografiche, economiche e sociali—fossero comuni 1, la specificità di Bologna risiede nel modo in cui il potere venne trasferito dai detentori della funzione pubblica (laici o ecclesiastici) al complesso dei cives.1 L'evento del 1116 non deve essere visto come una fondazione costituzionale benigna, ma piuttosto come la ratifica, ottenuta sotto pressione, di un potere che i cittadini avevano già reclamato con la forza.

B. Il Paradosso Fondativo: La Messa in Discussione del Documento

L'oggetto centrale di questo evento è il diploma concesso da Enrico V. Sebbene l'autonomia comunale sia tradizionalmente ricondotta a questo atto 2, la storiografia più recente, in particolare quella specializzata in diplomatica, ha messo in luce un profondo paradosso. L'analisi sistematica di tale diploma, confrontato con gli atti di privilegio concessi dagli imperatori Salii ad altre città del Regno d'Italia, rivela significative difformità nella sua struttura diplomatica.2

La tesi prevalente, basata sull'esame del documento giunto fino a noi—che non è l'originale, ma la sua trascrizione all'interno del cartulario ufficiale del Comune 2—è che esso rappresenti una minuta informale e incompleta delle richieste presentate dai cittadini al sovrano.2 Questa bozza, sulla cui base la cancelleria imperiale avrebbe dovuto stilare il diploma solenne, risulta non essere perfectum e, di conseguenza, è sostanzialmente priva di pieno valore giuridico secondo gli standard imperiali.3 La forza del documento non risiede quindi nella sua impeccabile forma legale imperiale, ma nella volontà politica dei bolognesi di conservare e utilizzare questa bozza, la quale era certamente la versione più favorevole, come prova inoppugnabile della loro autonomia ottenuta, forzando così la legittimazione politica di un evento rivoluzionario.

C. Parole Chiave e Contesto Storico

Le parole chiave che definiscono questo contesto storico sono Libero Comune di Bologna, Privilegio di Enrico V, Irnerius iudex, e Storia Medievale. La vicenda bolognese si inserisce pienamente nel contesto della rinascita urbana e della tensione tra autorità centrali (Impero/Papato) e particolarismi locali. La nascita dei comuni è il risultato di un processo complesso in cui il "voler vivere associati" 4 trova espressione politica in nuove forme di autogoverno, spesso incentrate sul controllo economico e giurisdizionale della città e del contado.5

II. Il Contesto di Crisi e la Lotta per le Investiture (1111-1115)

A. Lo Scenario Imperiale e l'Influenza Matildica

La concessione del 1116 è incomprensibile se non inserita nel quadro instabile della Lotta per le Investiture. All'inizio del XII secolo, l'autorità imperiale in Italia settentrionale era fortemente contesa e spesso mediata da poteri locali. Il ruolo cruciale era detenuto da Matilde di Canossa, marchesa di Toscana, che controllava i comitati di Modena e Ferrara e la cui potenza territoriale si estendeva così da "stringere da presso Bologna".5

Nel 1111, Enrico V, cercando un riavvicinamento politico, fu ospite di Matilde a Bianello, e probabilmente la nominò vicario imperiale per il Regno d'Italia, conferendole il mandato di reggere Bologna.6 Matilde esercitava dunque un potere forte e vicino.5 La sua influenza sul territorio bolognese è ulteriormente attestata da eventi come il placito di Cornacervina del 1112, dove compare Irnerio, suggerendo una relazione professionale tra il giurista e la contessa.6 Questo scenario dimostra come, anche in presenza di un'autorità imperiale nominale, il controllo effettivo fosse delegato o conteso.

B. La Morte di Matilde e l'Atto Rivoluzionario (1115)

L'equilibrio politico e territoriale fu radicalmente interrotto dalla morte di Matilde nel 1115. Matilde aveva probabilmente nominato Enrico V suo erede, il che, lungi dal garantire la pace, creò un vuoto di potere e una crisi di successione che spinse i cives all'azione.6

Di fronte alla prospettiva che l'autorità Matildica venisse sostituita dal diretto controllo imperiale, esercitato tramite l'insediamento di funzionari o la restaurazione di un forte potere comitale, il popolo bolognese si sollevò.5 L'insurrezione culminò in un atto di valenza simbolica e pratica estrema: la distruzione della rocca imperiale.1 L'abbattimento della rocca d'impero, simbolo fisico e militare dell'autorità centrale 5, fu la premessa indispensabile che portò alla concessione del 1116.1

La distruzione della rocca non fu un semplice atto di ribellione, ma una tattica di negoziazione armata che creò una situazione irreversibile. Eliminando il presidio imperiale, i bolognesi non solo conquistarono l'autonomia de facto, ma costrinsero l'Imperatore, impegnato in contese più ampie, a optare per un atto di pacificazione politica: concedere il perdono in cambio di riconoscimenti.1 Questa strategia sfruttò efficacemente la debolezza momentanea di Enrico V per garantire l'avvio della rappresentanza politica cittadina.5

III. L'Analisi Diplomatica del Privilegio del 1116: L'Atto Imperfetto e le Concessioni Reali

A. Il Giorno del Perdono e le Richieste Cittadine

I due diplomi concessi dall'imperatore Enrico V ai bolognesi il 15 o 16 maggio 1116 ebbero come obiettivo primario il perdono per la distruzione della rocca imperiale.1 L'atto, inquadrato nella tuitio (protezione) imperiale, era essenzialmente una risposta alle richieste dei cittadini, orientate non tanto all'ottenimento di un'indipendenza totale (anacronistica per l'epoca), quanto al riconoscimento di privilegi commerciali e politici fondamentali.1

B. Dettagli Critici: L'Autonomia Fiscale e Giurisdizionale

L'analisi del contenuto del privilegio rivela chiaramente gli obiettivi strategici del nascente Comune: acquisire il controllo sulle risorse economiche e sulla giurisdizione del territorio circostante (comitatus).

Il documento garantiva specifiche esenzioni e limitazioni fiscali. In primo luogo, il fodro o parata—il tributo versato dagli abitanti del comitato per coprire le spese militari—venne limitato a un tetto massimo di 100 lire veronesi.5 Questa clausola rappresentò una drastica riduzione dell'onere fiscale dovuto direttamente all'Impero, segnando un primo, fondamentale passo verso l'autonomia finanziaria.1

Inoltre, fu concessa l'esenzione da albergarìa o mansionatico per i coloni (inquilini) dei cittadini bolognesi. L'albergarìa era la tassa utilizzata per pagare il vitto e l'alloggio ai conti e ai funzionari imperiali durante le loro visite.5 Esentando i propri coloni da tale obbligo, il Comune non solo proteggeva i propri interessi economici legati alla campagna (il contado), ma rivendicava anche, di fatto, l'autorità sui residenti del territorio circostante. Questo controllo sui coloni e la riscossione delle multe da parte dei funzionari cittadini 5 erano prerogative tipiche di un'autorità sovrana, evidenziando che l'autonomia fiscale e giurisdizionale era il primo obiettivo strategico dei cives.1 Il primo corollario della piena libertà civile, infatti, fu riconosciuto essere una altrettanto piena responsabilità fiscale.1

C. Il Contributo della Diplomatica: La Tesi della Minuta

Come già accennato, l'esame diplomatistico del documento bolognese, pur riconoscendo le analogie con gli atti concessi agli imperatori Salii, evidenzia difformità che portano alla convinzione che l'atto non sia il diploma solenne.2 L'atto superstite è una probabile minuta informale contenente le richieste.3

Questa debolezza formale sottolinea il trionfo della volontà cittadina sulla regolarità burocratica imperiale. La regolarità dell'atto, nonostante i suoi difetti, era garantita dalla sottoscrizione di Irnerius iudex 2, non dalla cancelleria imperiale. Il fatto che il Comune abbia conservato la minuta (le richieste) e l'abbia trascritta nel cartulario, piuttosto che attendere o esibire il diploma solenne ufficiale, suggerisce un'azione consapevole: mantenere la versione più vantaggiosa ottenuta tramite la negoziazione, anche a costo di una forma imperfetta.

Table Title: Analisi Diplomatistica del Privilegio di Enrico V (1116)

Caratteristica Documentaria Interpretazione Tradizionale Valutazione Diplomatistica Critica (Storiografia UNIBO) Fonte
Natura dell'Atto Legittimazione Ufficiale Imperiale Probabile Minuta (bozza) informale e incompleta 2
Fonte Documentaria Originale Imperiale Perduto Trascrizione nel cartulario ufficiale del Comune 2
Status Giuridico Pienamente Valido (Perfectum) Sostanzialmente Privo di Pieno Valore Giuridico 2
Garanzia di Validità (Interna) Cancelleria Imperiale Sottoscrizione di Irnerius iudex (Autorità Locale) 1

IV. Irnerio e L'Alleanza Tra Diritto e Autonomia: La Genesi dello Studium

A. Irnerio Iudex: Biografia e Influenzamento

La figura di Irnerio, fondatore della Scuola di Diritto (lo Studium), è intrinsecamente legata alla genesi comunale di Bologna. La sua sottoscrizione come iudex sul diploma del 1116 è l'elemento che conferisce all'atto, altrimenti imperfetto, un grado di regolarità formale.2 Irnerio funse da mediatore intellettuale tra la volontà rivoluzionaria della cittadinanza e la necessità di ottenere una legittimazione che si inserisse nella cornice giuridica imperiale.

La sua presenza lascia ipotizzare una sua influenza diretta nel confezionamento delle richieste da sottoporre all'Imperatore.1 Sfruttando la sua competenza e la sua notorietà, i bolognesi poterono incanalare la loro insurrezione entro i limiti della tuitio imperiale, garantendosi il massimo riconoscimento possibile attraverso formule legali avanzate. L'Impero accettò la garanzia di uno iudex locale 3 perché Irnerio, in qualità di autorità indiscussa del Diritto Romano, rappresentava la legge dell'Impero stesso.

B. Il Diritto Comune come Strumento Istituzionale

A Bologna, il Diritto non rimase confinato all'ambito accademico, ma si trasformò in uno strumento politico essenziale per la costruzione e la legittimazione dello stato comunale nascente. Il cosmo medievale era una "società delle società" 4, e l'originalità bolognese fu di posizionare lo Studium come fulcro di ogni considerazione politica e istituzionale, facendone il centro più celebre d'Europa per il diritto per diversi secoli.4

L'Ars Dictaminis, scienza della scrittura formale e retorica burocratica, era già in pieno sviluppo a Bologna, come dimostrato dall'attività di Adalberto Samaritano (autore dei Praecepta dictaminum tra il 1111 e il 1118).6 Questa avanzata competenza retorica e burocratica era cruciale per la gestione amministrativa e diplomatica del nuovo Comune.

C. La Simbiosi Unica tra Comune e Università

La vicenda di Bologna è peculiare per l'interdipendenza tra la città e la sua Università (lo Studium). La capacità dei bolognesi di adattare e contestualizzare le istituzioni si fondava sulla disponibilità di questa risorsa intellettuale senza pari.4 La costituzione della scuola di diritto crebbe di pari passo con la concessione del diploma di privilegio.1

Nonostante i documenti che attestano il pagamento regolare di stipendi ai maestri da parte del Comune siano successivi, l'alleanza tra il potere politico emergente e la scienza legale fu immediata e strategica. L'Università forniva i giuristi e i notai necessari per l'elaborazione degli statuti, la gestione delle finanze, e la difesa dei diritti comunali, assicurando che la volontà politica dei cives si traducesse in forme legali complesse e stabili. Questa tradizione di investimenti strategici nell'istruzione e nei servizi riflette ancora oggi l'eredità unica di Bologna.8

V. La Formalizzazione Istituzionale: Da Boni Homines ai Consoli (1116-1151)

A. Il Governo dei Cives e la Fase Pre-Consolare

Il 1116 segna l'avvio del processo di autonomia esterna, ma l'organizzazione interna fu un percorso graduale. Il potere, subito dopo l'insurrezione e il riconoscimento imperiale, fu esercitato collettivamente dai principali cittadini, spesso definiti come boni homines o 'gente nova'.9 Questi cives rappresentavano le classi urbane che avevano acquisito la capacità di accesso al diritto e alla politica.9

Questo periodo (1116-1123) fu la fase pre-consolare, un momento di transizione in cui il potere passò dal titolare della funzione pubblica al complesso dei cives.1 L'autonomia ottenuta (in particolare il controllo fiscale sul comitatus) fornì la stabilità necessaria per sviluppare strutture di governo complesse. La legittimità esterna, sebbene basata su un atto imperfetto, precedette e abilitò l'organizzazione istituzionale interna.

B. La Nascita della Magistratura Consolare (1123)

La piena istituzionalizzazione del Comune di Bologna si concretizzò con la formalizzazione della sua magistratura esecutiva. La prima menzione documentata dei Consoli—la tipica magistratura collegiale dei comuni italiani—risale al 1123.7 Questo intervallo di tempo tra la concessione imperiale (1116) e l'attestazione dei Consoli (1123) conferma che l'atto di Enrico V fu un punto di svolta politico e fiscale, ma non un immediato atto costituzionale che creò istantaneamente gli organi di governo.

I Consoli governarono la città fino al 1194, momento in cui si concluse l'ultima elezione consolare.7

C. Evoluzione Verso il Comune Podestarile

La storia istituzionale di Bologna fu caratterizzata da un rapido e costante adattamento.4 Già nel 1151, a pochi decenni dalla prima menzione dei Consoli, Bologna elesse il suo primo Podestà.7 Questa transizione segnò il passaggio dal governo delle famiglie locali (i Consoli) a una gestione esecutiva più professionale e forestiera (il Podestà), tipica del Comune podestarile.

Il processo continuò con la nascita del Governo di Popolo e delle sue istituzioni complementari.7 Nel 1245 furono istituiti il Capitano del Popolo e il governo basato sulle societates armorum e le corporazioni. Il potere era distribuito attraverso strutture complesse come il Consilium credentie e il Consilium spetiale e Generale (dal 1250).7 Tali evoluzioni, fino all'istituzione degli Ordinamenti Sacrati nel 1282, dimostrano che la struttura istituzionale avviata con l'autonomia del 1116 era sufficientemente robusta da sostenere una continua sperimentazione e differenziazione sociale e politica.7

Table Title: Cronologia Chiave della Formazione Istituzionale Bolognese

Anno Evento Istituzionale/Politico Significato per l'Autonomia Bolognese Fonte
1115 Morte di Matilde; Insurrezione e distruzione della Rocca Imperiale. Inizio della fase di autonomia de facto attraverso la forza e l'eliminazione del simbolo del potere centrale. 5
1116 Privilegio di Enrico V (Maggio 16). Legittimazione politica, autonomia fiscale garantita (esenzioni da fodro e albergarìa), atto convenzionale di fondazione. 1
c. 1116-1123 Governo dei Boni Homines / Cives. Esercizio del potere collettivo pre-formale e sviluppo delle prime capacità di autogoverno. 9
1123 Prima menzione dei Consoli. Formalizzazione della magistratura esecutiva comunale (passaggio dall'informale al de jure comunale). 7
1151 Prima elezione del Podestà. Passaggio a un modello istituzionale maturo e professionale (Comune Podestarile). 7

VI. Conclusioni: L'Eredità Duratura e la Specificità Bolognese

Il 16 maggio 1116 non deve essere celebrato semplicemente come una data di graziosa concessione imperiale, ma come il momento del trionfo della volontà cittadina, incanalata e legittimata attraverso una complessa operazione politica e giuridica. L'origine del Libero Comune di Bologna è stata un atto di forza mascherato da legalità, basato su un documento formalmente discutibile (la minuta), ma politicamente irrefutabile data l'urgenza dell'Imperatore di pacificare una città ribelle.

L'elemento di maggiore specificità di Bologna, che ne garantì lo sviluppo come una delle più importanti città medievali d'Europa, è l'alleanza simbiotica e istituzionalizzata tra la politica comunale e l'eccellenza giuridica.4 La presenza di Irnerio 1 e lo sviluppo dello Studium assicurarono che l'autonomia, una volta conquistata (attraverso la forza nel 1115 e la diplomazia nel 1116), potesse essere gestita e difesa con gli strumenti legali più avanzati disponibili nell'epoca.

Il processo avviato con il perdono imperiale e la conquista dell'autonomia fiscale e giurisdizionale sul comitatus 1 permise a Bologna di costruire uno stato efficiente. L'eredità di questa storia istituzionale si riflette nella struttura contemporanea della città, che mantiene un'enfasi storica sugli investimenti strategici in istruzione, servizi e assistenza sanitaria 8, perpetuando la tradizione di una città che ha fondato la sua identità sulla conoscenza e sull'autogoverno. Il 1116, dunque, è la testimonianza di come, nel Medioevo italiano, la libertà civile e la responsabilità fiscale fossero strettamente interconnesse, e di come i saperi accademici potessero diventare il più potente strumento di sovranità politica.