La Conquista di Bologna del 727 d.C.: Un'analisi storico-critica e le sue conseguenze

Re Liutprando, l'Editto Iconoclasta e la 'Bononia' Altomedievale: Un'indagine tra fonti, archeologia e dibattiti storiografici.

Introduzione: Bologna, un crocevia nel cuore dell'alto Medioevo

L'VIII secolo rappresenta un'epoca di profonda transizione per l'Italia, una penisola in costante conflitto e ridefinizione dei propri equilibri di potere.1 La fine dell'Impero Romano d'Occidente aveva lasciato un vuoto politico e militare che era stato parzialmente colmato dalla coesistenza, spesso turbolenta, di diverse entità statuali. La mappa della penisola era un mosaico in movimento, diviso principalmente tra due grandi potenze: il Regno longobardo, con il suo centro a Pavia, che estendeva la sua influenza su gran parte del nord e del centro, e l'Esarcato bizantino, governato da Ravenna in rappresentanza dell'Impero Romano d'Oriente, che controllava le coste orientali e le aree del sud.2

In questo scenario frammentato, la città di Bologna occupava una posizione di straordinaria rilevanza strategica. Situata lungo la Via Emilia, la città non era soltanto un crocevia geografico, ma anche un cruciale punto di confine tra i territori longobardi e quelli bizantini.4 Questo la rendeva un avamposto di fondamentale importanza, una "città di frontiera".4 La sua storia in questo periodo è quella di una città che, pur conservando l'eredità romana, si trovò a subire le pressioni delle nuove realtà politiche germaniche.

La conquista di Bologna nel 727 d.C. segna un momento decisivo non solo per la città stessa, ma anche per l'intera dinamica geopolitica dell'Italia altomedievale.2 L'evento, guidato dal re longobardo Liutprando, rappresentò un passaggio di frontiera culturale e politica, segnando la fine del dominio bizantino e l'inizio di una nuova fase storica per la regione.2 Il presente report intende analizzare in profondità questo momento cruciale, investigando le dinamiche militari e le sue profonde conseguenze sociali e urbane. L'analisi si basa su una ricostruzione critica delle fonti, spesso frammentarie e contraddittorie, e sulle evidenze archeologiche, cercando di fornire un quadro esaustivo che superi le semplificazioni narrative e getti luce sulle complessità della "Bononia" di quegli anni.

Sezione 1: Il Quadro Geopolitico e l'Ascesa di Liutprando

1.1. L'Italia altomedievale: Un mosaico di poteri.

L'invasione longobarda del 568 d.C., guidata da Alboino, segnò l'inizio di una lunga fase di conflitto e coesistenza in Italia.1 La penisola, già provata da carestie e pestilenze che avevano indebolito l'esercito italo-bizantino, si trovò divisa tra l'avanzata longobarda e la resistenza dell'Impero Romano d'Oriente.1 Le cause della scarsa reazione bizantina all'invasione sono molteplici: la carenza di truppe, la mancanza di un generale di talento dopo la rimozione di Narsete e l'alienazione delle popolazioni locali, deluse dalla politica religiosa di Bisanzio.1

La resistenza bizantina si concentrò in alcune roccaforti strategiche, creando un sistema di ducati e territori autonomi che facevano capo all'esarca di Ravenna.5 Questa frammentazione politica portò a una situazione di costante attrito, con Bizantini e Longobardi che si scontravano per il controllo di singole città e territori di confine.5 Nonostante le continue guerre, nessuna delle due potenze riuscì mai a prevalere completamente sull'altra, creando un equilibrio instabile che caratterizzò i secoli VII e VIII.5

1.2. Liutprando: Il Re che sognava la rex totius Italiae.

Nel 712, dopo un breve periodo di anarchia e lotte intestine, il trono longobardo fu assunto da Liutprando.7 Il nuovo re, che avrebbe regnato fino al 744, si dimostrò fin da subito un sovrano ambizioso e abile, animato dal progetto di unificare l'intera penisola sotto la corona di Pavia, un'aspirazione definita come quella di divenire "rex totius Italiae".9 Per realizzare questo obiettivo, Liutprando attuò una complessa strategia che combinava un'aggressiva politica militare con un'abile gestione diplomatica e religiosa.9

Internamente, Liutprando si concentrò sul consolidamento del potere regio. Combatté i ducati ribelli di Benevento e Spoleto, che spesso agivano in autonomia, e cercò di assicurarsi l'appoggio della Chiesa, anche attraverso ingenti donativi.8 Il suo regno fu caratterizzato da un'intensa attività legislativa: dal 713 al 735, Liutprando emanò 153 nuovi capitoli di leggi, integrando l'Editto di Rotari del 643 d.C. e dimostrando un'attenzione crescente al diritto romano e canonico.8 Questo aggiornamento del corpus giuridico non fu un mero atto formale. Esso rifletteva un profondo cambiamento sociale e culturale in atto: la progressiva fusione tra la popolazione longobarda e quella romana, che nell'VIII secolo si identificava sempre più come parte di un unico regno.13 Liutprando utilizzò la legge per certificare e rafforzare questa coesione, creando un regno più unificato e solido che i suoi predecessori.14 Questo approccio strategico e multifattoriale al potere dimostra che la sua politica non era una semplice serie di aggressioni casuali, ma il culmine di un progetto a lungo termine per l'egemonia in Italia.

Sezione 2: La Crisi Iconoclasta come Catalizzatore del Conflitto

2.1. L'Editto di Leone III: Una miccia in un barile di polvere.

Le tensioni tra il papato e l'Impero Bizantino raggiunsero un punto di non ritorno a causa della crisi iconoclasta.2 Nel 726 d.C., l'imperatore Leone III l'Isaurico emanò un editto che ordinava la distruzione delle immagini sacre, un'iniziativa che mirava a purificare la fede cristiana ma che si scontrò violentemente con la devozione popolare e con il potere dei papi a Roma.2 La reazione in Italia fu immediata e virulenta. Le popolazioni occidentali, già ostili al dominio bizantino, si sollevarono contro l'imperatore, percependolo come un eretico che attentava alla loro tradizione religiosa.2

Questa frattura religiosa e politica fornì a Liutprando un'opportunità straordinaria. Non si limitò a osservare, ma colse l'occasione offerta dall'instabilità bizantina per lanciare una nuova e decisiva campagna espansionistica.2 La crisi iconoclasta non fu la causa originaria del conflitto longobardo-bizantino, che esisteva da decenni.1 Fu, invece, un vero e proprio catalizzatore geopolitico che permise a Liutprando di presentarsi non solo come un conquistatore, ma come il "campione della Chiesa perseguitata".10 L'imperatore bizantino, con il suo editto, aveva involontariamente delegittimato il proprio potere agli occhi dei suoi sudditi italiani, aprendo una falla che il re longobardo non esitò a sfruttare per perseguire il suo sogno di unificazione.

Sezione 3: La Conquista di Bologna nel 727 d.C.: Dinamiche e Fonti

3.1. Dalla linea del Panaro alla città: La campagna militare di Liutprando.

La campagna di Liutprando che portò alla caduta di Bologna non fu un attacco isolato, ma il risultato di una meticolosa strategia militare. Le fonti indicano che l'avanzata longobarda non si diresse subito sulla città, ma mirò prima a smantellare le roccaforti bizantine di confine lungo il fiume Panaro, noto in antichità come Scultenna.6 I longobardi conquistarono i castelli di Ferroniano, Monteveglio, Verabolo e Buxo, indebolendo significativamente la linea difensiva bizantina e isolando Bologna dalla sua rete di protezione.15 Questa mossa strategica mirava a eliminare il "masso fortificato" bizantino sull'Appennino, rendendo la presa di Bologna una conseguenza logica della campagna.15 La conquista, probabilmente "senza un lungo assedio" e favorita dalla crisi bizantina, segnò la fine di quasi due secoli di dominio orientale sulla città.2

3.2. "Conquista rapida" o "devastazione"? Un'analisi critica delle fonti.

Le fonti storiografiche offrono versioni diverse e apparentemente contraddittorie sulla modalità della conquista. Alcuni testi moderni la descrivono come una "presa militare rapida" 2, mentre altri, come la

Treccani, parlano di una "barbara devastazione".17 Questo apparente disaccordo può essere risolto interpretando il termine "devastazione" non come un annientamento totale, ma come un evento che comportò saccheggi, danni e un profondo sconvolgimento dell'ordine urbano. La teoria storiografica di Albano Sorbelli, ad esempio, interpreta il toponimo altomedievale

Bononia antiqua rupta (vecchia Bologna distrutta) come una prova che una parte specifica della città, quella affacciata sull'invasione da nord-ovest, subì danni significativi o fu parzialmente abbandonata a seguito della conquista.15

Va inoltre considerato che la scarsità di testimonianze architettoniche dirette non implica necessariamente un'assenza di eventi. Il periodo altomedievale è noto per la sua lacuna documentaria, con incendi che hanno distrutto archivi e la pratica, comune, di riutilizzare pergamene antiche come palinsesti per scrivere nuovi testi.19 Questa assenza di prove dirette non smentisce la conquista, ma ne rende più complessa la ricostruzione, richiedendo allo storico di basarsi su indizi indiretti e interpretazioni.

3.3. Il silenzio delle fonti primarie e il dibattito storiografico.

Un aspetto di grande interesse per la storiografia è il silenzio di alcune fonti primarie. L'opera di Paolo Diacono, la Historia Langobardorum, che copre la storia del regno fino alla morte di Liutprando nel 743, non menziona esplicitamente la conquista di Bologna.20 Questa omissione, che si estende a molti altri eventi militari, è un dato significativo che gli studiosi devono decifrare. Il report si basa invece su fonti secondarie e tardive, come gli

Annales Regni Francorum, che citano l'anno 727.2 La loro attendibilità, tuttavia, deve essere valutata con cautela, poiché potrebbero essere state scritte con scopi politici specifici, come giustificare la successiva concessione della città al papato da parte dei Franchi.

La ricostruzione della conquista di Bologna è, di conseguenza, un esercizio di filologia storica che si basa sulla tessitura di indizi provenienti da diverse fonti e discipline. La seguente tabella riassume i principali elementi di prova e la loro relativa attendibilità per lo studio dell'evento.

Fonte Tipo di Fonte Contenuto su Bologna 727 d.C. Valore per la Ricerca
Paolo Diacono, Historia Langobardorum Primaria (fine VIII sec.) Non menziona la conquista di Bologna. Si ferma al 743 d.C.

Il silenzio è un dato significativo da interpretare. Indica che l'evento, seppur importante localmente, non era considerato centrale nella storia del regno da un "patriota longobardo" come Paolo. 20

Annales Regni Francorum Primaria (tardiva, inizio IX sec.) Riferimento specifico all'anno 727, contestualizzato nella politica espansionistica di Liutprando.

Fonte cruciale ma da valutare nel contesto della storiografia carolingia. 2

G. Fasoli, F. Lanzoni Storiografica (XX sec.) Fonti secondarie che ricostruiscono l'evento e il contesto.

Essenziali per l'interpretazione moderna, si basano sulle fonti primarie per fornire un quadro coerente. 2

Albano Sorbelli Storiografica (XX sec.) Ipotizza la "barbara devastazione" e la ridefinizione urbanistica.

La sua tesi, pur dibattuta, fornisce un'interpretazione della trasformazione urbana di Bologna. 15

Reperti Archeologici Non testuale Manca evidenza architettonica diretta, ma si evidenzia una continuità abitativa ridotta.

Conferma il declino urbano e la ridefinizione del tessuto cittadino. 2

Sezione 4: Bologna Sotto i Longobardi: continuità e trasformazione

4.1. L'impatto sul tessuto urbano e sociale.

La conquista longobarda non significò la fine di Bologna, ma l'inizio di una profonda trasformazione. La città, già in declino in epoca tardo-romana, subì una "continuità abitativa ridotta".2 Ampi settori, che in passato avevano prosperato, rimasero "rovinati e disabitati".18 Le testimonianze archeologiche suggeriscono che la vita urbana si concentrò attorno al nucleo dell'antica città romana e alle basiliche cristiane.2 Ma accanto a questa sopravvivenza del nucleo romano, sorse un nuovo e importante "borgo longobardo" nella zona suburbana, vicino alla basilica di Santo Stefano.18

La convivenza di questi due nuclei urbani rifletteva un'analoga dinamica sociale. Nonostante il processo di fusione tra Longobardi e Romani fosse già in atto in molte parti del regno 13, l'arrivo di una nuova élite militare a Bologna creò un iniziale dualismo. Alcuni storici hanno ipotizzato, basandosi su fonti successive, l'esistenza di due vescovi, uno per la comunità romana e uno per quella longobarda, una divisione che, se confermata, attesterebbe la natura non omogenea della società cittadina sotto il nuovo dominio.18

4.2. L'eredità urbanistica: Le mura e le "addizioni".

Un'ulteriore prova dell'insediamento duraturo dei Longobardi a Bologna si trova nell'urbanistica difensiva. L'ipotesi, sostenuta da studi come quelli di Albano Sorbelli, è che i Longobardi non furono solo distruttori, ma si impegnarono anche nella riorganizzazione e fortificazione della città. Si parla di una presunta "addizione longobarda", una seconda cinta muraria che si affiancava alla preesistente "Cerchia di Selenite".22 Questa aggiunta, che avrebbe esteso e rinforzato le difese cittadine, suggerisce che la conquista non fu un mero atto di passaggio, ma un atto di insediamento e di integrazione di Bologna nel sistema politico e militare del Regno longobardo. Tale riorganizzazione urbana, sebbene non priva di elementi di continuità con il passato, gettò le basi per la successiva evoluzione della città nel Medioevo.

4.3. La fusione sociale e il diritto.

Con la conquista di una città di cultura "romana" come Bologna, il progetto di unificazione di Liutprando divenne ancora più evidente. L'occupazione longobarda accelerò il processo di assimilazione tra conquistatori e vinti, che in precedenza era stato limitato e spesso basato sulla separazione dei ceti sociali.5 L'introduzione del diritto longobardo, come l'Editto di Rotari, che Liutprando aveva esteso e modernizzato, non si limitò più alla sola popolazione germanica.5 Il regno longobardo si stava trasformando, e l'integrazione di città di grande importanza come Bologna accelerò la fine delle rigide distinzioni etniche, creando un'identità mista che sarebbe sopravvissuta alla fine del regno.13

Sezione 5: Oltre Bologna: Il significato della campagna di Liutprando

5.1. La Donazione di Sutri (728 d.C.): Un punto di non ritorno.

La conquista di Bologna nel 727 fu solo la prima fase di una più vasta campagna. Liutprando, approfittando della crisi iconoclasta, si spinse verso sud, conquistando le terre bizantine e arrivando fino al Ducato Romano.11 Nel 728, il re conquistò il castello di Sutri 10, un'altra città bizantina strategica. Tuttavia, questo evento prese una piega inaspettata. Papa Gregorio II, temendo che la vittoria longobarda potesse minacciare l'indipendenza della Chiesa, si recò personalmente da Liutprando e lo convinse a restituire il castello. Liutprando, che si presentava come un pio sovrano, acconsentì e donò Sutri "ai beati apostoli Pietro e Paolo", non all'imperatore bizantino.10 Questo atto, noto come la Donazione di Sutri, è considerato il primo nucleo del potere temporale del papato.

La campagna di Liutprando fu, in questo senso, una vittoria militare ma un fallimento politico del suo obiettivo finale. Il gesto di apparente magnanimità a Sutri consolidò l'indipendenza del papato, creando un nuovo potere in Italia che avrebbe bloccato per sempre il sogno di unificare la penisola sotto la corona longobarda. Il papa non esitò a sfruttare la propria influenza, intervenendo in successive campagne di Liutprando contro Ravenna e sostenendo i duchi ribelli di Spoleto e Benevento.8 Questo processo di consolidamento del potere papale, iniziato proprio in questo frangente, pose le basi per la futura frammentazione della penisola e per la fine del regno longobardo.

5.2. La fine del sogno longobardo e l'eredità.

Il sogno di una rex totius Italiae longobarda terminò definitivamente nel 774, quando il re franco Carlo Magno, su richiesta del papa, invase l'Italia e conquistò Pavia, ponendo fine al regno.25 Con la caduta del regno, Bologna e l'intero Esarcato furono ceduti al papa, ma si ritrovarono di fatto sotto il dominio dei Carolingi, per poi passare sotto la soggezione ottoniana.2 Questo passaggio segnò la fine di una fase storica e l'inizio di un'altra.

L'eredità dei Longobardi, tuttavia, è sopravvissuta al loro regno. Hanno lasciato un'impronta profonda nel tessuto sociale, politico, linguistico e culturale dell'Italia, contribuendo a plasmare le dinamiche future della penisola.5 L'integrazione tra le popolazioni, il consolidamento del diritto e la ridefinizione urbanistica sono tutti elementi che si ritrovano nella storia di Bologna. La campagna di Liutprando non fu un atto di distruzione, ma un passaggio di testimone che segnò una tappa fondamentale nella storia d'Italia.

La seguente cronologia aiuta a orientarsi tra gli eventi chiave di questo periodo cruciale.

Anno Evento Luogo Attori Principali
726 Editto iconoclasta Costantinopoli Imperatore Leone III
727 Inizio della sollevazione in Italia Italia Bizantina Popolazioni italiche
727 Campagna di conquista Emilia e Romagna Re Liutprando
727 Conquista di Bologna Bologna Longobardi, Bizantini
728 Donazione di Sutri Sutri Re Liutprando, Papa Gregorio II
774 Caduta del Regno Longobardo Pavia Re Desiderio, Carlo Magno

Conclusioni: La svolta del 727 e la genesi di una nuova Bologna

La conquista di Bologna nel 727 d.C. non può essere considerata un evento isolato, ma deve essere inquadrata nel contesto della vasta e ambiziosa politica di Re Liutprando, che mirava a unificare la penisola longobarda. Sfruttando la crisi politica e religiosa innescata dall'Editto Iconoclasta di Leone III, Liutprando condusse una campagna militare ben pianificata che smantellò la linea difensiva bizantina lungo il Panaro prima di prendere la città.

Per Bologna, l'evento segnò un periodo di profonde trasformazioni. La città subì una ridefinizione urbana e sociale, con il tessuto abitativo che si concentrò in aree specifiche e la nascita di un nuovo borgo longobardo accanto al nucleo romano. Questo cambiamento, sebbene non documentato in ogni dettaglio, testimonia il passaggio da una città bizantina a un centro di un'identità mista, in cui si fondono elementi romani e germanici.

A livello nazionale, la campagna di Liutprando e il successivo, ma correlato, episodio della Donazione di Sutri ebbero conseguenze epocali. Invece di portare all'unificazione, la politica di Liutprando finì per rafforzare l'autonomia del papato, creando un'entità statuale che avrebbe rappresentato un ostacolo insormontabile per il sogno di una rex totius Italiae longobarda.

La storia della conquista di Bologna nel 727 d.C. è un esempio emblematico delle sfide che la storiografia deve affrontare quando si lavora con fonti frammentarie. Il silenzio di alcune cronache e le contraddizioni di altre costringono a un'analisi critica e multidisciplinare, che unisce lo studio dei testi a quello dell'archeologia e dell'urbanistica. Il risultato è un quadro complesso e ricco di sfumature, che descrive non la fine di una città, ma la genesi di una nuova Bologna, destinata a evolvere nel corso dei secoli successivi.