La Libertas Riconquistata: Storia, Contesto e Eredità dell'Insurrezione Bolognese del 1376 contro il Dominio Pontificio
I. Introduzione: L'Anno della Svolta (1376)
1.1. L'Insurrezione del 19-20 Marzo: L’Atto Fondativo della Libertas Bolognese
La notte tra il 19 e il 20 marzo dell'anno 1376 rappresenta un momento di cesura fondamentale nella storia civica di Bologna, segnando il ristabilimento, seppur temporaneo, dell'autonomia comunale dopo decenni di rigido controllo ecclesiastico. L'evento, noto come l’Insurrezione della Libertas, si distinse per la sua esecuzione strategica e l'assenza di spargimenti di sangue, facilitata dal coordinamento con la Repubblica di Firenze. In quelle ore cruciali, le forze civiche bolognesi agirono con decisione per scacciare il legato pontificio Guillaume de Noellet, ponendo fine al dominio ininterrotto dello Stato della Chiesa che si era consolidato dal 1327.
L'impatto di questa rivolta fu radicale, trasformando immediatamente la struttura di governo della città. Il termine Libertas non fu solo uno slogan politico, ma divenne il concetto cardine attorno al quale si ricostruì l'identità municipale. Questa parola fu prontamente incisa sui sigilli, sui documenti ufficiali e, in un chiaro atto di sovranità, sulle monete di nuova coniazione, come il grosso d'argento.1 L'insurrezione, pur essendo stata innescata da un profondo malcontento fiscale, si trasformò in un movimento di rigenerazione istituzionale che cercò di fondare l'autogoverno non sulla violenza, ma su un rinnovato corpus legislativo.
1.2. La Centralità della Libertas nell'Identità Bolognese
Nella tradizione delle città-stato italiane, la Libertas non implicava semplicemente l'indipendenza da un potere esterno, ma, in una concezione più profonda e giuridica, l'autonomia garantita dalla capacità di esercitare il proprio ius proprium, cioè la facoltà di darsi leggi proprie e di auto-regolamentare la vita economica e civica. L'importanza di questa concezione emerge chiaramente nei documenti coevi. Ad esempio, in una missiva inviata a Bologna nel 1377, si evidenziava come la stabilità e l'onore della città fossero stati restaurati poiché il governo era tornato nelle mani dei mercanti e degli artigiani. Questi gruppi sociali, secondo la percezione dell'epoca, erano naturalmente amanti della libertà (naturaliter amant), poiché erano i più esposti alle "morsibus servitutis" (morsure della servitù), ovvero alla pesante tassazione del dominio esterno.4 Il ripristino dell'autonomia era, quindi, una condizione necessaria per la prosperità economica e l'equità tra i cittadini.
II. Il Contesto Storico: Bologna Sotto la Cattività Avignonese (1309-1377)
2.1. Il Dominium Pontificium e la Consolidazione del Potere (1327)
Il XIV secolo fu un'epoca di profonda crisi per l'Italia centrale, caratterizzata dalla prolungata assenza del Papato, noto come Cattività Avignonese (1309-1377). Durante questo periodo, Bologna si ritrovò sotto un controllo pontificio centralizzato e spesso rigido, amministrato da Legati inviati direttamente dalla corte papale in Provenza. Il consolidamento del dominio papale su Bologna si concretizzò nel 1327, dopo la disastrosa sconfitta militare subita dai bolognesi a Zappolino nel 1325 per mano dei modenesi, un evento che aveva drasticamente indebolito il Comune.5
A sfruttare il vuoto di potere e l'instabilità politica fu il cardinale Bertrando del Poggetto, il quale non solo prese il controllo della città ma edificò anche la possente Rocca di Galliera. Questa fortezza non era solo un presidio militare, ma un simbolo tangibile e arrogante del potere ecclesiastico che dominava la città, rappresentando la cessione di sovranità del Comune al dominium extrinsecum.
2.2. Papa Gregorio XI e la Politica di Riconquista in Italia
Verso la metà del Trecento, la politica della Santa Sede si concentrò sulla riconquista dei territori italiani e sul tentativo di riportare la sede apostolica a Roma. Papa Gregorio XI (Pierre Roger de Beaufort, 1370-1378) fu l'ultimo dei papi avignonesi e diede il via a un'intensa campagna militare per riportare all'obbedienza le città ribelli, inclusa Bologna. A tale scopo, il Pontefice si affidò all'uso di compagnie mercenarie, in particolare i Bretoni, che furono posti sotto il comando del cardinale Roberto di Ginevra (il futuro antipapa Clemente VII). La presenza di queste truppe mercenarie, note per la loro brutalità e le esigenze di mantenimento economico, accrebbe ulteriormente l'ostilità nei confronti del governo papale.
Il dispiegamento di queste forze era vasto e minaccioso. Ad esempio, il condottiero inglese John Hawkwood fu ingaggiato da Papa Gregorio XI con la missione specifica di riportare Bologna e i borghi circostanti, come Monteveglio, sotto il controllo papale. Le cronache riportano che Hawkwood e le sue truppe erano attive nella zona proprio negli anni precedenti e durante la rivolta.6
2.3. La Guerra degli Otto Santi (1375-1378): Alleanze e Interpretazioni Storiografiche
Il tentativo di riconquista da parte di Gregorio XI provocò una reazione decisa tra le principali potenze dell'Italia centrale. Nel 1375, Firenze costituì una Lega antipapale che vide l'adesione di importanti centri urbani come Milano (dei Visconti) e Siena, dando origine al conflitto noto come Guerra degli Otto Santi.
È cruciale notare che l'appellativo "Guerra degli Otto Santi" è il risultato di una successiva interpretazione storiografica. Lo storico fiorentino Domenico Buoninsegni, nel 1445, utilizzò questo termine, probabilmente confondendo la magistratura fiorentina che gestiva il conflitto (gli "Otto della Guerra") con gli "Otto Santi del popolo di Dio," un comitato formato a Firenze durante la successiva Rivolta dei Ciompi del 1378.7 Il nome, quindi, attenuò l'origine prettamente politica e fiscale del conflitto.
Al contrario, la documentazione contemporanea, inclusa la bolla di scomunica emessa da Papa Gregorio XI il 31 marzo 1376 (pochi giorni dopo la rivolta bolognese), faceva riferimento al comitato di prelievo fiorentino come gli "Otto dei Preti" (Octo sacerdotum).7 Questa denominazione è significativa: essa rafforza l'analisi secondo cui il conflitto tra la Lega e il Papato era profondamente radicato nella resistenza ai prelievi economici imposti dal clero. La ribellione bolognese del 1376 non fu un evento isolato, ma un elemento centrale di questa più ampia lotta italiana contro l'oppressione fiscale papale.
III. I Fattori Scatenanti della Rivolta Bolognese
3.1. L'Oppressione Fiscale e la Crisi Annonaria (1374-1375)
Il malcontento a Bologna raggiunse il suo culmine a causa delle politiche repressive e, soprattutto, fiscali, imposte dal legato Guillaume de Noellet. Il sistema di governo papale era percepito come opprimente in tutte le classi sociali, un sentimento acuìto dalle nuove gabelle sui generi alimentari e dall'aumento delle imposte sui terreni, misure che colpivano indiscriminatamente sia l'élite mercantile che il popolo minuto.8 Queste politiche erano in linea con il tentativo di finanziamento della guerra e della riorganizzazione dei territori pontifici in Italia, ma a Bologna si tradussero in un impoverimento generalizzato.
A questa pressione fiscale si aggiunse l'aggravante della crisi annonaria. La gestione della grave carestia che colpì la città nel biennio 1374-1375 fu fallimentare, esacerbando le tensioni sociali e trasformando il malcontento economico in una spinta politica verso il cambiamento. Il popolo era pronto ad agire non solo per liberarsi dal giogo esterno, ma anche per garantire la propria sussistenza.
3.2. La Rocca di Galliera: Simbolo del Giogo Esterno
La Rocca di Galliera, eretta dal cardinale Bertrando del Poggetto nel 1327, costituiva l'espressione materiale del dominium extrinsecum pontificio. Questa fortificazione, posta in posizione strategica, era il perno del controllo militare e politico della Chiesa sulla città. La sua presenza costante ricordava ai bolognesi la loro condizione di sottomissione. La necessità di distruggere questo simbolo si manifestò immediatamente dopo la rivolta, come atto catartico che trascendeva la semplice rimozione di un presidio militare per rappresentare l'annullamento della memoria della tirannia papale.
3.3. Il Ruolo Decisivo di Firenze e la Rete Cospirativa
L'insurrezione del 1376 fu il risultato di una meticolosa preparazione, non un moto popolare spontaneo. Il ruolo della Repubblica di Firenze fu determinante. Firenze, leader della Lega antipapale, aveva un interesse strategico nell'espulsione del Legato da Bologna per rafforzare il fronte comune. Emissari segreti, tra cui l'esule bolognese Taddeo degli Azzoguidi, furono inviati per coordinare la rivolta con le potenti famiglie civiche e le corporazioni.
La pianificazione si concentrò sulla scelta del momento più propizio, dimostrando una sofisticata capacità di intelligence. La rivolta fu programmata per la notte tra il 19 e il 20 marzo, sfruttando strategicamente l'assenza della maggior parte delle truppe mercenarie che il legato Guillaume de Noellet aveva imprudentemente inviato in Romagna per altre operazioni militari.6 Questa assenza di forze armate fu la ragione principale per cui l'insurrezione poté avvenire in modo sorprendentemente ordinato e quasi incruento, risultato diretto di una pianificazione calcolata piuttosto che di mera fortuna. La rivolta, dunque, si configurò come un'operazione militare e politica attentamente orchestrata per garantire l'efficacia del colpo di mano.
IV. La Cronaca Dettagliata dell'Insurrezione e la Nascita Istituzionale (1376)
4.1. L'Azione Coordinata delle Corporazioni e delle Famiglie
La rivolta fu guidata da una coalizione di forze che univa le grandi famiglie nobiliari, come i Bentivoglio, i Pepoli e i Malvezzi, con i rappresentanti delle ventiquattro arti e corporazioni cittadine. Queste ultime, espressione del potere economico e popolare, giocarono un ruolo centrale nell'organizzazione e nell'esecuzione dell'insurrezione.
Quando il nuovo regime di Libertas fu instaurato, le corporazioni assunsero la direzione effettiva del governo. I registri evidenziano che tra le figure più rappresentative del nuovo ordine figuravano membri delle Arti, inclusi diversi Beccai (macellai), che si dimostrarono tra i più decisi sostenitori del regime, affiancati da influenti notai come Ostesano Piantavigne. Questo dimostra che la rivolta fu promossa dalla classe mercantile e artigiana che aspirava a tradurre il successo politico in un consolidato controllo istituzionale.9
4.2. L'Espulsione del Legato e la Ricostituzione del Potere Comunale
Nella notte stabilita, i rivoltosi occuparono rapidamente i punti nevralgici della città, tra cui Piazza Maggiore e il Palazzo Pubblico, sede del potere. Il legato pontificio Guillaume de Noellet, colto di sorpresa dalla rapidità e dalla coordinazione dell'azione, si barricò nel Palazzo Pubblico. Dopo brevi trattative, fu costretto ad accettare un salvacondotto che gli permise di fuggire incolume verso Ferrara, dove fu accolto sotto la protezione della famiglia Este.
Il giorno successivo, la città proclamò solennemente la propria Libertas. L'atto fu suggellato dalla immediata distruzione della Rocca di Galliera, un gesto che liberò simbolicamente e fisicamente Bologna dal giogo esterno.6
4.3. Il Nuovo Assetto Istituzionale: Anziani, Gonfaloniere e gli Statuti del 1376
A seguito della rivolta, fu rapidamente istituito un governo provvisorio basato sul modello comunale fiorentino, che poneva l'accento sulla partecipazione delle arti e delle corporazioni. Questo nuovo esecutivo era composto da sedici Anziani Consoli (quattro per ciascun quartiere cittadino) e un Gonfaloniere di Giustizia.
Parallelamente, fu avviata l'immediata redazione di nuovi Statuti Comunali (noti come Statuti del 1376), un vasto progetto legislativo essenziale per dare forma giuridica alla ritrovata autonomia.3 La consultazione e il contributo di giuristi eminenti dell'Università di Bologna, come Giovanni da Legnano, furono fondamentali per la legittimazione e la stesura della nuova costituzione civica.
4.4. L'Alleanza Formale con la Repubblica di Firenze
Consapevoli della minaccia di una reazione papale, i bolognesi si affrettarono a formalizzare la loro posizione nello scacchiere italiano. Il 17 luglio 1376, fu stipulato un patto formale di alleanza con Firenze. Questo accordo non solo consolidò il fronte anti-papale, ma garantì anche assistenza militare reciproca, proiettando all'esterno la ritrovata sovranità di Bologna e proteggendola dalle compagnie mercenarie di Gregorio XI.
V. La Rifondazione dello Stato Civico: Diritto, Economia e Simbolismo
La Libertas del 1376 si manifestò non solo nella sfera politica, ma anche nel diritto, nell'economia e nell'identità urbana, elementi che i nuovi governanti popolari utilizzarono per legittimare il proprio potere.
5.1. L'Affermazione della Sovranità Civica attraverso la Numismatica
Un atto di sovranità inequivocabile fu l'emissione di nuova monetazione. Durante il periodo di autonomia (1376-1401), il Comune coniò diverse tipologie di monete che celebravano la propria identità. Sul grosso d'argento e sul picciolo fu impressa in modo prominente la parola LIBERTAS.1
La numismatica del periodo rivela la dualità dell'identità bolognese. Oltre al motto politico LIBERTAS, altre monete, come il bolognino grosso, recavano motti accademici: DOCET (insegna) e MATER STUDIORUM (madre degli studi).1 Questa scelta di includere simboli universitari accanto all'affermazione di libertà politica indica che l'élite mercantile e corporativa vedeva la legittimazione del nuovo regime non solo nella forza della rivolta, ma anche nel prestigio culturale dell'Università. In un periodo di forte instabilità politica, l'Università era un volano economico e un simbolo di stabilità e onore civico, fattori essenziali che i nuovi governanti intendevano preservare e utilizzare per rafforzare la propria posizione. La "libertà" della città era intrinsecamente legata alla sua funzione di centro europeo del sapere.
5.2. Il Nuovo Concetto di Cittadinanza e Tassazione negli Statuti del 1376
Gli Statuti Comunali del 1376 furono lo strumento attraverso cui la classe dirigente della Libertas consolidò la propria leadership e la propria esenzione dai gravami fiscali che avevano scatenato la rivolta.
Il principio cardine della nuova legislazione in materia fiscale era la protezione dell'élite urbana. Per essere considerati pienamente esenti dalle imposte sul contado (le gabelle che avevano provocato la caduta di Noellet), gli Statuti richiedevano lo status di cives originarii. Questo status era definito in modo rigoroso: doveva trattarsi di "cives Bononie origine propria, paterna et avita, vel saltem duabus ex eis" (cittadini di Bologna d'origine propria, paterna e avita, o almeno due di queste).8 Questa clausola stabiliva una barriera legale ed economica netta tra i cittadini urbani storicamente radicati e il contado, assicurando che i mercanti e gli artigiani che avevano finanziato e guidato la rivolta fossero protetti dal tipo di pressione fiscale che avevano rovesciato. La Libertas fu, in parte, l'istituzionalizzazione del potere della classe rivoluzionaria.
Per strutturare i molteplici fattori che portarono alla rivolta e le conseguenze immediate, si presenta una sintesi analitica degli eventi:
Table Title: Fattori Causa-Effetto dell'Insurrezione di Bologna (1376)
| Fattore di Crisi (Causa) | Agente Responsabile | Manifestazione del Malcontento (Effetto) | Sezione di Riferimento |
| Pressione Fiscale Eccessiva (Gabelle) | Legato Guillaume de Noellet | Malcontento diffuso tra Arti e Popolo; preparazione della rivolta segreta con Firenze. | III.1 |
| Sfiducia Politica | Cattività Avignonese (1309-1377) | Percezione di dominium extrinsecum; volontà di ripristinare l'autogoverno. | II.1, V.2 |
| Debolezza Militare Papale | Papa Gregorio XI (Guerra degli Otto Santi) | Truppe mercenarie (Bretoni) inviate fuori città (in Romagna); opportunità strategica per la rivolta. | II.3, III.3 |
| Simbolismo dell'Oppressione | Cardinale Bertrando del Poggetto | Insurrezione incruenta (19-20 Marzo); immediata e catartica demolizione della Rocca di Galliera. | IV.2, VI.1 |
5.3. Il Diritto e lo Studio: Il Contributo dell'Università
L'Università di Bologna (Mater Studiorum) non fu solo un simbolo, ma un pilastro pratico della nuova autonomia. Il prestigio dell'istituzione fu immediatamente rafforzato con la chiamata di illustri docenti, il cui sapere legale era indispensabile. Giuristi come Giovanni da Legnano non solo contribuirono alla stesura dei nuovi statuti comunali, ma contribuirono anche a legittimare il nuovo regime agli occhi delle altre potenze italiane, dimostrando che l'autogoverno era basato sul diritto romano e sul ius proprium, e non sulla mera forza.
VI. La Manifestazione Architettonica dell'Orgoglio Civico
Il rinnovato spirito di autonomia e la fiera identità civica trovarono una manifestazione fisica e duratura nei grandi progetti edilizi e urbanistici intrapresi dalla città subito dopo la cacciata del Legato. Questi monumenti non furono semplici strutture funzionali, ma chiare affermazioni di indipendenza politica ed economica.
6.1. Distruzione della Rocca di Galliera: L'Eliminazione Simbolica
L'atto che inaugurò la nuova era fu la demolizione immediata della Rocca di Galliera, il simbolo tangibile della tirannia pontificia. Questo fu un atto di damnatio memoriae contro l'occupazione ecclesiastica. I materiali recuperati dalla demolizione non furono dispersi, ma vennero strategicamente utilizzati per rafforzare le mura civiche esistenti, trasformando così il simbolo dell'oppressione in un elemento di difesa della riconquistata libertà.
6.2. La Basilica di San Petronio: Un Progetto Ecclesiastico, un Simbolo Civico
Il progetto edilizio più ambizioso e politicamente significativo fu la Basilica di San Petronio. Approvato dal Consiglio dei Seicento il 15 giugno 1390, l'edificio fu concepito esplicitamente come una chiesa civica, un grandioso omaggio al patrono di Bologna, San Petronio. La prima pietra fu posta il 7 giugno 1390, sotto la direzione di Antonio di Vincenzo.
Il progetto originario prevedeva dimensioni colossali (168 metri di lunghezza e 66 di larghezza) 10, che, se completate, avrebbero reso San Petronio più grande della Basilica di San Pietro a Roma. Questa scelta non era casuale, ma costituiva una diretta e ambiziosa affermazione dell'orgoglio municipale e una sfida implicita all'autorità ecclesiastica romana. Il controllo sul progetto era rigorosamente laico: la gestione dei lavori e dei finanziamenti fu affidata alla Fabbriceria di San Petronio, un organismo composto da cittadini laici eletti dal governo comunale, e non dal vescovo o dal capitolo cattedrale.11 La Fabbriceria tramanda la memoria di sei secoli di storia con il suo archivio, che documenta la vicenda costruttiva e artistica della Basilica.11
6.3. Il Potere Economico e Legale Incarnato nell'Architettura
Altri edifici cruciali sorsero in questo periodo a testimoniare il potere delle classi dirigenti che avevano guidato la rivolta:
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Palazzo della Mercanzia: Iniziato nel 1384 su progetto di Lorenzo di Bagnomarino 12, questo elegante edificio gotico divenne la sede del Foro dei Mercanti, il tribunale che applicava lo ius mercatorum (diritto commerciale). La sua ricca facciata e le decorazioni in terracotta manifestavano la prosperità e il potere delle corporazioni mercantili bolognesi, in particolare l'Arte della Seta e l'Arte della Lana, che conobbero un notevole sviluppo economico grazie alla stabilità promessa dalla Libertas.
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Palazzo dei Notai: Costruito tra il 1381 e il 1386 sotto la direzione di Antonio di Vincenzo, tra gli altri.12 Rifletteva l'importanza politica della Società dei Notai, la corporazione che fungeva da pilastro burocratico e legale del Comune, essendo responsabile della redazione degli atti pubblici e, in larga misura, degli stessi statuti comunali.9
L'insieme di questi progetti dimostra che la Libertas fu non solo una libertà politica ma un progetto globale di ridefinizione urbana e identitaria, finanziato e gestito dalle classi che avevano strappato il potere al Legato.
VII. Conseguenze e L'Inevitabile Ritorno all'Obbedienza (1377-1401)
7.1. I Capitoli di Bologna (1377): Autonomia Condizionata
Nonostante l'entusiasmo della rivolta, la piena autonomia del 1376 fu di breve durata. Papa Gregorio XI, sebbene costretto ad affrontare la Lega degli Otto Santi, non accettò la perdita di uno dei suoi domini più ricchi. Dopo un intenso periodo di negoziati, nel 1377 si giunse ai cosiddetti Capitoli di Bologna.
Questo accordo rappresentò un compromesso politico complesso. Bologna fu costretta a riconoscere la sovranità nominale della Santa Sede e ad accettare il pagamento di un tributo annuale di 10.000 fiorini d'oro al Papa. In cambio, i bolognesi ottennero la garanzia di mantenere le proprie istituzioni comunali, inclusi gli Anziani e il Gonfaloniere. La Libertas si trasformò così in un complesso ibrido politico: una semi-autonomia mantenuta a caro prezzo, ma essenziale per evitare una guerra prolungata che avrebbe danneggiato i commerci e la tranquillità economica, aspetti cruciali per i mercanti che avevano assunto il potere.4
7.2. Il Grande Scisma d'Occidente (1378) e l'Instabilità Politica
L'equilibrio precario stabilito dai Capitoli fu messo in crisi dalla morte di Papa Gregorio XI a Roma nel marzo 1378.13 La sua scomparsa fu immediatamente seguita dal Grande Scisma d'Occidente (1378-1417), che vide la Chiesa divisa tra il papa di Roma (Urbano VI) e l'antipapa avignonese (Clemente VII).13
Inizialmente, Bologna si schierò con il papa romano Urbano VI, ma la confusione generata dallo Scisma creò un vuoto di autorità che rese la città un obiettivo di contesa e ne esasperò le debolezze interne.
7.3. Fazioni Interne: Scacchesi vs. Maltraversi
Mentre la confusione esterna creava opportunità, il fattore determinante nell'erosione della Libertas fu l'instabilità cronica generata dalle lotte intestine tra fazioni. La storia di Bologna era stata a lungo segnata da violenti scontri (come Geremei e Lambertazzi nel Duecento), e il periodo post-1376 vide il riemergere di questa virulenza politica. I conflitti si concentrarono tra i Maltraversi (filonobiliari) e gli Scacchesi (filopopolari).5
Queste lotte minarono progressivamente l'efficacia e la coesione del governo comunale degli Anziani, rendendo la città vulnerabile alle ingerenze esterne. La fragilità interna si dimostrò più distruttiva della minaccia papale diretta.
7.4. Il Progressivo Ritorno al Controllo Papale (1384) e Oltre
L'indebolimento causato dal frazionismo interno permise alla Santa Sede di ristabilire gradualmente il proprio potere. Nel 1384, il cardinale legato Filippo Carafa, inviato da Papa Urbano VI, riuscì a riportare Bologna sotto un controllo pontificio più stretto. Sebbene fossero mantenute formalmente alcune autonomie comunali, la fase più intensa della Libertas si concluse qui.
La storia successiva vide brevi interruzioni, come la signoria di Giovanni I Bentivoglio nel 1401, ma solo l'intervento diretto di Papa Giulio II nel 1506, con la sconfitta definitiva dei Bentivoglio, riportò Bologna in modo pieno e stabile sotto il controllo diretto dello Stato Pontificio, posizione che mantenne fino all'Unità d'Italia.
La Tabella 3 offre una visione strutturata della breve parabola dell'autonomia post-1376:
Table Title: Evoluzione Istituzionale e Frazionismo Post-Libertas (1376-1384)
| Anno/Periodo | Evento Istituzionale/Politico | Impatto sulla Libertas | Fonti Storiografiche |
| Marzo 1376 | Proclamazione della Libertas | Istituzione del governo degli Anziani e del Gonfaloniere (modello fiorentino). |
Statuti del 1376 3 |
| 1377 | Capitoli di Bologna con Papa Gregorio XI | Riconoscimento nominale della sovranità papale in cambio di autonomia e tributo annuale. | 13 |
| 1378-1417 | Grande Scisma d'Occidente | Debolezza papale, ma crescente instabilità per Bologna, contesa tra papi e fazioni. | 13 |
| Post-1376 | Frazionismo Interno | Lotte tra Scacchesi (popolari) e Maltraversi (nobiliari) che indeboliscono la Repubblica. | 5 |
| 1384 | Ritorno del Legato Carafa | Fine della fase di autonomia più spinta; stretto controllo pontificio, pur con concessioni formali. | (Informazione del contesto originale) |
VIII. Eredità e Analisi Storiografica
8.1. La Memoria Lunga della Libertas
Sebbene la fase di piena autonomia fosse limitata nel tempo, la memoria della Libertas del 1376 non si spense mai nella coscienza civica bolognese. Essa divenne un punto di riferimento identitario perenne, simboleggiando la capacità della città di ribellarsi all'autorità esterna e di darsi un autogoverno basato sulle proprie leggi.
Questa eredità storica riemerse con forza in momenti di rinnovata aspirazione all'indipendenza. Durante i moti risorgimentali del 1848, gli insorti bolognesi ripresero consapevolmente questo simbolo, reintroducendo la parola Libertas negli emblemi rivoluzionari in un parallelo diretto con la rivolta trecentesca.
8.2. Fonti Primarie e Ricerca Accademica
Lo studio dell'Insurrezione del 1376 beneficia di una ricca base documentaria. Gli Statuti del Comune di Bologna dell'anno 1376, strutturati in sette libri, rappresentano la fonte primaria per comprendere il nuovo assetto istituzionale e le priorità legislative del regime popolare.3 Altre fonti cruciali per la ricostruzione storiografica includono i fondi e le serie inventariate presso l'Archivio di Stato di Bologna, come i Memoriali del Comune, gli archivi della Società dei Notai, e la Camera degli atti.2
La ricerca accademica si è concentrata anche sull'analisi del contesto economico e demografico immediatamente precedente la rivolta, come la Descriptio civitatis Bononie eiusque comitatus promossa dal cardinale Anglic Grimoard de Grisac nel 1371, che offre un quadro dettagliato della città sotto il dominio papale e del carico fiscale che precedette l'azione di Noellet.8
8.3. Conclusioni
L'Insurrezione di Bologna del 1376 non fu un incidente isolato, ma la convergenza strategica di malcontento fiscale (le gabelle di Guillaume de Noellet), l'opportunità offerta dalla Guerra degli Otto Santi e la capacità organizzativa dell'élite mercantile-corporativa, supportata dal coordinamento con Firenze. La rapida e incruenta espulsione del Legato permise la fondazione di uno Stato civico che espresse la sua ritrovata sovranità attraverso canali multipli: la moneta (Libertas e Mater Studiorum), la legge (Statuti del 1376 che favorivano i cives originarii) e l'architettura monumentale (San Petronio e i palazzi delle corporazioni).
Nonostante la breve durata della piena autonomia, minata dallo Scisma e soprattutto dai conflitti tra fazioni interne (Scacchesi e Maltraversi), l'esperienza del 1376 cementò il concetto di Libertas come fondamento identitario di Bologna. L'eredità di questo periodo si riflette ancora oggi nel tessuto urbano, nella gestione laica di opere pubbliche come la Fabbriceria di San Petronio, e nella memoria storica di una città che si è dimostrata capace di rivendicare, anche solo per un breve e glorioso decennio, la sua piena indipendenza.
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