L'Assedio della Rocca di Galliera (1334): La "Battaglia della Merda" che Scosse Bologna e Ridefinì l'Autonomia Civica
Introduzione: Un Episodio Irriverente nella Storia di Bologna
La storia è spesso intessuta di eventi che, per la loro singolarità o il loro impatto inatteso, si imprimono indelebilmente nella memoria collettiva. Tra questi, l'Assedio della Rocca di Galliera del 1334, noto con il pittoresco e provocatorio appellativo di "Battaglia della Merda", rappresenta un capitolo unico e fondamentale nella storia medievale di Bologna. Non si trattò di un mero aneddoto goliardico, ma di un momento di profonda ribellione civica, caratterizzato da un'ingegnosa astuzia e da tattiche militari del tutto originali. Questo evento non solo segnò la drammatica fine del dominio del Cardinale Legato Bertrando del Poggetto sulla città, ma ridefinì anche il percorso dell'autonomia bolognese, lasciando un'eredità che risuona ancora oggi.
Il presente rapporto si propone di esplorare in dettaglio il complesso contesto storico che portò alla rivolta, le strategie non convenzionali impiegate durante l'assedio, il precipitoso epilogo per il Cardinale e la sua fortezza, e, infine, l'importanza duratura di questa "battaglia" nella narrazione dell'identità civica di Bologna. L'analisi si baserà su fonti storiche verificate, offrendo una prospettiva approfondita su un episodio che incarna la resilienza e l'inventiva di una città determinata a difendere la propria libertà.
Bologna Sotto il Cardinale Legato: Il Contesto del Dominio di Bertrando del Poggetto
Bertrando del Poggetto: L'Angelo della Pace Diventato Tiranno
Il XIV secolo fu un periodo di grande turbolenza per le città-stato italiane, contese tra le ambizioni imperiali e le rivendicazioni del Papato, che all'epoca risiedeva ad Avignone. In questo scenario, Papa Giovanni XXII, preoccupato per l'avanzata dell'Imperatore Ludovico e il rafforzamento delle fazioni ghibelline in Italia, decise di intervenire con fermezza. Nel 1319, nominò Bertrando del Poggetto, suo nipote, legato pontificio per la Lombardia, la Romagna (che includeva il Bolognese) e la Toscana. La bolla papale lo definiva persino "il nostro angelo della pace", un'espressione che rifletteva le alte aspettative del pontefice riguardo alla sua capacità di portare stabilità e ordine nelle turbolente terre pontificie.
Tuttavia, la politica di Bertrando a Bologna si rivelò ben presto contraddittoria e sempre più impopolare. Il suo duplice ruolo di rappresentante papale e signore de facto della città generò un crescente malcontento tra la popolazione. Invece di agire come un pacificatore, Bertrando perseguì una politica volta a consolidare l'autorità pontificia con metodi che i bolognesi percepirono come autoritari e oppressivi. La relazione tra il Cardinale e la città si deteriorò significativamente a partire dal 1332. Questo inasprimento delle tensioni culminò in una rivolta aperta nel 1334, dimostrando come il tentativo del Papato di imporre la pace e il controllo attraverso un legato potesse, paradossalmente, innescare un conflitto intenso a causa della percezione di un'eccessiva ingerenza e del profondo desiderio di autonomia della comunità locale. Lo strumento stesso dell'autorità papale divenne così il catalizzatore della sua stessa reiezione, mettendo in luce la tensione intrinseca tra il governo ecclesiastico esterno e l'indipendenza civica nelle città-stato medievali italiane.
La Rocca di Galliera: Un Simbolo di Potere Controverso
Nell'ambito del suo ambizioso progetto di rafforzare le difese di Bologna e, al contempo, di trasformarla in una residenza papale, il Cardinale Bertrando del Poggetto avviò tra il 1327 e il 1333 la costruzione della Rocca di Galliera.Questa imponente fortificazione, situata a ridosso della terza cerchia muraria e prossima a Porta Galliera, era destinata a ospitare il Papa prima di un suo ipotetico ritorno a Roma, un evento che, come noto, non si concretizzò mai. La Rocca era una struttura formidabile, caratterizzata da "mura merlate, munite di forti torrioni, contornate da profonde fossa" , ed era considerata all'epoca una fortezza "inespugnabile". La sua costruzione comportò un costo considerevole, stimato in 40.000 ducati. All'interno, la Rocca ospitava anche tesori artistici, inclusi affreschi di Giotto nella sua cappella, a testimonianza della grandezza che Bertrando intendeva conferirle.
Nonostante le sue finalità difensive e il prestigio associato, la Rocca divenne rapidamente un simbolo tangibile dell'imposizione del potere papale e della politica contraddittoria di Bertrando. Funzionando sempre più come la sua "dimora fortificata" e "roccaforte", essa divenne il fulcro del risentimento popolare. L'atto stesso di costruire la Rocca, concepito per consolidare il controllo pontificio e fare di Bologna una sede papale, divenne, in modo inatteso, una delle principali cause della ribellione che intendeva prevenire. La sua natura imponente e la percezione di inespugnabilità probabilmente accrebbero la determinazione dei cittadini a trovare un modo non convenzionale per superarla, trasformando un simbolo di potere in un simbolo di oppressione da abbattere.
Per fornire una chiara panoramica degli eventi che precedettero e culminarono nell'assedio, si presenta la seguente cronologia:
Tabella 1: Cronologia degli Eventi Chiave (1319-1334)
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Anno |
Evento Significativo |
Riferimento |
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1319 |
Bertrando del Poggetto nominato legato pontificio per Lombardia, Romagna e Toscana da Papa Giovanni XXII, definito "angelo della pace". |
1 |
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1327 |
Inizio della costruzione della Rocca di Galliera, parte di un progetto per fortificare Bologna e stabilire una residenza papale. |
4 |
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1330-1333 |
Continuazione dei lavori di costruzione della Rocca di Galliera. |
5 |
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1332 |
Il rapporto di Bertrando con Bologna si deteriora; le sue politiche diventano impopolari. |
3 |
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1333 |
Il Comune di Bologna realizza importanti opere idrauliche, come la deviazione del Dardagna nel Reno e Silla. |
9 |
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Marzo 1334 |
Il crescente malcontento popolare sfocia in una rivolta; Bertrando del Poggetto viene cacciato da Bologna. |
3 |
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1334 (Post-Marzo) |
Brandiligi Gozzadini guida l'assedio della Rocca di Galliera, che dura 15 giorni. |
6 |
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1334 |
Bertrando fugge dalla Rocca travestito; la Rocca viene demolita dalla popolazione bolognese. |
3 |
Questa cronologia fornisce un quadro essenziale per comprendere la progressione degli eventi e il contesto in cui si sviluppò l'assedio, evidenziando come le azioni di Bertrando e la reazione della città fossero strettamente interconnesse.
L'Assedio Inatteso: Astuzia, Ingenio e la Nascita della "Battaglia della Merda"
La Crescita della Rivolta Popolare
Il malcontento accumulato sotto il governo del Cardinale Bertrando del Poggetto raggiunse il suo culmine nel marzo del 1334. La tensione esplose in una rivolta popolare aperta che portò alla cacciata di Bertrando dalla città. Un ruolo chiave in questa insurrezione fu svolto da Brandiligi Gozzadini, che incitò il popolo alla ribellione e guidò l'assedio contro la Rocca di Galliera, la fortificazione che era diventata il simbolo del potere del Legato. La popolazione bolognese, esasperata dalle politiche di Bertrando, era determinata a riprendere il controllo della propria città e a eliminare ogni traccia del dominio pontificio percepito come tirannico.
Le Tattiche Non Convenzionali: L'Acqua e lo Sterco
L'assedio della Rocca di Galliera, durato quindici giorni, fu una dimostrazione straordinaria dell'ingegno bolognese di fronte a una fortezza considerata quasi inespugnabile. I bolognesi, privi forse delle armi da assedio tradizionali necessarie per un assalto frontale a una struttura così robusta, ricorsero a tattiche altamente innovative e, per l'epoca, decisamente poco ortodosse.
La prima mossa strategica fu quella di tagliare l'approvvigionamento idrico della Rocca. La "Cronica in volgare del 1357", una fonte fondamentale attribuita a Bartolomeo di Iacovo da Valmontone, riporta esplicitamente: "L'acqua li fu toita, perché lo curzo li fu rotto". Questa azione dimostra non solo una profonda conoscenza dell'ingegneria idraulica da parte dei bolognesi, già evidente in opere come la deviazione del Dardagna nel Reno e Silla nel 1333 , ma anche una chiara comprensione delle vulnerabilità di una fortezza, dove l'acqua era essenziale tanto per la sopravvivenza quanto per l'igiene.
Successivamente, e in modo ancor più distintivo, i bolognesi diedero vita alla celebre "Battaglia della Merda". Con le forniture d'acqua interrotte, iniziarono a lanciare escrementi ("sterco") all'interno del castello. Questa non fu un'azione isolata o casuale, ma uno sforzo concertato e prolungato. Le cronache raccontano che, quando la scorta iniziale di escrementi si esauriva, i bolognesi si recavano nelle campagne circostanti per raccoglierne altro, garantendo un bombardamento continuo. Per lanciare questi "proiettili" inusuali, furono impiegati strumenti adattati dalla tecnologia militare esistente: "trabocchi" (piccole catapulte o trabucchi) e "balestre". La "Cronica" descrive vividamente: "Li Bolognesi traboccavano lo sterco dentro dello castello e valestravano".
L'uso di tali tattiche rivela un approccio estremamente pragmatico ed efficace alla guerra d'assedio. I bolognesi sfruttarono risorse abbondanti e gratuite, come i liquami e il letame, per superare una difesa militarmente superiore. L'interruzione dell'acqua, combinata con il costante bombardamento di escrementi, creò un ambiente insostenibile all'interno della Rocca. Sebbene le scorte di cibo fossero presenti ("fodero de pane, carne, inzalata e moite cose" ), il problema principale divenne la mancanza di igiene e il disagio psicologico. L'odore nauseabondo, la sporcizia e l'umiliazione di essere bersagliati in tal modo avrebbero inevitabilmente demoralizzato gli assediati, rendendo la fortezza inabitabile e minando la loro volontà di resistere. Questo episodio rappresenta un esempio magistrale di guerra psicologica, trasformando un atto apparentemente grezzo in un trionfo strategico che dimostra l'ingegno e la capacità di adattamento dei bolognesi sotto pressione.
Per una migliore comprensione delle tattiche e degli strumenti impiegati, si presenta la seguente tabella riassuntiva:
Tabella 2: Tattiche e Strumenti dell'Assedio della Rocca di Galliera
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Tattica/Strumento |
Descrizione Dettagliata |
Fonti Storiche |
Significato e Impatto |
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Interruzione Approvvigionamento Idrico |
I bolognesi deviarono o ruppero il "curzo" (corso d'acqua) che riforniva la Rocca, privando gli assediati di acqua fresca. |
"Cronica in volgare del 1357" , menzione di competenze idrauliche bolognesi. |
Mossa strategica cruciale per creare condizioni insalubri e aumentare la pressione sui difensori, complementando il bombardamento di escrementi. |
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Lancio di Escrementi ("Battaglia della Merda") |
Rifiuti umani e animali ("sterco", "letame", "liquami mefitici") furono raccolti dalla città e dalle campagne circostanti e lanciati nella fortezza. |
"Cronica in volgare del 1357" , Wu Ming 2 , Fausto Carpani , Sfoglia Roma. |
Forma altamente efficace di guerra psicologica e uso ingegnoso di materiali disponibili. Rese la fortezza inabitabile nonostante le scorte di cibo, minando il morale. |
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Trabocchi (Piccole Catapulte/Trabucchi) |
Motori d'assedio, probabilmente dispositivi simili a catapulte più piccoli e adattabili, utilizzati per lanciare gli escrementi oltre le mura della Rocca. |
"Cronica in volgare del 1357". |
Dimostrazione dell'ingegno bolognese nell'adattare la tecnologia militare esistente per "munizioni" non convenzionali. |
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Balestre (Baliste) |
Balestre furono impiegate per lanciare proiettili nel castello, forse piccole quantità di escrementi o altri materiali di disturbo. |
"Cronica in volgare del 1357". |
Indicava una combinazione di metodi tradizionali e non tradizionali nell'assedio, massimizzando l'impatto della loro strategia unica. |
Questa tabella evidenzia la natura multifaccettata dell'assedio e la capacità dei bolognesi di combinare diverse tattiche per raggiungere il loro obiettivo, trasformando una situazione di svantaggio in un'opportunità di vittoria.
La Caduta del Legato: La Fuga di Bertrando e la Distruzione della Rocca
La Resa e la Fuga di Bertrando
Dopo quindici giorni di assedio, le condizioni all'interno della Rocca di Galliera divennero insostenibili. Nonostante le cronache indichino la presenza di scorte di cibo ("fodero de pane, carne, inzalata e moite cose" ), la mancanza d'acqua e il costante bombardamento di immondizia e liquami resero la vita nella fortezza insopportabile. Il disagio fisico e, soprattutto, il peso psicologico di un assedio così umiliante e ripugnante, logorarono la resistenza dei difensori.
Di fronte a una situazione senza via d'uscita, il Cardinale Bertrando del Poggetto fu costretto a una fuga disperata e umiliante. Nel marzo del 1334, per sfuggire alla furia popolare, abbandonò Bologna travestito, un dettaglio che sottolinea la completa perdita della sua autorità e dignità. Inizialmente, trovò rifugio a Firenze , ma la sua carriera politica era ormai giunta al termine. Rientrato alla corte papale in Francia, ad Avignone, scoprì che lo zio, Papa Giovanni XXII, era morto proprio in quello stesso anno. Il nuovo pontefice, Benedetto XII, lo tenne "distante dalla vita politica avignonese", relegandolo di fatto ai margini del potere. Bertrando si ritirò a Villeneuve-lès-Avignon, dove si fece costruire un fastoso castello e dove infine morì. La sua parabola, da "angelo della pace" a fuggitivo umiliato, si era compiuta.
La Demolizione Simbolica della Rocca
La reazione dei bolognesi alla fuga di Bertrando fu immediata e radicale. La popolazione, animata da una furia incontenibile, procedette alla completa demolizione della Rocca di Galliera. La "Cronica in volgare del 1357" descrive con forza la distruzione: "Puoi deruparo a terra quello nobile castiello de che ditto ene. Aitro non lassaro se non la chiesia". Questa quasi totale obliterazione della fortezza, che lasciò in piedi solo la chiesa, fu un atto di violenza simbolica di portata immensa.
La distruzione della Rocca comportò anche una tragica perdita per il patrimonio artistico. Gli affreschi di Giotto presenti nella cappella della fortezza furono irrimediabilmente distrutti insieme alla struttura. Non contenti della sola demolizione, i bolognesi si assicurarono che l'area in cui sorgeva la Rocca fosse completamente "spianata" , cancellando fisicamente ogni traccia di quel simbolo di imposizione papale.
Questo atto di distruzione totale non fu solo una mossa strategica per eliminare una roccaforte nemica, ma assunse un significato più profondo. Fu una catartica riaffermazione dell'identità civica di Bologna, una dichiarazione potente e definitiva della sua feroce volontà di autodeterminazione e un netto rifiuto del dominio ecclesiastico esterno. Cancellando fisicamente il simbolo del potere papale, i bolognesi non si limitarono a vincere una battaglia; proclamarono il loro diritto all'autogoverno, inviando un chiaro avvertimento contro futuri tentativi di controllo esterno.
L'Eredità della "Battaglia della Merda": Un Punto di Svolta per l'Autonomia Bolognese
La Restaurazione delle Istituzioni Comunali
La cacciata di Bertrando del Poggetto e la distruzione della Rocca di Galliera ebbero immediate e significative ripercussioni sulla struttura politica di Bologna. Il periodo immediatamente successivo vide una "breve restaurazione delle istituzioni comunali". Questo significò un ritorno alle forme tradizionali di governo civico, con il ripristino di uffici chiave come quello del bargello (il capo della magistratura) e dei capitani di parte guelfa, ruoli che venivano rinnovati mensilmente. Si assistette anche al ritorno di esiliati politici, tra cui Romeo Pepoli, un segnale di un tentativo di riconciliazione politica, sebbene il processo non fosse del tutto lineare, come dimostrato dai successivi bandi di esilio per alcuni "anziani della colomba". Questo periodo rifletteva un forte desiderio di ripristinare l'autonomia repubblicana della città.
La Signoria di Taddeo Pepoli e il Rifiuto dell'Autorità Ecclesiastica
La restaurazione delle istituzioni comunali, tuttavia, fu relativamente breve. La turbolenza politica e il vuoto di potere creatosi con l'espulsione del legato pontificio aprirono la strada all'ascesa di nuove figure di spicco. Nel 1337, solo tre anni dopo l'assedio, Taddeo Pepoli consolidò la sua signoria su Bologna. Sebbene la sua ascesa non fosse una conseguenza diretta e immediata dell'assedio, essa fu indubbiamente facilitata dall'instabilità e dalla necessità di una leadership forte in un periodo di transizione.
Il governo di Taddeo Pepoli si distinse per un atto di grande importanza simbolica e politica: egli "annullati per decreto del signore" i poteri che il Consiglio comunale aveva concesso a Bertrando del Poggetto nel 1327. Questo gesto rappresentò un rifiuto esplicito di "ogni autorità o tutela ecclesiastica sul Comune bolognese". Taddeo affermò con forza che "nessun potere superiore, nessuna sovranità incombeva sull'autorità che Taddeo esercitava sulla città". Questa mossa segnò una chiara rottura con il passato dominio papale, nonostante la reazione di Papa Benedetto XII, che minacciò un interdetto sulla città.
La "Battaglia della Merda" fu un momento decisivo nella lotta di Bologna contro il controllo papale esterno. Tuttavia, la successiva affermazione della signoria dei Pepoli illustra una tendenza più ampia nelle città comunali italiane del XIV secolo. L'instabilità e il vuoto di potere creati dall'espulsione delle forze esterne spesso portavano all'ascesa di potenti famiglie locali che, pur rivendicando l'indipendenza da poteri esterni, consolidavano anche il potere interno, trasformando l'ideale repubblicano in una nuova forma di signoria. L'evento fu quindi un punto di svolta non solo nelle relazioni esterne di Bologna, ma anche nella sua evoluzione politica interna.
Il Posto nella Memoria Collettiva
L'unicità e l'irriverenza della "Battaglia della Merda" le hanno assicurato un posto duraturo nel folklore e nella memoria collettiva bolognese. La sua natura insolita ha garantito che la storia non venisse dimenticata, ma anzi, continuasse a essere raccontata e reinterpretata attraverso i secoli.
Ancora oggi, l'evento risuona nella cultura popolare. Il cantautore bolognese Fausto Carpani ha dedicato una ballata goliardica all'episodio, intitolata "La rocca merdata", che ne rievoca i toni giocosi ma profondamente radicati nella storia locale. Più recentemente, il libro per bambini "La battaglia della merda" di Wu Ming 2 ha ripreso la vicenda, attingendo direttamente dalla "Cronica in volgare del 1357" per renderla accessibile a un pubblico più giovane.
La persistenza di questa narrazione dimostra come la "Battaglia della Merda" vada oltre il semplice fatto storico per diventare un potente racconto del trionfo popolare su un'autorità oppressiva. L'elemento di umiliazione inflitto a Bertrando del Poggetto e, per estensione, al potere papale, fu profondamente soddisfacente per i bolognesi e divenne una parte essenziale del fascino della storia. Ciò evidenzia come un atto apparentemente indecoroso possa trasformarsi in un simbolo potente di resistenza, ingegnosità e orgoglio civico, assicurandone la longevità nella memoria collettiva e plasmando l'identità locale.
Conclusioni: Un Capitolo Unico nella Storia Medievale Italiana
L'Assedio della Rocca di Galliera del 1334, con la sua inconfondibile "Battaglia della Merda", rappresenta un momento epocale per Bologna. Questo evento non fu solo una vittoria militare, ma una potente dichiarazione di indipendenza e un testamento all'ingegno e alla resilienza di una comunità di fronte all'oppressione. La cacciata del Cardinale Bertrando del Poggetto e la distruzione simbolica della sua imponente Rocca non solo posero fine a un periodo di dominio papale percepito come tirannico, ma riaffermarono con forza la volontà di Bologna di autogovernarsi.
Le tattiche non convenzionali impiegate, dall'interruzione dell'acqua al lancio di escrementi tramite trabocchi e balestre, dimostrano una straordinaria capacità di adattamento e innovazione, trasformando risorse umili in armi efficaci di guerra psicologica. Sebbene la successiva ascesa della signoria di Taddeo Pepoli abbia modificato la forma di governo, il principio di autonomia da autorità esterne, in particolare quella ecclesiastica, fu riaffermato con vigore.
In ultima analisi, la "Battaglia della Merda" si distingue come un capitolo unico e memorabile nella storia medievale italiana. Essa incarna la lotta per l'autonomia civica, un tema ricorrente nell'Italia comunale, e continua a vivere nella memoria e nella cultura bolognese come un simbolo di ingegno popolare e di fiera resistenza contro ogni forma di tirannia. La sua eredità, intrisa di umorismo e ribellione, continua a ispirare e a ricordare la forza di una comunità unita nel perseguimento della propria libertà.
